Redatto da Oltre la Linea.

Mostrare gli aspetti positivi di una personalità pubblica di un certo spessore, dare spazio alle sue attività al di fuori dell’ambito lavorativo, ritrarla con la famiglia o in posti che usualmente non la vedono protagonista, esaltarne il lavoro compiuto, a prescindere dall’effettiva validità dello stesso: sono tutte operazioni di dissimulata ma efficace e penetrante propaganda.

Quest’ultima, in tali casi, usualmente si pone come obiettivo quello di edulcorare e rendere attraente la figura di suddetta persona, affinché un giorno essa possa essere proposta come salvatrice di una situazione complessa. La sua accettazione, da parte popolare, sarà provenuta dall’azione di edulcorazione di quella stessa persona agli occhi dell’opinione pubblica: gestire la prospettiva delle persone per indirizzarla laddove il potere desidera che essa vada, naturalmente ad insaputa dei coinvolti.

Negli ultimi tempi, un uomo in particolare è stato insignito di queste attenzioni da parte dei principali rotocalchi nostrani, le cui linee guida di narrazione – a parte poche eccezioni – sono praticamente assimilabili le une alle altre. Gli sono stati dedicati articoli, fotografie, pagine, secondo una manovra che Marcello Foa – giornalista esperto di tali tematiche, nonché Presidente della RAI – definirebbe di spin, all’interno di un frame ben determinato, nei contorni e nella sostanza. Quest’uomo è l’attuale Presidente della BCE, Mario Draghi.

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Ad esempio, IlSole24Ore ha anatomizzato le possibilità che contemplerebbero le eventualità del prosieguo della carriera dell’ex uomo di Goldman Sachs, guru dell’alta finanza: in particolare, la prima opzione sarebbe proprio quella di Presidente del Consiglio, in un possibile governo di transizione. A tale scopo, viene messo in evidenza e risalto il suo curriculum.

La volontà del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di nominarlo senatore a vita, ha fatto drizzare le orecchie a tutti, soprattutto a coloro che, memori di quanto accaduto nel 2011 con Mario Monti, temono un altro governo tecnico di traghettatori, del tutto scevro da ogni principio democratico ed attinente alla volontà popolare.

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Il problema che si insinua in questa vicenda, ricalcante perfettamente quella di otto anni fa, è esattamente lo stesso che si presentò quasi due lustri or sono: se veramente si dovesse cooptare Mario Draghi a Palazzo Chigi, ciò vorrebbe dire che l’Italia dovrebbe non avere più un governo. Eppure, questo esecutivo giallo-verde, in tutti i suoi limiti e con tutte le sue problematiche interne, gode di un appoggio inusitatamente alto da parte della popolazione, superante ben il 50% dell’elettorato in termini quantitativi.

Ordunque, la questione è molto semplice: come possono essere certi di sapere, in una sorta di previsione del futuro, che questo governo cadrà? Cosa sanno che tutti gli altri non sanno, o che comunque ancora in pochi intuiscono?

Nell’attuale conformazione socio-economica a livello continentale, esisterebbero – anzi, esistono – diversi modi per portare a termine l’assassinio della democrazia attraverso istituzioni non democratiche: la generazione di una crisi sul mercato finanziario, indotta dai suoi più grandi attori, ad esempio.

Infatti, nel 2011, già citato, l’allora presidente della BCE Jean-Claude Trichet – con la firma anche di Mario Draghi, successore “in pectore” e presidente della Banca d’Italia -, mandò una lettera al legittimo Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, fondamentalmente esponendo i diktat che egli avrebbe dovuto seguire. A prescindere dal suo programma di governo, a prescindere dalle promesse fatte al popolo, a prescindere dal principio di decisionalità sovrana di un Paese (che ha anche il sacrosanto diritto di errare).

All’epoca, una serie di banche d’affari, acquirenti dei BTP decennali italiani – fra cui l’indagata Deutsche Bank -, li vendettero in modo massiccio, causando la crisi dello spread che portò al governo italiano il loro uomo, Mario Monti. Oggi, è in corso un’indagine per trust: ma la colpevolezza di questi istituti privati non risarcirà gli italiani delle misure lacrime e sangue che questi ultimi hanno dovuto patire.

Nel frattempo, riprendendo il discorso su Mario Draghi, gli endorsement a suo favore si sprecano:
• Affari Italiani, riprendendo le notizie da Dagospia, addirittura enuclea che taluni stiano meditando di affidargli il ruolo più eminente, quello del Colle, al Palazzo del Quirinale;
Italia Oggi lo definisce «l’unico antidoto alla Troika», scordandosi palesemente della crisi greca, in cui egli ha rappresentato la Troika, in tremendo connubio con i ricatti perpetrati dalla Commissione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale (“accortisi” soltanto recentemente di aver “esagerato” con il Paese ellenico);
Lettera43 si è addirittura spinta a mettere in dubbio la fattibilità della volontà popolare in nome della “competenza tecnica”, che a quanto pare Draghi rappresenterebbe come fedele “servitore dello Stato”.

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Un fuoco incrociato che ha l’obiettivo di abbellire una figura, di estrinsecarne le peculiarità, di sottolinearne le positività, prescindendo da qualsivoglia caratteristica non in linea con l’effigie che si vuole comunicare. Il giornalista Maurizio Blondet ha espresso senza mezzi termini il fine cui questa operazione punta e tende: una prova di forza coercitiva contro il popolo, un golpe bianco, «l’ultimo saccheggio». Ovverosia: «la salvezza dell’euro ad ogni costo, fino all’ultimo italiano».

Del resto, lo stesso Mario Draghi è famoso per l’operazione che lanciò nel 2012: il Quantitative Easing, cioè l’acquisto dei titoli di debito degli Stati sul mercato secondario. Lo scopo era salvare la moneta unica, “a qualunque costo”: non contribuire alla crescita collettiva delle nazioni, non risolvere i problemi strutturali degli investimenti particolari e comuni, ma l’evitare il crollo dell’euro. E persino questo, nell’anno domini 2019, è divenuto un motivo di esaltazione della sua figura: questa volta, attraverso un tweet della BCE, che lo paragona finanche agli Avengers salvatori del mondo.

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Ma perché tanta premura, tanta attenzione, nel promuovere proprio il Presidente della Banca Centrale Europea, per ergerlo ad un ruolo di spicco nella politica italiana? La risposta è semplice: egli è sempre stato affiliato, o membro, di società di categoria dell’alta finanza, oltre che uomo dal ruolo rilevante in grandi banche d’affari (su tutte, la Goldman Sachs, la stessa che insegnò alla Grecia come truccare i propri conti pubblici per entrare nell’euro), che della struttura sovranazionale europea hanno giovato. Lo ha mostrato brillantemente, partendo da documenti ufficiali, il giornalista Francesco Amodeo nel suo libro inchiesta (naturalmente, censurato) “La Matrix Europea”.

Ed è proprio lo scrittore napoletano che ha lanciato un video di appello agli italiani, affinché non si facciano ingannare dall’operazione in corso, come accaduto con Mario Monti nel 2011.

Le fasi sarebbero quattro, distinte ma collegate, per far cadere l’attuale esecutivo e procedere con l’incoronamento del nuovo sovrano sul suolo italico: indurre uno shock economico di forte impatto sulla popolazione; inasprirlo affinché intervengano i moniti di Commissione Europea, FMI, agenzie di rating e via discorrendo; provocare la frana del governo giallo-verde e far sì che il nuovo senatore a vita conduca avanti il Paese, firmando ad occhi chiusi ogni trattato capestro; lasciare che si tengano nuove elezioni, una volta che la stretta del cappio al collo sarà più forte, più insindacabile, più violenta.

Occorre dunque stare in guardia, monitorare ogni mossa, poiché le leve del potere sono state espropriate, ed il nemico è quanto mai forte, con le proprie armi a disposizione. Di questo amalgama, Mario Draghi fa parte, e forse vale la pena ricordare come lo definì l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga in diretta televisiva nazionale: «Un vile. Un vile affarista. Non si può nominare Presidente del Consiglio dei Ministri chi è stato socio della Goldman Sachs, grande banca d’affari americana. […] È il liquidatore, dopo la famosa crociera sul “Britannia”, dell’industria pubblica italiana».

Ovverosia: il vanto d’Italia, il motivo della ricchezza del Paese nei decenni precedenti. Draghi fu uno dei protagonisti della sua criminale svendita, delle privatizzazioni selvagge, complice di poteri economici e finanziari del tutto estranei al benessere del popolo ed alla democrazia: tra questi, banche d’investimento che ritengono troppo socialiste le costituzioni europee; tra queste, gruppi come la Commissione Trilaterale che ritengono che la democrazia non sia sempre applicabile.

Dovesse venire in essere lo scenario sopra descritto, la prospettiva non potrebbe che essere condannante per l’Italia ed allettante per la Germania, pronta al contempo a fornire alla presidenza della BCE un suo uomo, l’austero Weidmann. Per l’appunto, dovesse venire in essere proprio questo scenario, il primo anti-immunitario per il popolo sarebbe proprio la conoscenza dei gangli nei quali le loro vite potrebbero essere inghiottite.

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Sapere gli attori in gioco, le loro strategie, i loro scopi, è il primo passo con il quale poter riconoscere le operazioni in fase di sviluppo, ed intraprendere l’itinerario della liberazione. Un cambio al governo italiano, secondo questi dettami, potrebbe benissimo avvenire nella legalità (come con Monti), ma con ogni probabilità essere stato scientemente organizzato dalle azioni compiute e dalle decisioni prese nelle stanze dei bottoni – da cui il popolo da tempo è stato espropriato, in decenni di lavoro sotto traccia. È necessario dunque essere consapevoli della possibilità dell’esistenza di un “piano Draghi” (il quale, parola di Tria, in Italia «non farà il pensionato»): contro un ordine liberale (e liberista) compatto, coscienza e consapevolezza sono le nostre più grandi armi.

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(di Lorenzo Franzoni)

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