(foto: krisanapong detraphiphat via Getty Images)

Il rischio di sviluppare un tumore al polmone non è uguale per tutti i forti fumatori. A mostrarlo è una ricerca dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, che ha sviluppato un nuovo screening per la prevenzione personalizzata e per la diagnosi precoce. In pratica, attraverso una tac e un particolare test del sangue è possibile, per i forti fumatori, conoscere la probabilità individuale di sviluppare la malattia. Nel caso di un rischio molto elevato questo screening consente di pianificare successivi controlli e di intervenire in una fase molto precoce. Lo studio clinico, supportato dalla Fondazione Airc, chiamato BioMild, è stato appena presentato alla conferenza mondiale del 2019 dell’International Association for the Study of Lung Cancer a Barcellona. Ecco come funziona il test.

Anche fra i forti fumatori ci sono differenze rispetto alla probabilità che insorga un tumore. Per questo i ricercatori hanno pensato di mettere a punto uno strumento che permetta, all’interno di una categoria già a rischio, di stimare questo rischio e individuare i soggetti più in pericolo. In questo modo è come se si avesse la possibilità di avere un forte segnale di attenzione ancor prima che il tumore sia comparso o al suo esordio.

Lo screening prevede una tac spirale del torace a basso dosaggio di radiazioni (sigla Ldct) e un test micro-rna sul sangue. Questo test, che si realizza tramite un semplice prelievo di sangue, cattura la presenza di biomarcatori della malattia, ovvero di piccole molecole che vengono rilasciate nel sangue dall’organo aggredito dal tumore e dal sistema immunitario. Ugo Pastorino, ricercatore dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano e a capo del precedente studio Mild, ha mostrato per la prima volta che specifiche firme di questi micro-rna possono indicare la presenza di un tumore già in atto oppure anche nel caso di un tessuto polmonare normale segnalare lo sviluppo di un cancro aggressivo ed essere rilevabili fino a due anni prima che la malattia sia evidente attraverso la tac spirale.

Lo studio BioMild ha coinvolto circa 4mila volontari a partire dal 2013. I partecipanti erano forti fumatori – cioè avevano consumato in media di un pacchetto di sigarette al giorno per 30 anni. Il 70% di loro aveva più di 55 anni mentre la restante parte era nella fascia d’età fra i 50 e i 55 anni.

I risultati sono stati significativi, spiegano gli autori: il 58% dei partecipanti è risultato negativo sia alla tac sia al test sul sangue ed è stato classificato a rischio basso di tumore del polmone, il 37% è risultato positivo a uno dei due esami (rischio medio) e il restante 5% ha avuto entrambi i valori positivi con un rischio molto più alto di ammalarsi.

In base alla fascia di rischio, proseguono gli autori, è possibile individuare un programma di prevenzione personalizzato con controlli cadenzati, il tutto partendo dalla cessazione del fumo – avere un basso rischio non deve diventare un pretesto o un lasciapassare per continuare a fumare. Lo strumento, inoltre, consente potenzialmente di evitare, per chi non necessita immediatamente di cure, di evitare indagini e interventi terapeutici più invasivi e complessi.

In generale il primo passo rimane quello di smettere di fumare: la disassuefazione dal fumo è associata a una riduzione fino al 50% della mortalità per tumore del polmone. I nuovi studi rientrano nel programma Smile, come spiega Pastorino, che è appena partito all’Istituto di Milano (qui tutte le informazioni). “È l’unico in Italia – conclude il ricercatore – che permette l’adozione di una serie di interventi in contemporanea alla cessazione del fumo. Prevede infatti la combinazione di cardioaspirina e citisina che, insieme ad attività fisica e corretta alimentazione, consentono di abbattere i valori della proteina C-reattiva nel sangue, un importante marcatore dell’infiammazione cronica associata a un alto rischio di mortalità per il tumore al polmone”.

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