(foto: Triggermouse via Pixabay)

Dopo i vaccini anti Covid di Pfizer-Biontech e Moderna, oggi i riflettori sono puntati sul vaccino di Oxford-Astrazeneca, altro protagonista della risposta alla pandemia, sviluppato dall’università di Oxford e dall’Irbm di Pomezia e prodotto da Astrazeneca. Oggi per il medicinale è arrivata l’autorizzazione all’uso di emergenza nel Regno Unito. La notizia dell’approvazione giunge dalla stessa Astrazeneca, che fa sapere che le prime vaccinazioni verranno somministrate all’inizio del nuovo anno, fra pochissimi giorni.

Il processo di autorizzazione sembra simile a quello seguito del vaccino di Pfizer-Biontech, che è stato approvato prima in Gran Bretagna e successivamente anche da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), l’ente preposto alla regolazione dei farmaci nell’Unione europea. Anche in questo caso, il via libera comunitario ancora non c’è e probabilmente non sarà vicinissimo, dato che potrebbe arrivare non prima della fine di gennaio.

Il vaccino di Oxford

Del vaccino di Oxford, sviluppato insieme all’Italia, si è parlato spesso durante la pandemia. Il suo nome è ChAdOx1 (in sigla AZD1222) ed è un vaccino a vettore virale: si fornisce alla cellula l’informazione necessaria per produrre la proteina spike del coronavirus, contro cui il sistema immunitario produrrà una risposta. Il tutto avviene attraverso un vettore virale, una versione indebolita del virus non pericoloso come un adenovirus, in generale causa di raffreddore. Il vaccino è indicato per l’uso in persone dai 18 anni in su e l’autorizzazione del Regno Unito si basa sui risultati di uno studio clinico di fase 3, l’ultimo stadio della sperimentazione, pubblicati l’8 dicembre 2020 in un’analisi ad interim (ancora non completa su tutti i dati) su The Lancet.

Quanto è efficace il vaccino di Oxford?

Il forte interesse sia scientifico sia mediatico ha messo in luce momenti di entusiasmo e anche qualche ombra. Stando ai dati parziali, in precedenza il vaccino aveva mostrato un’efficacia media del 70% (in generale variabile dal 62% al 90% a seconda del dosaggio). Qualche dubbio era nato però dal fatto che l’efficacia del 90% si raggiungeva con un dosaggio dimezzato (mezza dose) alla prima somministrazione e una dose intera al richiamo – risultato ottenuto casualmente per un errore nella sperimentazione – e questo dato aveva fatto discutere. Ma i test successivi, stando a quanto riferito dall’ad di Astrazeneca Pascal Soriot in un’intervista al Sunday Times, hanno provato un’efficacia superiore al 90%, paragonabile a quella dei vaccini di Pfizer e Moderna. Le autorità sanitarie preposte all’autorizzazione dei farmaci attendono i dati completi.

Quando arriverà da noi

Al momento non abbiamo una data per l’arrivo del vaccino anche nell’Unione europea. Molto probabilmente l’Ema non riuscirà ad approvare il vaccino a gennaio, secondo quanto affermato dal vice direttore esecutivo dell’autorità regolatoria, Noel Wathion, al quotidiano belga Het Nieuwsblad e riportato in una nota di Adnkronos. L’esperto sottolinea che l’azienda non ha ancora presentato la domanda. Le informazioni ricevute finora, sottolinea Wathion, non sono sufficienti per garantire neanche un’approvazione condizionata. Abbiamo bisogno di dati aggiuntivi sulla qualità del vaccino. E dopo questo, l’azienda deve presentare una domanda formale. Insomma, speriamo anche questa strada si apra presto, dato che un’autorizzazione più rapida possibile è cruciale, come ha sottolineato il ministro della Salute, Roberto Speranza. Nel frattempo l’Unione europea ha acquistato altri 100 milioni di dosi del vaccino Pfizer-Biontech.

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