Robot che volano come mosche; robot che nuotano per sorvegliare i fondali marini; robot morbidi, privi di spina dorsale, in grado di infilarsi negli spazi più delicati senza rischiare di procurare danni. Nel mondo dell’automazione la natura, e in particolare il regno animale, è una fonte di ispirazione continua. L’ultimo arrivato nello zoo della robotica è l’esemplare che vi presentiamo in questo video, diffuso in questi giorni dalla Johns Hopkins University: un robot serpente, formulato a immagine e somiglianza di queste creature note per la loro abilità nello strisciare e arrampicarsi con nonchalance su rocce, tronchi e terreni dissestati.

Per realizzarlo, gli ingegneri dell’istituto hanno osservato a lungo il movimento di alcuni esemplari in uno scenario appositamente ricreato in laboratorio, per poi estrapolarne il modello dinamico e riproporlo in una struttura artificiale. Il risultato, pubblicato sul Journal of Experimental Biology and Royal Society Open Science, riferimento per gli studiosi della materia, lo avete davanti agli occhi.

L’obiettivo della sfida non era certo quello di realizzare un giocattolino per nerd, bensì uno strumento che, una volta perfezionato, possa rendersi utile in futuro sul fronte search and rescue (cioè ricerca e soccorso) in scenari dove mandare avanti un robot, anziché un essere umano, può rivelarsi provvidenziale: come le zone terremotate o colpite da altre catastrofi e incidenti.

Ti è piaciuto questo video? Allora guarda anche le performance dei robot con la pelle di serpente.

(Credit video: Patrick Ridgely, Dave Schmelick, Len Turner – Johns Hopkins University Office of Communications/Credit immagine: Will Kirk – Johns Hopkins University)

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