Riconoscimento facciale (Getty Images)

La diffusione dei sistemi di videosorveglianza con riconoscimento facciale ha acceso un ampio dibattito, all’estero e in Italia, rispetto alle implicazioni di queste tecnologie sulla tutela dei dati personali e su possibili abusi. Per questo motivo, la commissione Affari costituzionali discuterà oggi, 26 maggio, la proposta di legge per una moratoria sull’utilizzo dei sistemi di sorveglianza biometrica nei luoghi pubblici, presentata dal deputato del Partito democratico Filippo Sensi . La proposta prevede la sospensione temporanea di tutti questi sistemi nei luoghi pubblici fino a quando non sarà stata formulata un’adeguata legge nazionale, ma non oltre il 31 dicembre di quest’anno.

Le tecnologie per la videosorveglianza con sistemi biometrici di riconoscimento facciale si stanno sviluppando sempre più velocemente, diventando più diffuse, invasive e capillari. A causa di questa velocità, le legislazioni nazionali faticano a mantenere il passo dello sviluppo tecnologico, andando a creare vuoti normativi che possono portare a violazioni delle libertà e dei diritti delle persone. Nel nostro paese, non esiste ancora una legge che disciplini l’utilizzo dei sistemi di videosorveglianza con riconoscimento facciale, specificandone i criteri di ammissibilità e le garanzie conformi alle indicazioni del Garante della privacy. Pertanto, l’importanza della moratoria che sarà discussa oggi sta nel dare al Parlamento una giusta tempistica per legiferare in merito e, nello stesso tempo, garantire la tutela dei diritti delle persone.

Il primo articolo della proposta prevede la sospensione dell’utilizzo di ogni sistema di videosorveglianza con riconoscimento facciale biometrico, in tutti i luoghi pubblici, da parte delle autorità o di soggetti privati, fino all’entrata in vigore di una legge ad hoc o comunque non oltre il 31 dicembre di quest’anno. Nel novero degli impianti sospesi non sono compresi quelli autorizzati dalla normativa vigente, si legge nella bozza, impiegati a supporto delle attività istituzionali nei settori della difesa e della sicurezza.

L’articolo 2, invece, fissa le sanzioni amministrative pecuniarie per chi installi o utilizzi sistemi biometrici nel periodo di moratoria. Le sanzioni sono regolate dall’articolo 166 del codice di protezione dei dati personali del 2003 e dal decreto legge 51 del 2018, che all’articolo 42 prevede il pagamento di una somma che va da 50mila a 150mila euro. Insieme a Sensi, nominato relatore in commissione Affari costituzionali, hanno firmato la proposta anche i deputati del Pd Marianna Madia ed Enrico Borghi.

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