Riconoscimento facciale all’aeroporto di Linate (Milano – 2020-10-28, Massimo Alberico, Ipa)

A Dubai il futuro dei viaggi aerei è scritto negli occhi. Nell’aeroporto internazionale più trafficato al mondo, il nuovo standard dei controlli sono gli scanner dell’iride, che verificano l’identità dei passeggeri senza che questi debbano mostrare passaporti o carte di imbarco. In un periodo in cui, a causa della pandemia di Covid-19, ogni contatto può essere a rischio e le code sono viste con sospetto come momenti di assembramento, le tecnologie biometriche, che sbrigano le stesse verifiche senza passaggi di carta tra le mani e in pochi secondi, hanno guadagnato un’improvvisa popolarità. Al punto da diventare le candidate per progettare il prossimo futuro dei viaggi aerei. Secondo un recente studio di Sita, multinazionale specializzata in informatica per il mondo aereo, tra  146 aeroporti analizzati il 45% ha avviato progetti strutturati sulla biometria e il 38% è in fase di ricerca e sviluppo, con orizzonti di consegna al 2023.

In Italia è Linate l’aeroporto di testa per queste sperimentazioni. Poco prima dello scoppio della pandemia, a dicembre del 2019, lo scalo cittadino di Milano ha avviato il progetto Face boarding, che sostituisce il controllo di documenti e carta di imbarco con il riconoscimento facciale. “Lo abbiamo ufficialmente aperto al pubblico il 22 febbraio 2020 e l’abbiamo di fatto usato a regime solo per due settimane, prima di chiudere Linate per l’emergenza Covid”, racconta Riccardo Kustermann, direttore quality client & management di Sea, la società che ha in gestione gli scali ambrosiani di Linate e Malpensa.
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Il lockdown in cui è piombata l’Italia lo scorso marzo, che ha ispirato la ricerca di soluzioni tra le quali i passaporti sanitari digitali, in Europa e nel mondo (tra gli ultimi, quello di Ibm per lo stato di New York), ha messo in standby il test del Face boarding, che Sea contava di chiudere a fine 2020. “Ma per sperimentare con numeri importanti di passeggeri, lo abbiamo prorogato a fine agosto 2021”, prosegue Kustermann. E si sta già pensando di estenderlo fino ad agosto 2022.

Se è Covid-19 il trampolino di lancio per la diffusione di tecnologie biometriche, per la società milanese il riconoscimento facciale applicato ai controlli all’imbarco può far parte di quella nuova normalità degli aeroporti anche quando la pandemia sarà un ricordo. “Questa soluzione rende più semplice l’esperienza del passeggero, che vuole avere meno contatti possibili, ma è utile anche in accezione di sicurezza rispetto alla normalità di un controllo fatto da una persona che guarda una carta di identità – spiega Fabio Degli Esposti, responsabile Ict di Sea -. In uno scenario normale, ma a questo punto anche per gli scenari futuri, una delle tecnologie più idonee per trasformare l’aeroporto è il biometrico”. Nell’indagine di Sita il 64% degli aeroporti analizzati conta di lanciare entro il 2023 imbarchi che sfruttano tecnologie biometriche per accelerare o automatizzare i processi.

Riconoscimento facciale all'aeroporto di Linate (foto Sea, febbraio 2020)
Riconoscimento facciale all’aeroporto di Linate (foto Sea, febbraio 2020)

Come funziona il Face boarding di Linate

Quando arriva allo scalo, anziché andare al gate con la carta di imbarco da far leggere ai tornelli di ingresso, il passeggero che usa questa tecnologia deve registrarsi. Ovvero associare il proprio volto a quello dei documenti d’identità. Si parte da uno dei chioschi dedicati al Face boarding. “Il passeggero scansiona il proprio documento di identità, da cui viene estratta l’immagine del volto, che viene confrontata con l’immagine del volto del passeggero rilevata nello stesso momento da una telecamera”, spiega Kustermann. L’algoritmo non salva la fotografia ma, misurando la distanza tra 84 punti salienti del volto, genera una stringa di codice. La procedura dura meno di un minuto.

“A quel punto si genera un token virtuale che associa la stringa di dati che corrisponde al modello del volto, il passaporto e la sua carta di imbarco”, spiega Kustermann. Questa sorta di “gemello virtuale” viaggia attraverso i controlli, che così evita di dover mostrare i documenti. “All’ingresso dell’area dei controlli di sicurezza, anziché leggere la carta di imbarco, il passeggero va ai tornelli dedicati al Face Boarding, abbassa la mascherina e in 2-3 secondi avviene il riconoscimento”, racconta il dirigente. Stessa cosa ai varchi o ai gate: una colonnina con una telecamera inquadra il volto e accende luce verde quando completa il riconoscimento, dando così il via libera al passeggero.

Oggi il test è in corso sulla tratta Milano-Roma di Alitalia, una delle più trafficate a Linate. Ma ci sono già discussioni con la compagnia, che copre il 65% dei voli dello scalo, per estenderla ad altre tratte che abbiano numeri consistenti di passeggeri, come la Milano-Napoli. In parallelo Sea vuole potenziare chioschi e varchi dedicati. I primi passeranno da due a quattro dopo la fine dei lavori di ristrutturazione allo scalo, così come i sistemi di verifica all’altezza dei controlli di sicurezza. Da due dovrebbero passare a tre i finger attrezzati e da uno a due i gate.

Riconoscimento facciale all'aeroporto di Linate (foto Sea, febbraio 2020)
Riconoscimento facciale all’aeroporto di Linate (foto Sea, febbraio 2020)

L’uso dei dati

L’unico dato su cui Sea non si sbottona è quello dei passeggeri che l’hanno adottato. Il test era pensato per intercettare il traffico “repeat”, di professionisti che salgono e scendono dall’aereo anche più volte a settimana, ma il blocco causato dall’emergenza coronavirus ha sospeso i voli e ridotto il passaggio. “Diciamo che chi la usa, la riusa”, dice Kustermann. Il prolungamento del test ha proprio l’obiettivo di mettere la tecnologia alla prova di una normale settimana di arrivi e partenze a Linate, dove un passeggero transita anche cinque volte in un anno. 

Ed è il motivo per cui Sea è, al contrario, meno interessata a sperimentarla a Malpensa, dove la media a passeggero è di 1,4 volte l’anno e, nelle aree del controllo passaporti, sono già in uso gli e-gate, che confrontano i volti con quelli negli archivi delle forze dell’ordine. “E non è la nostra priorità che i due sistemi si integrino”, dice Kustermann. Sea spiega che il Face boarding non condivide i dati con i database della polizia.Sostituisce un controllo della validità del documento, effettuando un match a livello locale”, aggiunge il responsabile..

Il dato viene salvato su una server farm collocata a Linate e “cancellato quando il passeggero parte”, spiega Degli Esposti, “a meno che non dia l’assenso a conservarlo per un anno, per evitare di dover ripetere la registrazione alla partenza. Il sistema è protetto dall’algoritmo di cifratura Sha-256, che garantisce a oggi elevati standard di sicurezza, “ma anche altre funzionalità avanzate garantiscono che il volto inquadrato sia vivo, prevenendo frodi tentabili attraverso l’uso di maschere o fotografie. La comunicazione viene fatta con il protocollo di sicurezza Tls 12 e a essere trasmessa non è l’immagine del passeggero ma una stringa di codice”, dice Degli Esposti.

Alla sperimentazione, di cui è stato preliminarmente informato il Garante della privacy secondo quanto appreso da Wired, sono partner Everis e Dormakaba, azienda che sviluppa i tornelli. Il gestore degli scali ha anche creato un’app per la registrazione con Face boarding. “Sarà l’elemento che ne aumenterà sicuramente l’utilizzo”, dice Degli Esposti. D’altronde a Linate si pensa ad altre applicazioni del Face boarding, come l’associazione del volto con l’etichetta del bagaglio, per spingere la consegna del bagaglio da stiva autonoma e non al banco di check-in.

Riconoscimento facciale all'aeroporto di Linate (foto Sea, febbraio 2020)
Riconoscimento facciale all’aeroporto di Linate (foto Sea, febbraio 2020)

Sicurezza sanitaria e protezione delle informazioni

Anche per l’Ente nazionale aviazione civile (Enac) è luce verde. “Il progetto non incide sui compiti istituzionali della polizia ma riduce i tempi del check-in e realizza un’effettiva tra documento e passeggero”, commenta Monica Piccirillo, direttrice della direzione aeroportuale della Lombardia. E aggiunge: “Questa iniziativa è utile in questo periodo per organizzare le misure di prevenzione garantendo un servizio al passeggero con una notevole contrazione dei tempi di contatto e con il certificato che chi possiede il documento è la stessa persona che si presenta in aeroporto si evita il rischio che si imbarchi qualcuno con un documento che non gli appartiene”

Tuttavia, non mancano alcuni rischi di cui si dovrà necessariamente tenere conto in un prossimo futuro”, spiega a Wired Riccardo Coluccini, giornalista esperto di sorveglianza e coordinatore per l’Italia della campagna Reclaim your face, che promuove il divieto a livello europeo di utilizzare il riconoscimento facciale. “Il continuo ricorso a tecnologie per il riconoscimento dei volti e l’autenticazione delle identità normalizza la presenza di metodologie sempre più invasive che già in altri ambiti, come quello dell’ordine pubblico, vengono promosse in chiave di prevenzione e repressione dei crimini – commenta Coluccini -. E questo senza che, in molti casi, vi siano reali benefici per gli utenti o per le strutture che le adottano”.  

A preoccupare sono anche i rischi cibernetici, che crescono proporzionalmente all’espandersi del perimetro informatico che contiene i nostri dati. La stessa Sita, specializzata nel campo del software per il settore aeronautico e oggi tra le principali promotrici di tecnologie per il rilevamento dei volti, è stata vittima di un attacco informatico all’inizio del 2021 nel quale sono stati esposti i dati dei passeggeri frequent flyer di numerose compagnie aeree.  

Riconoscimento facciale all'aeroporto di Linate (foto Sea, febbraio 2020)
Riconoscimento facciale all’aeroporto di Linate (foto Sea, febbraio 2020)

Gli scenari in Europa

“Riteniamo che sia un progetto da implementare su altri scali” in Italia, commenta Piccirillo. In Spagna, per esempio, si è fatto a Minorca. Sempre con un tandem tra la svizzera Dormakaba (2,5 miliardi di franchi di giro d’affari nel 2019) e la spagnola Everis, 1,45 miliardi di ricavi nel 2019 da progetti di trasformazione digitale. Everis, in particolare, è impegnata in molti cantieri nel campo biometrico. Compresi appalti pubblici con agenzie europee come Frontex (che controlla le frontiere) ed Eu-Lisa (che fornisce informatica per la sicurezza). A inizio marzo il consorzio di aziende che guidava ha siglato con le due agenzie un contratto da 442 milioni di euro. Everis non ha risposto alle domande di Wired in merito al progetto di Linate. 

La Spagna sembra guidare la corsa alla biometria in aeroporto in Europa. Di recente test sono stati annunciati negli scali di Valencia e Bilbao. In Portogallo, invece, ha sede la multinazionale VisionBox, che a gennaio del 2020 ha avviato un progetto sperimentale per l’imbarco tramite riconoscimento facciale al terminal 1 dell’aeroporto di Fiumicino, sulla rotta Roma-Amsterdam operata da Klm. Anche in questo caso, secondo quanto appreso da Wired, il Garante privacy è stato informato all’inizio della sperimentazione, la quale tuttavia è stata interrotta con la chiusura dell’intero terminal, in seguito allo scoppio della pandemia. “Con il supporto di Enac e della polizia di Stato, Fiumicino è il primo aeroporto del paese a lanciare una sperimentazione di sei mesi di controlli di sicurezza e di auto-imbarco basati sulla biometria”, si legge in un comunicato rilasciato dall’azienda portoghese all’inizio del 2020, che tuttavia non ha risposto a una richiesta di commento da parte di Wired.

A gestire il traffico di passeggeri – e le informazioni biometriche a essi collegate – è il software proprietario Orchestra, sviluppato dall’azienda portoghese, la quale guarda con interesse all’implementazione dello European entry-exit system (Ees), che entro il 2022 dovrebbe permettere ai 26 paesi comunitari dell’area Schengen (l’Irlanda ne è esclusa) di integrare le funzioni di riconoscimento facciale per i viaggiatori che entrano o escono dallo spazio di libera circolazione. Potrebbe essere proprio in quest’ottica che anche l’aeroporto di Fiumicino ha avviato la sperimentazione per il controllo dei volti all’imbarco, sulla tratta Roma-Amsterdam. Un progetto che comunque è stato quasi immediatamente interrotto e del quale non è possibile conoscere dettagli o statistiche, fanno sapere da Roma. Pandemia permettendo, prima o poi si tornerà a viaggiare, e anche le tecnologie biometriche sono in fila all’imbarco

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