Cannabis in vendita a Roma (Photo by Simona Granati – Corbis/Getty Images)

“La marijuana è una droga. La destra è contro la droga. I miei elettori sono di destra. Diamo un segnale visibile in tal senso”. E cosa c’è di più visibile dei negozi con la foglia di cannabis in vetrina? Semplificando al massimo si potrebbe riassumere così il ragionamento di Matteo Salvini. Aggiungiamoci poi lo spauracchio dell’emergenza nazionale e il gioco è fatto. La Lega ha infatti svelato la contropartita per accettare la rimozione dal governo del proprio sottosegretario Armando Siri: una presa di posizione forte contro le cosiddette droghe leggere, con l’annuncio della volontà di chiudere i negozi di cannabis light. Dando nel contempo fastidio al Movimento 5 stelle, che si erano dichiarati favorevoli alla loro liberalizzazione.

Non importa, evidentemente, la precisazione di Giulia Grillo, ministra della Salute. “Nei canapa shop non si vende droga e non bisogna dare informazioni sbagliate. Non c’è alcuna liberalizzazione. Sono negozi che vendono prodotti di canapa con concentrazione di Thc che non hanno effetti stupefacenti, come emerso anche dai controlli effettuati dai Nas”, ha dichiarato in Senato.

Nei negozi che Salvini vuole chiudere non si vendono sostanze stupefacenti (ve lo abbiamo raccontato qui). In Italia rimane vietato. D’altra parte non è chiaro cosa si intenda però con emergenza droga.

L’emergenza marijuana

Il termine droga è decisamente generico, tuttavia i dati ufficiali ci sono. L’anno scorso è stata pubblicata la Relazione europea sulla droga, commissionata dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze. I dati si riferiscono principalmente al 2016, e non si parla di emergenza. In Italia però si stima che il 33,1% della popolazione abbia provato almeno una volta nella vita la cannabis. Il nostro paese in tal senso è al terzo posto dopo Francia (41,4%) e Danimarca (38,4%). Se prendiamo in considerazione la fascia d’età tra i 15 ai 34 anni siamo secondi (20,7%) solo alla Francia (21,5%).

Attenzione, però. Non stiamo parlando di consumatori abituali, quelli cioè che ne fanno uso per almeno venti giorni al mese. Quelli ammontano ad appena l’1% degli europei. Il 37% di loro ha tra i 35 e i 64 anni e nei tre quarti dei casi sono maschi. Alla faccia dei giovani.

A ogni modo i prodotti a base di cannabis rappresentano il 38% del mercato delle sostanze illecite in Europa. La quota più ampia. Ma questo è da considerarsi oggettivamente un problema?

L’illegalità della marijuana

Se consideriamo il punto di vista giurisprudenziale, la vendita illecita di qualsiasi prodotto rappresenta un problema. Vietando la vendita di una sostanza se ne vuole inibirne il consumo. Ma le politiche restrittive raggiungono questo obiettivo? Stando uno studio pubblicato quest’anno pare di no. Gli autori hanno rilevato che non c’è alcuna prova di un legame tra sanzioni più severe e un minore consumo di cannabis. La ricerca ha smontato i risultati opposti di un altro studio di quattro anni fa.

E poi c’è la mafia. La letteratura scientifica che dimostra come la criminalità organizzata tragga profitto dai regimi di proibizionismo è sterminata. Nel 2019 una ricerca italiana ha esaminato le conseguenze che ha avuto il vuoto legislativo del 2016 in materia. Quello che in sostanza ha permesso la nascita dei negozi che possono vendere legalmente prodotti derivati dalla cannabis. Stando ai risultati dello studio, solo questa labile apertura ha portato a un mancato introito per le organizzazioni criminali tra i 90 e i 170 milioni di euro l’anno.  

La letalità della marijuana

Ma è una droga, no? E la droga uccide. Per quanto riguarda la marijuana possiamo tranquillamente dire di no. Non c’è alcun caso clinico al mondo di decesso correlabile direttamente alla cannabis. Non si muore per overdose da marijuana. Certamente può dare dei problemi di salute, soprattutto a soggetti con patologie congenite. Ed è stato riscontrato anche un certo grado di dipendenza. Ciò si traduce in irritabilità, difficoltà a dormire e diminuzione dell’appetito, nel caso in cui si tratti di consumatori abituali. Questo si verificherebbe in genere la prima settimana dopo aver smesso, in genere durerebbe fino a due settimane ed è stato riscontrato solo nei consumatori abituali e nel 9% dei casi (17% se hanno cominciato in adolescenza).

La marijuana scorciatoia per le droghe pesanti

Va bene. I numeri ci dicono che la cannabis non è letale e che la sua illegalità non porta necessariamente a dei benefici. Però c’è chi sostiene che se si inizia con l’erba poi si passa all’eroina. Che le droghe leggere sono un ponte per le droghe pesanti.

Questa teoria risale al secondo dopoguerra e arriva dagli Stati Uniti. Già allora però c’erano studi medici che non trovavano questa correlazione. Nonostante gli sforzi governativi per giustificare la messa al bando della marijuana, non è stato dimostrato ancora alcun nesso.

Eppure nel 2016 sulle pagine del New York Times compare un articolo a firma di Robert DuPont, presidente dell’Institute for Behavior and Health. DuPont dice: “L’uso di marijuana ha una correlazione positiva con l’uso di alcol e di sigarette, nonché con droghe illegali come la cocaina e la metanfetamina”. Questo lo porta a sostenere che “le persone che sono dipendenti dalla marijuana hanno tre volte più probabilità di essere dipendenti dall’eroina.

Un’affermazione del genere tuttavia non dimostra la correlazione tra marijuana e altre droghe. Dimostra piuttosto che chi fa uso di altre droghe spesso fa anche uso di marijuana. Ma anche di sigarette e alcol. Anzi. È vero che l’uso precoce di cannabinoidi diminuisce la reattività cerebrale dei recettori di dopamina in età adulta. Il che porta a pensare che se si passa al consumo di altre droghe è necessaria una quantità maggiore per sballarsi. Tuttavia i dati ci dicono che la maggior parte delle persone che usa marijuana non assume droghe pesanti. Non solo. Chi fa uso di sostanze più dannose come la cocaina è più portato ad assumere alcol e nicotina che marijuana.

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