(foto: Pavlo Gonchar/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Erano attesi per questi giorni i risultati e le decisioni in merito al vaccino CvnCoV di CureVac, un altro prodotto basato sulla tecnologa a mRna, made in Europa (in Germania). Ma i risultati non sono stati quelli sperati. In una nota l’azienda annuncia un’efficacia contro la malattia – di qualsiasi gravità – del 47%. Una percentuale ben lontana da quella dei vaccini attualmente in uso, e anche da quella appena dichiarata per il nuovo vaccino a subunità proteiche Novavax e verosimilmente riconducibile, spiegano dall’azienda alla diffusione di diverse varianti.

L’azienda infatti parla molto chiaramente di un “contesto senza precedenti con almeno 13 varianti circolanti all’interno della popolazione studiata”, un campione di circa 40mila persone, nello studio Herald di fase 2b/3. Nei 134 casi considerati per l’analisi ad interim (almeno due settimane dopo la seconda somministrazione) infatti quasi il 60% riguardavano variant of concern (come sono le alpha, beta, gamma e delta), solo uno il virus originale, e per il resto varianti minori.

Al di là dei risultati, e con quella che potremmo considerare una battuta d’arresto, specialmente per l’Europa per cui CureVac rappresenterebbe il proprio vaccino a mRna, realisticamente i vaccini anti-Covid su cui puntare per il prossimo futuro, la ricerca dell’azienda nel campo prosegue. Ulteriori indagini in merito ai dati dello stesso studio potrebbero far rivedere le stime di efficacia – non in maniera ignificativa, a detta di qualcuno – ma soprattutto procedono gli studi da parte dell’azienda verso la creazione di nuovi vaccini a mRna, di seconda generazione, basati su un nuovo costrutto, più adatto alle nuove varianti: uno dei bonus maggiori associati all’utilizzo di questi vaccini.

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