(foto: Andresr via Getty Images. La mammografia per lo screening del tumore al seno)
(foto: Andresr via Getty Images. La mammografia per lo screening del tumore al seno)

In Europa nel 2019 ci saranno 1,4 milioni di morti per cancro. Questi sono le nuove previsioni di uno studio statistico, tutto italiano, condotto dall’università Statale di Milano, che ha fornito in anticipo una possibile stima dei decessi per l’anno 2019, indicando quali tumori sono ancora in crescita e legati ad una maggiore mortalità. In generale calano le percentuali di decessi dovuti al cancro sia fra gli uomini che fra le donne. In particolare, in vari paesi diminuisce l’incidenza di morti associate al tumore della mammella, inclusa l’Italia, che registra un calo quasi del 10% dei decessi per questa neoplasia. Tutti i risultati sono pubblicati su Annals of Oncology.

I ricercatori hanno studiato le percentuali di decesso nei paesi dell’Unione Europea per tutti i tipi di cancro e in particolare hanno analizzato l’andamento della mortalità per alcuni tumori nei sei paesi più ampi dell’Ue, ovvero Francia, Germania, Italia, Polonia, Regno Unito e Spagna. Per fornire le previsioni hanno utilizzato i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità e i database Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea.

I decessi
Dallo studio è emerso che i decessi per tumore, nell’Unione europea, saranno circa pari a un milione e 400mila, una cifra maggiore di quella registrata ad esempio nel 2014, in cui i casi erano stati un milione e 350mila. Tuttavia, se si studiano le percentuali di decessi divise per età ci si rende conto che i casi complessivi di morte per cancro sono diminuiti del 5,9% fra gli uomini e del 3,6% fra le donne.

Il tumore al polmone
Il tumore al polmone rimane in assoluto il più grande killer. I numeri parlano di più di 183mila decessi nel sesso maschile e quasi 97mila nel sesso femminile per tumore al polmone. E questo dato richiama l’attenzione sull’abitudine al fumo, che è ancora elevata nei paesi europei, rispetto ad esempio agli Stati Uniti: si parla del 20% della popolazione adulta contro il 15%. Nonostante sia elevata, la mortalità è comunque in calo fra gli uomini (-9,2% calo medio per i 6 paesi europei considerati) mentre è in crescita nel sesso femminile (+4,4%). Questa stima potrebbe essere il frutto del fatto che, come sta avvenendo in Italia, in percentuale le donne fumatrici sono aumentate: nel nostro paese l’Istituto superiore di sanità riferisce che il divario nell’abitudine al fumo fra uomini e donne è quasi azzerato.

Il tumore alla mammella
Un dato positivo, poi, riguarda il caso del tumore alla mammella, che in Italia farà registrare un tasso di mortalità inferiore ben del 9,7%. Questa diminuzione è dovuta ai miglioramenti nello screening nella gestione della malattia. Questa percentuale cala in tutti e sei i paesi europei studiati con particolare attenzione (la Germania tocca un -12,5%) ad eccezione della Polonia, che registra un +6,1%. “La Polonia e altri paesi dell’Europa orientale non hanno mostrato andamenti favorevoli di mortalità per tumore alla mammella”, spiega Carlo La Vecchia della Statale di Milano. “Ciò evidenzia le necessità di migliorare la diagnosi e il trattamento della patologia in questi paesi”.

Nei sei paesi, inclusa l’Italia, è in calo, in media, anche la mortalità per alcuni altri tumori considerati, come il cancro allo stomaco e al colon-retto, alla vescica, le leucemie, alla prostata e all’ovaio. 

Il tumore al pancreas
Mentre la mortalità per tumore al pancreas rimane stabile nell’uomo e cresce leggermente nella donna. Questa neoplasia è associata ancora ad una mortalità elevata, soltanto il 9% dei pazienti in Italia è vivo a distanza di cinque anni dalla diagnosi.

È probabile che ci sia un collegamento con il consumo di tabacco, come spiega La Vecchia, che è il maggior fattore di rischio noto per questo tumore. “Inoltre, si è registrato un aumento delle persone in sovrappeso e del diabete – condizioni entrambe associate al tumore del pancreas”, prosegue l’esperto. Inoltre, le ricerche e il progresso terapeutico sono rallentati. “Questo anche perché, essendoci pochi lungo-sopravviventi, mancano pazienti che diano visibilità al problema”.

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