(foto: Stefano Guidi/Getty Images)

Curiosando tra le righe di codice dell’app VerificaC19 si può scoprire che in Italia non esiste un sistema per revocare il green pass in caso di positività successiva alla vaccinazione. Il che tecnicamente sarebbe anche corretto, poiché quello che in Italia è chiamato green pass non è altro che il Covid-19 Green Certificate europeo, una certificazione personale che attesta che il suo possessore sia guarito dal Covid, abbia fatto un tampone molecolare negativo o sia stato sottoposto a una o due dosi di vaccinazione: una positività non può cancellare il fatto che una persona si sia vaccinata. È ovviamente necessario però un sistema che metta in pausa la validità del green pass in caso di malattia o frode, in modo che una persona con il certificato valido non possa andarsene in giro quando dovrebbe invece effettuare la quarantena. Nonostante la legge lo preveda, però, in Italia attualmente questo non è possibile.

Nell’Unione Europea non esiste un database condiviso che raccoglie tutti i dati sanitari dei cittadini europei. È necessario quindi, per spostarsi tra gli stati, dimostrare tramite un certificato accompagnato da un documento d’identità di essere guariti dalla malattia o di essersi vaccinati. Nella maggior parte dei paesi europei si è pensato a una soluzione che permettesse di revocare – o almeno temporaneamente sospendere – le certificazioni in casi quali una positività al coronavirus, o in caso di certificati contraffatti o trafugati. Un sistema di sospensione, tuttavia, in Italia non esiste.

A svelare questo particolare è stato il docente e imprenditore Matteo Flora, con la collaborazione dell’avvocato Carlo Piana e dell’ingegnere informatico e professore di cybersicurezza al politecnico di Milano Stefano Zanero.

In un video pubblicato su YouTube, Flora spiega il problema evidenziando come “nonostante la legge italiana dica «se ti ammali ti revoco il green pass», questo non è tecnicamente possibile nell’infrastruttura che esiste adesso”.

Infatti, nonostante il Dpcm che regola l’utilizzo dei green pass dica a chiare lettere che la certificazione verde potrà essere revocata da una struttura pubblica, da un medico di medicina generale o da un pediatra di libera scelta, nel codice dell’applicazione VerificaC19 non esiste un sistema per farlo.

E non esiste per un motivo ammesso dagli stessi sviluppatori: perché creerebbe una “deny list” contenente i nominativi dei cittadini a cui sono stati sospesi i green pass, una violazione della loro privacy. Per controllare se un green pass fosse nella lista, l’applicazione VerificaC19 dovrebbe inoltre operare online – cosa che ora non avviene, poiché l’applicazione funziona solo offline – per attingere al database dei sospesi confrontando i dati dei pass scansionati e, anche in questo caso, violando la privacy degli utenti.

In Italia quindi si è optato per un sistema più comodo che autorizzasse una singola volta la certificazione verde dandole validità fino alla sua data di scadenza. Una scelta comoda che, però, è stata fatta a discapito dell’implementazione di un sistema che consenta l’invalidazione dei certificati e, soprattutto, mettendo a rischio la salute delle persone. Il decreto che regola la revoca dei green pass è stato stilato senza verificarne l’attuabilità pratica mediante uno strumento deputato alla funzione.

Il ministero della Salute dovrebbe trovare un sistema che permette di rispettare la privacy dei cittadini e nel contempo consente la revoca temporanea delle certificazioni, almeno in caso di attestata positività. Altrimenti, il risultato sarà simile a nascondere la polvere sotto il tappeto.

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