Redatto da Oltre la Linea.

È un bene”, diceva l’imprenditore Henry Ford nel 1937 , “che la gente non abbia idea di come funzioni il nostro sistema bancario e monetario, altrimenti ci sarebbe la rivoluzione prima di domani mattina”. È indubbio, infatti, che la sovranità di un paese e, dunque, di un popolo, passi anche e soprattutto attraverso il possesso della moneta corrente all’interno di una nazione.

La lotta per la piena indipendenza e sovranità è attraversata da una lunga scia di sangue, sabotaggi e colpi di stato: dall’Operazione Persil, che destabilizzò l’economia della Guinea, agli assassinii del presidente togolese Sylvanus Olympio e del celebre presidente del Burkina Faso Thomas Sankara. Oggetto della disputa, una moneta che, nonostante la fine ufficiale del colonialismo, mantiene le ex colonie francesi nel continente nero in uno stato di servitù valutaria nei confronti dell’ex metropoli: il Franco CFA, recentemente entrato nel dibattito politico italiano ed europeo.

Il saggio che svela il meccanismo diabolico del Franco CFA

Conoscere i meccanismi perversi di una moneta nata, e mantenuta tutt’oggi a puro vantaggio della Francia, è l’obiettivo che si sono posti la giornalista francese Fanny Pigeaud e l’economista senegalese Ndongo Samba Sylla nel saggio “L’arma segreta della Francia in Africa”, in uscita oggi per Fazi Editore grazie alla traduzione del giornalista Thomas Fazi.

Il Franco CFA, attualmente utilizzato dalle due zone monetarie definite UEMOA (Unione monetaria e economica ovest-africana) e CEMAC (Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale), comprendenti in tutto quattordici paesi più le isole Comore che usano un proprio Franco, rappresenta un caso unico nell’economia mondiale: la Francia è l’unico paese al mondo che emette e gestisce direttamente delle valute diverse dalla propria, ottenendo per sé un “privilegio esorbitante”, come lo definì l’ex presidente Giscard d’Estaing, in fatto di potere economico, geopolitico e commerciale.

Il sistema del Franco CFA, spiegano gli autori, è basato su quattro principi: il cambio fisso – il FCFA è ancorato all’Euro e non può essere regolato sulle diverse economie africane; la libertà di movimento dei capitali, in particolare tra i paesi africani e la Francia; la convertibilità illimitata dei FCFA con l’Euro, ma non con altre valute, per cui ogni pagamento estero effettuato in FCFA deve essere prima convertito in Euro passando per Parigi; e, in ultimo, la centralizzazione delle riserve valutarie: la BEAC, la BCEAO e la BCC (banche centrali rispettivamente della zona CEMAC, della zona UEMOA e delle Comore) devono depositare una parte delle loro attività estere in Francia, presso il Tesoro francese, come contropartita della garanzia di convertibilità illimitata – garanzia che, come spiega bene il saggio, esiste spesso più nella teoria che nella pratica ed è una delle armi di ricatto di Parigi.

A questo si aggiunge l’arma del cosiddetto “conto operativo”, il quale, come spiega Roberto Vivaldelli su Gli occhi della guerra, è “un conto bancario molto particolare, specifico per la zona del franco, creato dall’amministrazione francese durante il periodo coloniale. Quando i conti operativi sono in credito, le banche centrali della zona del franco di fatto finanziano il Tesoro francese poiché mettono a sua disposizione le loro riserve in valuta estera. Per contro, quando i conti operativi sono in debito, le banche centrali devono pagare degli interessi al Tesoro francese. In questo meccanismo, la piazza di Parigi è essenziale per qualsiasi acquisto e vendita di valute diverse dall’euro contro i Franchi Cfa”.

Il saggio che svela il meccanismo diabolico del Franco CFA
I paesi del FCFA: l’Unione dell’Africa occidentale, in verde (Benin, Burkina Faso, Guinea-Bissau, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Senegal e Togo), l’Unione dell’Africa centrale in rosso (Camerun, Repubblica dell’Africa Centrale, Chad, Congo-Brazzaville, Guinea Equatoriale e Gabon), più le Comore (non indicate)

Quale effetto ha il controllo della Francia sulle economie dei paesi della “zona Franco”? Il Franco CFA procura enormi vantaggi alla Francia in fatto di acquisto delle materie prime (piombo, zinco, manganese, nichel, legno, fosfati, etcetera) senza sborsare valuta estera e, mantenendo il tasso di cambio artificialmente alto, rende quasi inevitabile per i paesi africani vendere e comprare quasi esclusivamente dall’ex madrepatria; le industrie, inoltre, grazie al libero movimento dei capitali, possono “privatizzare” i profitti realizzati in Africa rimpatriandoli in Francia piuttosto che investirli nello sviluppo locale.

Nonostante tutti i proclami secondo i quali essa sarebbe oggi “una moneta africanao, addirittura, una “mano amica” che la Francia tende allo sviluppo dei paesi africani, non vi è assolutamente nulla di più falso: il Franco CFA è uno strumento coloniale attualmente funzionante e, quasi inspiegabilmente, tollerato all’interno del meccanismo bancario e finanziario dell’Unione Europea, e mantiene la Francia in una posizione di dominio nel continente nero oggi ineguagliata. Forse è tempo di realizzare la profezia di Henry Ford e, dopo avere conosciuto i meccanismi della moneta, aiutare i popoli africani a ottenere la coscienza necessaria per fare una rivoluzione. Questo libro può essere un ottimo inizio.

Gli autori Fanny Pigeaud e Ndongo Samba Sylla presenteranno il libro a Roma il 14 maggio presso la Città dell’Altra Economia assieme al traduttore Thomas Fazi e al politico Alessandro di Battista.

(di Federico Bezzi)

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