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La bufala sugli extracomunitari che non si ammalano di Covid-19 è quasi storia vecchia, smentita con parole forti. Basta l’esempio delle corsie del San Raffaele a Milano per capire che il nuovo coronavirus non fa certo distinzioni. C’è però un’altra parte della bufala, quella che fa riferimento alla protezione conferita dal vaccino Bcg contro la tubercolosi (Tbc), che merita un approfondimento. Come riferisce Science, infatti, in Olanda c’è una sperimentazione pronta a partire per verificare se, come si sospetta da tempo, il vaccino Bcg alleni il sistema immunitario innato a combattere le infezioni in generale, batteriche o virali che siano. Lo studio coinvolgerà medici e infermieri, più a rischio di contrarre Covid-19.

Tubercolosi

La tubercolosi è una malattia infettiva provocata da un batterio (Mycobacterium tuberculosis, o bacillo di Koch) che penetra nelle vie respiratorie e si annida nei polmoni, dove cresce e si moltiplica. Si manifesta con sintomi quali tosse persistente per più di tre settimane, dolore toracico, febbre, sudorazioni notturne. Il batterio, però, può anche penetrare nel sangue e spostarsi nell’organismo dando luogo a altri sintomi. Se non viene curata adeguatamente può portare alla morte. La tubercolosi è presente in tutto il mondo: si mantiene nella popolazione grazie ai portatori sani (si stima che un quarto della popolazione mondiale abbia una infezione latente), persone che hanno contratto il batterio ma non manifestano i sintomi per lungo tempo, a volte mai.

Il vaccino Bcg

Circa un secolo fa i microbiologi francesi Albert Calmette e Camille Guérin trovarono un vaccino, noto come Bcg e che ancora oggi rimane l’unico disponibile: contiene un ceppo vivo e indebolito di un altro batterio, il Mycobacterium bovis, parente del patogeno responsabile della tubercolosi umana, che è in grado di stimolare la reazione del sistema immunitario e di sviluppare una risposta specifica (immunità acquisita). Questo vaccino, tuttavia, non è ottimale, e si stima che se somministrato nel primo anno di età prevenga circa il 60% dei casi di Tbc nei bambini, anche se le differenze tra paesi sono molto marcate.

Grazie al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, l’Italia oggi è un paese a bassa incidenza di Tbc (nel 2017 si sono verificati meno di 4mila nuovi casi; qui l’ultimo rapporto congiunto di Ecdc e Oms Europa). Per questo il vaccino non è previsto nel piano vaccinale e viene somministrato solo a categorie a rischio, per esempio gli operatori sanitari. In altre aree del mondo, invece, soprattutto nel sud-est asiatico (India e Cina), rimane uno strumento molto impiegato per contenere la malattia tra la popolazione.

Un super vaccino?

Esiste la possibilità che il vaccino Bcg abbia proprietà particolari, e cioè sia in grado di stimolare non solo una risposta immunitaria specifica contro il batterio della Tbc ma anche di allenare l’immunità innata, la prima barriera di difesa del nostro organismo, a combattere diverse infezioni, sia batteriche che virali. Chi si occupa di queste ricerche la chiama trained immunity, letteralmente immunità allenata.

Sebbene all’inizio questa teoria fosse sostenuta da evidenze discutibili (studi non randomizzati, senza un gruppo di controllo, metodologicamente deboli e dunque secondo la stessa Oms non conclusivi), più di recente il gruppo di ricerca di Mihai Netea del Radboud University Medical Center di Nijmegen, in Olanda, ha dimostrato che la vaccinazione Bcg può proteggere anche dal virus della febbre gialla, o almeno da una sua forma indebolita.

E ancor prima che scoppiasse la pandemia di Covid-19 gli scienziati avevano in programma ulteriori sperimentazioni per verificare la loro ipotesi.

Il trial olandese

Perché, dunque, ora come ora, non andare a vedere se il vaccino Bcg conferisca maggiore resistenza contro Covid-19?
Lo studio olandese – riferisce Science Magazine – coinvolgerà mille operatori sanitari che riceveranno il vaccino Bcg oppure un placebo. I ricercatori non verificheranno direttamente la presenza del nuovo coronavirus nei soggetti coinvolti, ma utilizzeranno come parametro di valutazione le assenze non pianificate dal lavoro. Così, dicono, fotograferanno l’effetto della vaccinazione per le diverse forme virali del periodo, dall’influenza (e sindromi simil influenzali) a Covid-19.
Lo stesso protocollo di indagine verrà impiegato dall’università di Melbourne (Australia) mentre quella di Exeter (Uk) coinvolgerà la popolazione anziana.

Tra bufale e scienza

Se da una parte, dunque, i messaggi un po’ complottisti che vogliono gli immigrati/extracomunitari in Italia immuni al virus sembrano proprio essere dei fake (non ci sono dati sui ricoveri negli ospedali sulla provenienza dei pazienti, né tantomeno è possibile risalire alla nazionalità di chi, malato, si trova in quarantena o in isolamento a casa; inoltre, se anche fosse vero che l’incidenza di Covid-19 è inferiore tra le persone di origine extracomunitaria, potrebbe essere dovuto all’età media di questa fascia della popolazione, più giovane e quindi meno incline a sviluppare la forma grave della malattia), dall’altra l’ipotesi che certi presidi sanitari come il vaccino Bcg abbiano un potenziale immunoprotettivo extra esiste.

“Sulla minore incidenza di Covid-19 nella popolazione extracomunitaria residente in Italia si è cominciato a discutere”, ha commentato a Wired Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali. “Una delle ipotesi emerse è proprio quella che si riferisce a una maggiore resistenza all’infezione conferita dal vaccino contro la tubercolosi”, presidio più utilizzato nei paesi al di fuori dell’Unione europea. Tuttavia la validità scientifica di una simile affermazione è da verificare. “I vaccini sono sviluppati per essere antigene-specifici e quindi è difficile pensare che ci sia una cross protezione data dal vaccino antitubercolare per il coronavirus”. Gli antigeni del batterio responsabile della Tbc e quelli del coronavirus sono infatti completamente diversi. “Se questo dovesse accadere, invece, significherebbe che si fa leva su un meccanismo diverso, non di risposta specifica ma di stimolazione antigenica. Il discorso, dunque, dovrebbe essere allargato e generalizzato. “È probabile che i soggetti stimolati antigenicamente o attraverso vaccinazioni o perché più esposti a processi infettivi – si vedano anche i bambini piccoli – abbiamo una immunità maggiormente stimolata che conferisce più protezione nei confronti dell’infezione da coronavirus. Con questa chiave interpretativa non sarebbe il vaccino antitubercolare in quanto tale a essere protettivo.

“Sull’apparente minore incidenza di Covid-19 nelle persone extracomunitarie bisogna comunque andare cauti”, conclude Andreoni, “Tanti fattori – per esempio l’età media più bassa o il fatto che queste persone siano più restie a essere ricoverate – potrebbero contribuire al fenomeno, qualora fosse reale. Servono dati più forti per trarre delle conclusioni”.

In pratica, non si ragiona sulle sensazioni.

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