(immagine: Marco Verch)

I vaccini sono tra noi, e almeno in queste fasi iniziali sembrano destinati a rendere la pandemia ancora più caotica. Se finora, se non altro, le regole sono state le stesse per tutti, con le coperture vaccinali che avanzano si iniziano a fare sempre più insistenti le voci che vorrebbero rilassare le cautele almeno per chi, sulla carta, dovrebbe essere immune dai rischi legati a Covid-19. I vaccinati: una popolazione eterogenea e a densità variabile, che nei prossimi mesi (e in particolare in estate) potrebbe contribuire a risollevare la stagnante economia del continente tornando a dedicarsi ad agi e passatempi del passato. Vacanze, musei, cinema e palestre potrebbero trasformarsi in un privilegio per possessori di un passaporto vaccinale: una qualche certificazione che attesti ufficialmente l’immunizzazione dal virus. L’idea piace alla nuova amministrazione americana, e ha molti sostenitori anche in Europa, tanto che la Commissione europea ha annunciato un progetto di legge per istituire il Digital Green Pass in tutti i paesi dell’Unione. Un’idea comprensibile, ma non priva di criticità, sia sul piano scientifico che su quello dei diritti. E che può facilmente sembrare prematura, almeno qui da noi, in un momento in cui la percentuale di vaccinati è ancora molto bassa, e gli annunci di ritardi nelle consegne delle fiale si susseguono con cadenza regolare, rendendo i programmi vaccinali dei paesi europei poco più che utopiche dichiarazione di intenti.

A guidare il fronte dei passaportisti, in effetti, sono paesi come Israele e gli Stati Uniti, nazioni che non hanno avuto problemi di approvvigionamento e che prima dell’estate avranno quasi certamente raggiunto coperture vaccinali significative. In Israele, dove già il 40% della popolazione ha ricevuto vaccino e richiamo, è stato lanciato ormai da diverse settimane il cosiddetto green pass, un passaporto vaccinale che certifica l’immunizzazione o la guarigione dalla malattia, e permette ai suoi possessori di tornare a godere di alcuni piccoli privilegi della vita pre-pandemica. Ristoranti, bar, sale concerti, palestre, piscine e molti altri servizi, più o meno essenziali, sono tornati ad aprire i battenti solamente per i possessori di un green pass, e previo rispetto di tutte le tradizionali norme anti Covid: mascherine, distanziamento, e via dicendo. Le polemiche non sono mancate, ovviamente, e non deve sorprendere, in un paese in cui una fetta importante dei non vaccinati appartiene alle schiere degli Haredim, i cosiddetti ebrei ultra ortodossi, ed è quindi mossa da considerazioni religiose piuttosto che dal semplice scetticismo. Ma per il governo (solitamente fin troppo sensibile alle richieste dell’ala più conservatrice del paese) l’importante al momento è incentivare la popolazione a sottoporsi al vaccino. E la promessa di una nuova normalità sembra la scelta più ovvia, capace di coniugare il rilancio dei consumi e una maggiore adesione alla campagna vaccinale.

Negli Usa l’amministrazione Biden ha già chiesto alle agenzie del governo federale di verificare la fattibilità di un passaporto vaccinale che riporti in formato digitale tutte le vaccinazioni (compresa quella per Covid-19 ovviamente) effettuate da ogni cittadino. Che forma prenderà nel dettaglio non è ancora chiaro, ma è probabile che come in Israele si trasformerà in un lascia passare che darà accesso a servizi e attività attualmente vietati. L’intenzione dell’amministrazione, d’altronde, traspare chiaramente dalle nuove raccomandazioni dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), che in barba alle dichiarazioni recenti di personaggi di spicco come Anthony Fauci concedono un bel po’ di libertà alla popolazione vaccinata. Chi ha concluso l’iter vaccinale può infatti incontrare amici e parenti vaccinati al chiuso senza bisogno di mascherine o di distanziamento sociale, può evitare test e quarantena in caso di contatto confermato con un infetto, e può perfino incontrare persone non vaccinate appartenenti a un singolo nucleo familiare senza doversi preoccupare delle misure di prevenzione anti Covid-19.

In pubblico per ora le norme rimangono le stesse per tutti, ma sembra evidente che la direzione è ormai segnata: per i vaccinati la vita è destinata a tornare quella di un tempo, mentre per chi non ha modo di sottoporsi al vaccino (le priorità nella vaccinazione, attualmente, variano da stato a stato in America) si tratterà di attendere ancora qualche mese, sempre che gli Usa riescano, come previsto attualmente, a fornire il vaccino a tutta la popolazione entro la fine dell’estate o l’inizio del prossimo autunno.

Guardando all’Europa, le preoccupazioni attualmente sembrano concentrate più che altro sugli spostamenti estivi. Paesi come la Grecia, la Spagna e Cipro sperano infatti di rilanciare il turismo nei mesi caldi grazie ad un passaporto vaccinale che permetta di spostarsi in relativa sicurezza. E la Commissione europa sembra sulla stessa lunghezza d’onda.

Stando alle ultime dichiarazioni la proposta di legge presentata dalla Commissione dovrebbe permettere di ottenere un Digital Green Certificate, o Digital Green Pass, che offrirà una piattaforma comune a tutti gli stati dell’Ue con cui certificare l’avvenuta vaccinazione, la data dell’ultimo test negativo o la guarigione dal contagio, così da riaprire in sicurezza gli spostamenti nell’aera Schengen in vista dell’estate. Cosa decideranno poi di farci i singoli stati, per ora, è tutto da vedere. La tentazione di utilizzare il passaporto vaccinale europeo per garantire accesso a musei, ristoranti, alberghi, sarà però senz’altro forte. Anche se i dubbi su un simile approccio non mancano.

Innanzitutto, è presto per poter dire con certezza che un vaccinato o un guarito sono a rischio zero. Sia sul piano personale, visto che nessun vaccino ha il 100% di efficacia. Sia sul versante della salute pubblica: i dati disponibili sembrano infatti indicare una forte efficacia nel prevenire le forme gravi di malattia, ma non escludono il rischio che i vaccinati possano contrarre il virus e sviluppare forme lievi (anche se il monitoraggio israeliano sembra fornire dati incoraggianti anche in questo senso), e quindi risultare potenzialmente infettivi per persone non vaccinate.

Un altro aspetto poco chiaro è quello della durata dell’immunità conferita dal vaccino o ottenuta guarendo da Covid-19. È quasi certo infatti che la protezione non sia duratura, e questo vuol dire che qualunque patente di immunità sarà per forza di cose destinata ad avere una scadenza. In Israele per ora si è deciso di considerare il vaccino efficace per sei mesi, e di concedere il via libera a chi è guarito dalla malattia solamente fino a giugno, con l’idea di monitorare la situazione e aggiornare le indicazioni non appena emergeranno dati più affidabili. Cosa si deciderà di fare in Europa non è chiaro, ma visto che la campagna vaccinale procede a ritmo molto inferiore un green pass sul modello israeliano creerebbe una situazione logistica complessa, con permessi che scadono in tempi diversi, e l’impossibilità di rinnovare la protezione almeno nell’arco di quest’anno. Un vaccinato a gennaio sarebbe libero di spostarsi e andare al cinema fino a luglio, poi tornerebbe nelle schiere dei reclusi. Un vaccinato a febbraio arriverebbe fino ad agosto, e così via. Una situazione certamente caotica, che portata alle estreme conseguenze potrebbe spingere a scelte surreali: mi vaccino subito per fare le vacanze estive, o rimando per godermi il Natale in famiglia?

Per non parlare, infine, dei problemi che presenta il passaporto vaccinale in termini di diritti individuali. Stiamo vaccinando, correttamente, con un ordine di priorità legato ai rischi di salute, dando precedenza ad anziani, malati, medici, forze dell’ordine e personale essenziale. È giusto che siano solo loro quest’estate a godersi le vacanze? E basterebbe questo esercito di anziani, malati cronici, medici, militari e poliziotti per risollevare le sorti del comparto turistico europeo?

Che dire poi di cosa avverrà in futuro, quando l’emergenza dovrà lasciare per forza di cose il posto a una nuova normalità. Manterremo i passaporti vaccinali come requisito per viaggiare e accedere a servizi e luoghi pubblici? È pensabile che i 450 milioni di cittadini europei si trovino a dover lottare ogni anno per mettere le mani sul vaccino e ottenere il diritto di andare al ristorante, invitare amici e parenti a casa propria o spostarsi sul territorio Ue?

E ancora: non si corre il rischio che l’immunizzazione, e i diritti che con sé, diventino un privilegio ad appannaggio di ricchi e furbetti del vaccino? Il fenomeno del turismo vaccinale, d’altronde, è già una triste realtà: diverse società forniscono la possibilità, per cifre che superano i 50mila euro, di effettuare la vaccinazione in paesi come gli Emirati, che hanno fatto scorte di vaccini per poi destinarli al pubblico pagante. Ed è facile immaginare che in un futuro in cui il vaccino si trasformasse in bene di lusso, le occasioni di speculazione non potrebbero che moltiplicarsi. Senza parlarle, poi, di chi non potrà sottoporsi alla vaccinazione per motivi di salute. E perché no, anche di chi deciderà di non sottoporsi alla vaccinazione per paura o scetticismo. Per quanto possiamo trovare sciocchi i no vax o gli scettici, siamo davvero pronti a privarli del diritto di spostarsi e frequentare i propri affetti? Domande difficili, a cui però, se davvero si sceglierà di procedere con i passaporti vaccinali, ci troveremo a dover rispondere fin troppo presto.

The post Il passaporto vaccinale è davvero una buona idea? appeared first on Wired.





Leggi l’articolo su wired.it