Stoccolma – Ci sono ragioni economiche, di efficienza e anche di sicurezza dietro la scelta, ormai diventata prassi in tutto il mondo militare, di completare l’addestramento delle forze armate attraverso sistemi simulati che approfittano di soluzioni innovative basate su ricostruzioni digitali. Così caschetti e controller manuali per la realtà virtuale, simulatori di volo e grafica 3d sono gli assoluti protagonisti di Itec, il forum internazionale a cadenza annuale per l’addestramento in ambito militare e di protezione civile. Giunto alla 30esima edizione, quest’anno Itec è stato ospitato dalla Svezia, dove sono confluiti tutti i big della tecnologia militare.

Per Wired abbiamo esplorato in particolare le nuove soluzioni presentate dalla italiana Leonardo, a partire dal simulatore procedurale di volo del caccia addestratore M-346 e dal sistema virtuale di addestramento alla manutenzione dello stesso velivolo. In generale, oltre a tutto ciò che ruota intorno al mondo di aerei ed elicotteri militari ed è naturalmente in grado di generale l’effetto wow, esistono già e sono operative altre soluzioni simulate che spaziano dalle navi ai sistemi di controllo del traffico aereo, fino alla cyber-sicurezza e alla possibilità di far comunicare e interagire sistemi virtuali diversi.

Un serious game che richiede massima fedeltà

Per un non addetto ai lavori, i sistemi simulati potrebbero essere piuttosto somiglianti a un videogioco di ultima generazione. In realtà, al di là dell’ovvia differenza di finalità, ciò che contraddistingue un sistema simulato di livello militare da una semplice applicazione ludica è la fedeltà dei particolari. Oltre a riprodurre perfettamente l’interno di un areo e il territorio da sorvolare, per poter essere davvero efficace un simulatore deve essere tarato in modo che il velivolo digitale risponda ai comandi esattamente come nell’ambiente fisico. Solo in questo modo le ore di volo al simulatore possono diventare utili per prendere confidenza con le vere caratteristiche del mezzo, diventando complementari alle ore di volo effettive.

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Rispetto ai simulatori delle generazioni precedenti, i pulsanti del pannello dei comandi sono fisicamente premibili grazie a uno schermo touchscreen, e i comandi su stick e throttle vengono impartiti mediante componenti identici a quelli che si trovano a bordo. Quali sono i vantaggi? “Anzitutto la massima efficacia”, ci ha spiegato Umberto Panetta, responsabile dei servizi di supporto e addestramento di Leonardo, “poi si risparmia e si inquina meno, anche dal punto di vista acustico, perché non è necessario far decollare un aereo vero. Senza dimenticare la sicurezza: generare situazioni di pericolo in maniera controllata è uno degli elementi più desiderati, perché si può sbagliare senza fare danni. Possiamo pensare all’avaria dei motori, all’atterraggio senza carrello, o a qualunque tipo di imprevisto in volo. Oltre al fatto che l’errore non provoca danni, c’è anche una maggior qualità dell’addestramento, e le statistiche ci dicono che il tasso di incidenti è molto diminuito”.

Tecnologia militare as-a-service

In quanto azienda produttrice di velivoli militari aeronautici, terresti e navali con un solido know how in diversi settori ingegneristici, Leonardo gode di un doppio vantaggio. Da un lato ha la possibilità di sviluppare sistemi di simulazione calibrati in base alle specifiche configurazioni, bullone per bullone, e dall’altro può trasformare un velivolo da semplice prodotto a servizio completo. Già oggi, ad esempio, nella base dell’areonautica a Lecce-Galatina l’addestramento dei piloti dei caccia avviene attraverso una combinazione di ore di volo reale e di volo simulato. Ogni aggiornamento hardware sul mezzo viene riprodotto anche a livello software, e il confine tra chi realizza la macchina e chi si occupa di addestrare il personale umano si fa via via più sfumata.

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“I clienti governativi investono sempre meno nell’acquisizione delle sole piattaforme”, ha detto Panetta, “mentre sono in aumento gli investimenti dei servizi di gestione delle piattaforme stesse”. La vecchia settorializzazione in prodotti, servizi di assistenza, manutenzione a addestramento, dunque, è ormai diventata obsoleta.

Il volo di coppia, mezzo reale e mezzo simulato

A Itec lo abbiamo visto solo in fotografia – sia per ragioni di riservatezza sia di ingombro – ma è già operativo in Italia un sistema di addestramento e simulazione che permette ad aerei reali e simulati di interagire. In pratica la missione avviene in coppia: uno dei piloti si trova fisicamente in volo, mentre l’altro si addestra all’interno di un simulatore in grado di riprodurre (insieme a tutti i dettagli già raccontati) anche il movimento del seggiolino, oltre a essere una perfetta ricostruzione tridimensionale dell’abitacolo. Se il pilota nel simulatore ruota il collo, ad esempio, può vedere l’immagine trasmessa in diretta dell’altro aeroplano in volo, mentre il pilota che fisicamente sta volando può vedere l’altro dagli strumenti di bordo, a partire dal radar.

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“Aeroplano vero e simulato si vedono”, spiega Panetta, “ed entrambi svolgono in contemporanea la stessa missione. L’istruttore, che gestisce e supervisiona la missione, crea lo scenario in cui i due piloti si addestrano, e alla fine si fa tutti insieme il debriefing per rivedere le manovre e analizzare se tutto è andato per il meglio”. Il sistema in futuro sarà messo a disposizione anche di altre forze armate, che potranno venire ad addestrarsi in Italia, tra le basi della Puglia e della Sardegna.

I sistemi di addestramento del prossimo futuro

Alla domanda su che cosa ci aspetta negli anni a venire, la risposta è praticamente unanime e sintetizzata in una sigla: Lvc. Letteralmente significa Live, Virtual and Constructive, ma per semplificare potrebbe essere tradotta come l’integrazione dei domini. Mezzi militari veri e propri (live) e sistemi di simulazione (virtual) saranno sempre più collegati, e la costruzione fa riferimento sia all’interazione tra le prime due sia alla possibilità di creare sistemi multi-piattaforma.

Mentre gli ambienti della simulazione e del training erano tradizionalmente specifici per una piattaforma ben definita, e si usavano per insegnare come usare una macchina, la simulazione sta iniziando a essere usata per ricreare interi scenari di combattimento e migliorare le capacità di destreggiarsi in situazioni di rischio. “Non si tratta solo di condizioni meteorologiche o di una singola minaccia da gestire”, chiarisce Panetta, “ma di realizzare un ambiente simulato in cui operano insieme assetti terresti, navali e aerei. In una esercitazione abbiamo già messo in rete il simulatore di Lecce con quelli a Grosseto e a Pisa, e tutti quanti giocavano la stessa partita, con il centro di supervisione che fisicamente si trovava a Ferrara”.

Dobbiamo quindi prepararci a veder scomparire le esercitazioni militari dai nostri cieli? “No, in futuro le esercitazioni fisiche non smetteranno, ma quelle simulate saranno sempre di più”, conclude Panetta. “Le soluzioni omni-comprensive sono una delle tendenze di mercato, insieme alla possibilità di offrire servizi modulabili adatti alle esigenze di ciascuna forza armata”.

Altri trend su cui si è pronti a scommettere sono la creazione di metodi di apprendimento meno rigidi e quindi adattabili, l’ingresso massiccio dell’intelligenza artificiale e dei big data nell’ottimizzazione dei simulatori (anche nel ricreare scenari di ingaggio e attacco), e un’evoluzione dei percorsi di training in parallelo al modo in cui stanno cambiando – di generazione in generazione – le persone da addestrare. Meno certo è invece l’impiego futuro del 5G per queste soluzioni, un tema a cui si guarda con interesse ma su cui non sono ancora state sciolte tutte le riserve.

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