Redatto da Oltre la Linea.

Le scelte commerciali di un governo italiano vicino alla cosiddetta “Via della seta” non piacciono all’UE. Gli accordi possibili (si parla di ratifica a Palermo) con il progetto del presidente Xi Jinping hanno suscitato la reazione della Commissione Europea, intenzionata a non consentire a nessun Paese di stringere accordi commerciali con altri Stati senza l’accordo di tutti gli altri membri dell’Unione. “Serve una posizione condivisa” dicono da Bruxelles.

E l’attrito non è casuale: l’Italia si è recentemente astenuta, insieme alla Gran Bretagna, nel voto proposto al Consiglio Ue sulle regole di controllo inerenti gli investimenti diretti provenienti da Paesi terzi “per motivi di sicurezza o di ordine pubblico”.

Italia e Gran Bretagna: una delle due ha già detto no all’UE, l’altra ci rimane, ma in posizione critica. Chi parla sempre di Italia sottomessa dovrebbe rivedere le proprie posizioni, la questione è inevitabilmente più complessa e questo governo – sottovoce – sta riservando delle sorprese. Chissà se dureranno.

Ciò nonostante, da sponde europeiste e sinistre provengono dichiarazioni che hanno del bizzarro. Per Antonio Tajani “si dovrebbe essere, almeno così dice il governo, ‘sovranisti’, ma si finisce per essere sempre più succubi delle scelte di altre potenze internazionali, dallaCina alla Russia, senza tutelare l’interesse nazionale”.

Il Partito Democratico, voce che non ha mai dimostrato di curare l’interesse nazionale se non in fatti episodici (si ricordino gli accordi commerciali con l’Iran del governo Renzi), spara ancora più alto, per bocca dell’eurodeputato Nicola Danti: “Lega e 5 Stelle, sempre più servi della Russia e della Cina, hanno messo nero su bianco che vogliono svendere l’Italia al miglior offerente”.

Insomma, qualsiasi variazione dai diktat comunitari, qualsiasi tentativo personale o valutazione autonoma viene bollata, da chi non ha mai fatto nulla per risollevare la posizione italiana sul piano internazionale, come una svendita.

(di Stelio Fergola)

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