(Foto: Mattthewcat/Pixabay)

Il vaccino anti-Covid sviluppato da Pfizer/BioNTech sembrerebbe essere altrettanto efficace nel proteggerci dalle varianti del coronavirus, anche quelle più contagiose. Proprio come la cosiddetta variante inglese, la B.1.17, identificata per la prima volta nel Regno Unito e, poi, in altre parti del mondo (compresa l’Italia). A dimostrarlo è un piccolo studio apparso su bioRxiv, che deve quindi essere ancora sottoposto a revisione, dei ricercatori della BionTech e di Pfizer. Risultati, comunque, incoraggianti che dimostrano per la prima volta come un vaccino autorizzato possa continuare ad essere efficace contro questa variante e che offrono, perciò, la speranza che non bisognerà ripartire da zero e sviluppare, quindi, un altro vaccino da capo.

La settimana scorsa, ricordiamo, Pfizer aveva già diffuso i dati di alcuni test di laboratorio in cui era stato dimostrato come il suo vaccino risultasse efficace contro una mutazione chiave, la N501Y, trovata sia nella variante inglese che in quella sudafricana. Gli autori del nuovo studio, quindi, si sono basati su questi test e da qui si serviti dei cosiddetti pseudovirus, virus sintetici che, in questo, caso, sono stati caratterizzati da 10 mutazioni (sulla proteina spike) tipiche della variante inglese. Per le sperimentazioni, i ricercatori hanno analizzato campioni di sangue prelevati da 16 partecipanti (un campione, va precisato, davvero molto piccolo) vaccinati con il Bnt162b2, il vaccino a mRna di Pfizer, osservando che le sue capacità di neutralizzare il virus erano equivalenti a quelle dimostrate con il coronavirus di riferimento (quello di Wuhan).

Sebbene i risultati siano rassicuranti, avvertono gli autori, il coronavirus dovrà comunque essere costantemente monitorato per verificare che il vaccino continui a offrire una protezione anche contro nuove varianti. “È molto improbabile che la variante inglese sfugga alla protezione fornita dal vaccino”, commenta a Reuters Jonathan Stoye, ricercatore del Francis Crick Institute. Sebbene sia possibile che alcune nuove varianti, che per ora si sono dimostrate essere più contagiose ma non più aggressive, possano sfuggire ai vaccini disponibili oggi, l’esperto chiarisce che questi generano risposte immunitarie incredibilmente robuste da poter perdere parte della loro potenza, ma non la loro capacità di protezione dalla Covid-19. “Le varianti con questa mutazione potrebbero ridurre l’efficacia del vaccino, anche se molto probabilmente tutti i vaccini attuali rimarrebbero ancora altamente efficaci”, aggiunge Paul Hunter, della University of East Anglia.

Ricordiamo che sia il vaccino Pfizer/BioNTech che quello di Moderna sono entrambi a mRna e possono essere rapidamente adattati per affrontare nuove mutazioni nel coronavirus. A detta dei ricercatori sarebbero necessarie solamente 6 settimane per apportare le modifiche necessarie. E mentre BioNTech ha già in programma di pubblicare a breve un’analisi più dettagliata del probabile effetto del suo vaccino sulla variante sudafricana, anche AstraZeneca, Moderna e CureVac stanno testando se i loro rispettivi vaccini saranno in grado di proteggere dalle varianti più contagiose. Anche se per ora non hanno diffuso alcun risultato.

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