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Rispetto ai reclami presentati da cittadine e cittadini, in tema di violazione dei dati personali, il Garante della privacy irlandese ha dichiarato di non essere obbligato a prendere alcuna decisione, ammettendo di fatto di operare in maniera contraria a quanto stabilito dal diritto comunitario. È quanto si apprende dall’audizione della commissario irlandese per la protezione dei dati personali (Dpc), Helen Dixon, di fronte alla commissione Giustizia del parlamento d’Irlanda. L’autorità è stata accusata, lo scorso marzo, di non aver applicato correttamente le misure previste dal Regolamento generale per la protezione dei dati personali (Gdpr), nel contesto di un ricorso contro Facebook per il trasferimento dei dati degli utenti negli Stati Uniti. Così è stata chiamata a deporre davanti alla commissione Giustizia per rispondere del suo operato.

L’audizione si è svolta alla presenza della commissione Giustizia e di Max Schrems, attivista per la protezione dei diritti digitali che ha sollevato due ricorsi contro Facebook, mettendo in crisi le regole dello scanbio dei dati tra Unione europea e Stati Uniti. In questo contesto, la commissario Dixon ha dichiarato che, secondo il Gdpr, il Garante è obbligato a gestire” i reclami e non a “decidere” su di essi. “In realtà” ha aggiunto “non c’è alcun obbligo per il Dpc di prendere una decisione su nessun reclamo”.

Il Dpc ha quindi usato come giustificazione del suo operato l’’interpretazione della formula “gestire i reclami” come svincolante dal prendere delle decisioni. Tuttavia, come riportato dal sito dell’organizzazione per i diritti digitali Noyb, guidata dallo stesso Schrems, il diritto alla protezione dei dati è garantito dall’articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione e le autorità nazionali per la protezione dei dati sono incaricate di far rispettare questo diritto per ogni utente, in maniera gratuita e in un tempo ragionevole.

In Irlanda hanno sede Facebook, Google e altre grandi compagnie digitali. Per questo, ogni causa intentata contro queste aziende, da parte di un cittadino o di una cittadina dell’Unione europea, in tema di utilizzo dei dati personali e di rispetto della privacy, deve passare dall’autorità irlandese. Tuttavia, come riporta Noyb, nell’ultimo anno su 10mila reclami presentati al Dpc, solo 6 o 7 hanno ricevuto una decisione formale. Questo significa che il Garante non si è pronunciato sul 99,93% delle cause, nonostante riceva finanziamenti pari a 19,1 milioni di euro proprio per garantire il rispetto delle misure del Gdpr.

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