Redatto da Oltre la Linea.

Oggi, 16 marzo 2019, ricorre il quinto anniversario del referendum in Crimea. La votazione della penisola affacciata sul Mar Nero, sancì il passaggio della Repubblica Autonomia di Crimea dall’Ucraina alla Federazione Russa.

L’evento fece molto discutere, per lo più in ambito occidentale, per la presunta illegalità, o illegittimità, di tale elezione. Fattore causante della presa di posizione da parte di Sebastopoli furono i fatti relativi a Euromaidan, o meglio,  il repentino cambio di corso politico a Kiev dovuto a una sommossa popolare.

Che dir si voglia l’esito della votazione fu un plebiscito: il popolo crimeano espresse la volontà di ricongiungersi con Mosca, sua capitale natia, con una percentuale a favore del 97.32%. A conferma della legalità del processo elettorale, al referendum furono presenti 70 osservatori internazionali da 23 paesi, di cui 54 provenienti dall’Unione Europea.

Tra questi anche il leghista Claudio D’Amico, ex membro della delegazione italiana dell’OSCE tra il 2008 e il 2013, il quale ha dichiarato ai microfoni di Sputnik:

Ho visto gente che voleva cambiamento. Ho avuto la possibilità di parlare liberamente con i residenti. Ogni persona con cui ho parlato mi ha detto di voler uscire dall’Ucraina e unirsi alla Russia.

(La Redazione)

 

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