(foto: HeungSoon/Pixbay)

I vaccini contro il coronavirus non smettono di far discutere gli scienziati. Oggi è il turno di Coronavac, messo a punto dalla casa farmaceutica cinese Sinovac Biotech. Il vaccino fa parlare di sé riguardo alla sua capacità di proteggere dal Covid-19. Recentemente i ricercatori dell’Istituto Butantan nello stato di San Paolo in Brasile, uno dei paesi che hanno preso parte alla sperimentazione (che ha avuto anche delle battute d’arresto) avevano annunciato un’efficacia al 78% di prevenire forme lievi e fino al 100% per le forme gravi. Ma i dati erano parziali ed erano stati sollevati alcuni dubbi dalla comunità scientifica.

Oggi gli stessi ricercatori hanno riferito sulla base di informazioni più complete che l’efficacia nel prevenire infezioni sintomatiche è del 50,4%, secondo una dichiarazione di martedì 12 dal governo di San Paolo riportata dall’agenzia di stampa Reuters, molto più bassa delle stime precedenti e appena al di sopra della soglia minima del 50% richiesta dall’Oms e necessaria per ottenere l’approvazione dagli enti regolatori preposti. Ecco cosa sappiamo.

Il vaccino di Sinovac

Nella storia (anche mediatica) del coronavirus e della pandemia siamo in un momento di possibile svolta e speranza per il futuro, legata agli avanzamenti della ricerca sui vaccini e sulle terapie. Oggi abbiamo già più di un vaccino in uso e le tecnologie e le modalità con cui funzionano sono diverse. Nel caso del vaccino Coronavac di Sinovac, basato sul virus inattivato, dovrebbe stimolare una buona risposta immunitaria ed è realizzato con uno dei metodi classici, che non richiedono laboratori sofisticati. Questo è uno dei vaccini su cui ha puntato il Brasile e ovviamente la Cina, ed è stato ordinato da vari altri paesi, come l’Indonesia, la Turchia e Singapore.

Il vaccino Sinovac, studiato in Brasile, Cina, Indonesia e Turchia, è stato attualmente somministrato allo 0,63% della popolazione cinese, stando ai dati ufficiali forniti dalla National Health Commission. I dati sull’efficacia nei vari trial condotti in paesi diversi mostrano livelli di efficacia differenti. Nella settimana scorsa era stata dichiarata, dall’analisi dello studio clinico svolto in Brasile, un’efficacia del 78% nel prevenire forme lievi e medie. Tuttavia, specialisti non coinvolti nella ricerca hanno chiesto una maggiore trasparenza sui dati dei trial di fase 3 per capire come si ottiene la percentuale del 78%. Stando a quanto riporta un articolo della Bbc, il risultato, inoltre, non includeva ancora i dati appena presentati, relativi a partecipanti con forme molto lievi, che farebbero scendere la percentuale al 50,4%. Insomma, in base alle ultime informazioni l’efficacia sarebbe appena sopra ai limiti richiesti del 50%. Ora sta all’Anvisa (l’Agenzia regolatoria brasiliana dei medicinali) la valutazione di tutti i dati forniti.

Finora una guerra di cifre

Ma in altri trial emergono altri livelli di protezione. Per esempio la Turchia aveva annunciato un’efficacia del 91,25% – cifra più in linea con quella degli altri vaccini – ma l’Indonesia aveva riferito invece un 63%. Insomma, c’è una guerra delle cifre e ancora non ci sono stime definitive. Come mai? Attualmente i dati pubblicati in studi su riviste scientifiche sono pochi oppure incompleti, come sottolinea la Bbc, mentre al contrario è necessario avere tutti i riferimenti e i dati per poter capire qual è la reale efficacia. Insomma, bisognerà attendere per avere una risposta più certa, nella speranza di avere quanti più vaccini possibile per tutti.

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