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Per l’ambito Digital Health, il 2020 sarà ricordato come un anno molto particolare — a cominciare dal suo avvio in positivo seguito poi dallo scoppio di una pandemia che ha rischiato di immobilizzare gli investimenti nel settore. L’uscita dalla prima ondata globale di contagi da Covid-19 ha però trovato ad attendere mercati estremamente reattivi, che nel terzo trimestre hanno scommesso come non mai su una sanità digitale che in tempi di coronavirus ha mostrato alcune delle sue potenzialità ancora inespresse.

L’ultimo trimestre dell’anno si annuncia ora come un periodo interlocutorio, nel quale l’entusiasmo degli investitori manifestato negli ultimi mesi sembra essersi parzialmente attenuato. Secondo i dati di CB Insights, da luglio a settembre l’intero settore sanitario ha infatti raccolto 22,3 miliardi di dollari in investimenti, mentre le previsioni per il trimestre corrente sono di 19,5. In fatto di Digital Health le cose stanno andando in modo simile: da un terzo trimestre record in cui le aziende hanno raccolto 8,4 miliardi di finanziamenti, per l’ultimo trimestre dell’anno la previsione è invece di 5,5 miliardi distribuiti su 372 diverse transazioni.

Se le previsioni per il periodo ottobre-dicembre 2020 trovassero conferma, rappresenterebbero comunque dati migliori di tutti quelli fatti registrare da metà 2019, con la sola eccezione proprio del trimestre conclusosi poche settimane fa. Il tutto avviene in un 2020 che è già passato alla storia come l’anno più proficuo di sempre in fatto di investimenti nella sanità digitale: le transazioni e i finanziamenti riconducibili al periodo che va da gennaio a novembre del 2020 hanno infatti già superato i livelli di attività del 2018 e del 2019 sull’intero arco dei 12 mesi, toccando quota 21,4 miliardi già raccolti e con previsioni che per fine anno sono di 24 miliardi.

Il comportamento degli investitori nelle ultime settimane va letto dunque come l’inizio di un periodo di assestamento, nel quale l’entusiasmo dei mesi scorsi andrà raffrontato con una realtà delle cose che sarà legata principalmente a due fattori: il primo è l’evolversi della pandemia di Covid-19 e delle economie dei Paesi colpiti; il secondo è il grado in cui i cambiamenti culturali e comportamentali innescatisi nei mesi scorsi daranno vita a una nuova normalità, ovvero quanto e in che misura sussisterà una domanda di servizi e tecnologie digitali in ambito sanitario anche nei mesi e negli anni a venire.

Le variabili rappresentate dall’evoluzione della pandemia e dall’entrata in scena di una nuova normalità andranno soppesate in tutti gli ambiti nei quali le aziende e le startup attive nella sanità digitale si stanno facendo maggiormente notare in questi mesi: dalla fornitura di farmaci a domicilio al monitoraggio in remoto dei pazienti tramite wearable, passando per la comparazione e la scelta di piani assicurativi ad hoc e per l’utilizzo di algoritmi di machine learning nella diagnosi e nella previsione dei focolai di malattie infettive. È anche a questo futuro post-Covid insomma che gli investitori stanno già iniziando a guardare.

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