Palazzo Madama, sede del Senato (Di Dora Dragoni, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=54630099)

È in corso al Senato della Repubblica l’International Covid Summit – Esperienze di cura dal mondo, un convegno pubblico, dal 12 al 14 settembre, con specialisti da vari paesi del mondo che discutono di terapie in ambito domiciliare (non nei ricoverati) contro Covid-19. In particolare, il 13 settembre si è tenuto un incontro al Senato, organizzato dalla senatrice della Lega Roberta Ferrero, sulle terapie domiciliari per trattare il coronavirus.

L’evento ha visto la presenza del senatore della Lega Alberto Bagnai e l’assessore alla sanità del Piemonte Luigi Genesio Icardi. La lista dei partecipanti è pubblica e ha suscitato varie polemiche. Perché, come si legge nell’elenco, sono stati invitati a intervenire anche medici che in precedenza hanno sostenuto teorie contrarie ai vaccini e che supportano l’impiego di terapie non approvate e sconsigliate. Parliamo per esempio dell’idrossiclorochina, il cui utilizzo, ricordiamo, non è attualmente raccomandato, e dell’ivermectina, in corso di studio in specifici trial, anche questa sconsigliata, in assenza di prove sufficienti.

Al convegno farmaci sconsigliati dalle autorità

Prendono parte all’incontro al Senato due specialisti del Movimento Ippocrate, un gruppo di medici, ricercatori e altri operatori formatosi con la pandemia, che si propone di curare precocemente i pazienti Covid con alcune terapie, attualmente non approvate. Fra queste, idrossiclorochina, ivermectina e colchicina (eventualmente in combinazione con altre terapie), farmaci che, come riportato dalla stessa pagina di IppocrateOrg (in una sorta di liberatoria) sono sconsigliati dalle autorità sanitarie.

Fermo restando che questi medicinali sono sottoposti a specifiche sperimentazioni ancora in corso, ad oggi non ci sono prove sostanziose della loro efficacia, che provengano da studi ben strutturati (cioè su un ampio numero di pazienti, che seguono determinati standard e sono randomizzati controllati). Oppure in altri casi i dati hanno dimostrato che non c’è una maggiore efficacia con l’utilizzo di queste terapie. In calce alla liberatoria il sito riporta alcune pubblicazioni sull’uso di questi medicinali, ma non si tratta di trial clinici con le caratteristiche segnalate sopra.

L’idrossiclorochina

Sull’idrossiclorochina, lo sappiamo, c’è stato un ampio dibattito, a tratti poco chiaro (con uno studio su Lancet prima pubblicato e poi ritirato), che ad oggi ha portato all’interruzione da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) della somministrazione del medicinale al di fuori delle sperimentazioni cliniche. In un articolo di commento su The American Journal of Medicine del 23 agosto scorso, un gruppo di ricercatori dello Schmidt College of Medicine in Florida ha pubblicato un’analisi di tutte le prove raccolte sull’idrossiclorochina, sia come profilassi post-esposizione al virus, sia nei pazienti ricoverati con Covid-19. La conclusione degli autori è che ci sono prove ancora più forti a sostegno dell’interruzione del trattamento con questo farmaco.

Dall’ivermectina alla colchicina

Anche l’ivermectina, che negli Stati Uniti ha fatto registrare un boom nelle vendite, non è raccomandata per Covid-19. La somministrazione deve avvenire soltanto all’interno dei trial e secondo le prove attuali l’ivermectina non porta un miglioramento superiore rispetto a quello di un placebo. Un effetto maggiore, secondo l’Agenzia europea del farmaco (Ema), si può manifestare con dosi massicce, più alte di quelle consentite, ma che sono potenzialmente associate a effetti collaterali importanti.

La colchicina è un vecchio farmaco utilizzato in alcuni disturbi a base auto-infiammatoria e nella gotta. Attualmente è in corso di studio con risultati preliminari promettenti ma ancora non ha concluso l’iter della sperimentazione e non è approvata per Covid-19.

Vaccini e reazioni avverse

Inoltre, sempre al convegno ci sono medici che in precedenza hanno sostenuto ipotesi contrarie all’uso dei vaccini, mettendo in guardia sulle reazioni avverse. Riguardo ai vaccini, che si sono dimostrati sicuri ed efficaci, sono state somministrate, come riporta Our World in Data, 5,76 miliardi di dosi e 3,32 miliardi di persone al mondo hanno ricevuto sia la prima sia la seconda dose. Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sulle reazioni avverse, dall’inizio della campagna vaccinale fino al 26 agosto 2021 in Italia ci sono 119 segnalazioni ogni 100mila dosi, di cui circa l’86% non gravi. Solo 13 eventi sono stati classificati come gravi ogni 100mila dosi. Nel nostro paese le dosi totali somministrate sono più di 81 milioni e le persone che hanno completato il ciclo vaccinale sono 38,7 milioni, ovvero il 64% della popolazione.

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