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Quando l’11 agosto scorso il presidente Vladimir Putin ha annunciato l’approvazione del primo vaccino contro il coronavirus, da egli considerato sicuro e efficace, non c’è stata l’ondata di entusiasmo che una simile positiva notizia avrebbe dovuto suscitare, soprattutto tra la comunità scientifica internazionale. Il motivo è che della sperimentazione, semplicemente, non si sapeva quasi nulla: nessun dato era stato pubblicato.

La novità di questi giorni è che ora qualche informazione c’è ed è disponibile su Lancet, una delle più prestigiose riviste scientifiche di settore. Peccato che molti esperti non siano rimasti soddisfatti di quanto riportato nell’articolo a firma di Denis Logunov e colleghi, e chiedono delucidazioni.

I dubbi della comunità scientifica

Uno dei firmatari della lettera aperta a Lancet e agli autori della sperimentazione sul vaccino Sputnik V (chiamato così in ricordo del primo satellite sovietico lanciato nello spazio) è Enrico Bucci, il biologo italiano, docente alla Temple University di Philadelphia che sui suoi profili social e sulla pagine del Foglio spiega cosa c’è che non va nei dati dei ricercatori russi.

In primis i dati pubblicati rientrano nella fase 1/2 di sperimentazione del candidato vaccino, ma non appartengono a un singolo studio. I lavori in realtà sono due, uno sul vaccino in soluzione e l’altro su una formulazione liofilizzata, e ciascuno condotto coinvolgendo un numero esiguo di volontari (in totale 40). Troppo pochi per poter concludere che Sputnik V sia sicuro ed efficace, ma sufficienti – secondo i firmatari della lettera aperta – per essere moderatamente ottimisti nel proseguimento della sperimentazione su un numero di persone più ampio.

Ad aumentare le preoccupazioni degli scienziati mondiali, inoltre, c’è il fatto che non solo i dati sono pochi ma ci siano anche apparenti incongruenze, “che sollevano dubbi tali da richiedere la disponibilità dei dati originali dello studio per poter essere dissipati”, scrive Bucci sul Foglio.

Un portavoce di Lancet ha rilasciato una dichiarazione all’agenzia Afp sostenendo che, come sempre prima della pubblicazione, il lavoro è stato valutato da esperti indipendenti. Tuttavia ha inoltrato la lettera dei colleghi agli autori russi, sollecitando una risposta utile alla discussione.

La risposta degli scienziati russi

Secondo l’agenzia di stampa russa Ria Novosti, gli autori avrebbero già inviato una dettagliata risposta alla rivista e Denis Logunov, parlando alle agenzie russe Meduza e Tass, ha aggiunto che “l’Istituto Gamaleya respinge categoricamente le accuse mosse da un gruppo di scienziati circa l’inesattezza dei dati statistici pubblicati su Lancet. I dati sono affidabili e accurati e sono stati esaminati da cinque revisori di Lancet, il protocollo clinico nella sua interezza è stato presentato agli editori della rivista”.

Eppure, sostiene un numero sempre maggiore di esperti internazionali (russi compresi), ci sono evidenti duplicazioni di dati, una condizione altamente improbabile visto l’esiguo numero di partecipanti alla sperimentazione. Se è vero che Lancet è in possesso di tutti i dati sperimentali – insiste la comunità scientifica internazionale – allora perché non li rende noti?

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