Redatto da Oltre la Linea.

In occasione del 25º anniversario della scomparsa del leader nordcoreano Kim Il Sung, pubblichiamo il suo discorso pronunciato all’adunata di massa organizzata a Pyongyang in onore della delegazione del partito e del governo della Repubblica araba siriana, risalente al 1º ottobre 1974 e intitolato “Le truppe d’aggressione dell’imperialismo americano devono ritirarsi incondizionatamente dalla Corea del sud”, che costituisce una pietra miliare nella storia della lunga e fortunata alleanza fra Siria e Corea sul fronte della comune battaglia per la sovranità nazionale:

A SOSTEGNO DELLA SIRIA E DEI POPOLI ARABI

Vostra eccellenza, stimato Presidente Hafez al-Assad,

Signori nostri onorevoli ospiti dalla Siria,

Cari compagni e amici,

Oggi le diverse categorie della popolazione di Pyongyang si sono riunite qui, nella grande gioia di incontrare la missione d’amicizia del popolo siriano, venuta con un vivo sentimento fraterno verso il popolo coreano.

A nome del Comitato centrale del Partito del lavoro di Corea, del governo della Repubblica popolare democratica di Corea e di tutto il popolo coreano, vorrei augurare ancora una volta un caloroso benvenuto alla delegazione del partito e del governo della Repubblica araba siriana, guidata da Sua Eccellenza il signor Hafez al-Assad, segretario generale del Partito socialista del risorgimento arabo e presidente della Repubblica araba siriana.

Ugualmente rivolgo, per tramite vostro, il saluto amichevole e caloroso del popolo coreano al popolo fratello siriano.

La Corea e la Siria fanno entrambe parte del continente asiatico e i popoli dei nostri due paesi sono strettamente uniti dai legami di un’amicizia militante per via della similitudine delle loro situazioni passate – oppressione e maltrattamenti subiti sotto il dominio coloniale imperialista – e della loro presente lotta per edificare una vita nuova.

Nel corso dei nostri ultimi incontri, abbiamo sentito vivamente che i popoli dei nostri due paesi, benché geograficamente lontani l’uno dall’altro, si trovano assai vicini come compagni d’armi e fratelli combattenti contro nemici comuni.

Questi legami d’amicizia che uniscono i popoli dei due paesi sono stati precisamente allacciati nella comune lotta antimperialista ed anticoloniale.

Noi ammiriamo molto i successi riportati dal popolo siriano nell’edificazione di una società nuova e, in particolare, l’eroismo e l’abnegazione patriottica di cui esso ha dato prova nella guerra di liberazione d’ottobre dell’anno scorso.

Il popolo siriano, sotto la giusta ed eminente direzione di Sua Eccellenza il signor presidente Hafez al-Assad, ha inflitto duri colpi agli aggressori israeliani nel corso di questa guerra e negli accaniti combattimenti che si sono susseguiti sulle alture del Golan. Ciò ha ridimensionato l’orgoglio degli aggressori israeliani e ha aperto una breccia nel loro ambizioso piano d’aggressione per occupare e dominare il territorio arabo per l’eternità.

Ciò ha peraltro rinsaldato nei popoli arabi la convinzione che, se si uniscono strettamente e si sollevano per una giusta causa, possono sconfiggere qualsivoglia nemico, e ha segnato una nuova svolta a favore della soluzione del problema del Vicino e Medio Oriente.

Noi ci rallegriamo della storica vittoria riportata dal popolo siriano come se fosse la nostra e la salutiamo calorosamente.

Tutti i fatti mostrano chiaramente che il popolo siriano, ancorché soggetto a difficoltà momentanee, avanza con sicurezza di vittoria in vittoria nella sua lotta contro l’imperialismo e il sionismo, per lo sviluppo indipendente del paese e la sua integrità territoriale.

Durante la guerra d’ottobre dell’anno scorso, i paesi arabi hanno condotto operazioni congiunte sul piano militare e un’azione comune sul fronte economico, imponendo l’embargo sul petrolio destinato agli imperialisti, il che ha inflitto un colpo più duro che mai agli imperialisti e ai sionisti, e hanno dimostrato che, se si uniscono per lottare un un sol blocco, possono benissimo stringere la gola agli imperialisti.

Ancora oggi i sionisti, con l’attivo sostegno degli imperialisti, lanciano continue aggressioni e provocazioni militari contro i popoli arabi e minacciano gravemente la pace e la sicurezza nella regione del Vicino e Medio Oriente.

E tuttavia gli imperialisti e i sionisti hanno un bell’agitarsi, non sono che gli sforzi disperati di chi è condannato alla rovina.

Se il problema del Vicino e Medio Oriente resta ad oggi insoluto e se la guerra è scoppiata a parecchie riprese in questa regione, tutto ciò si deve alle manovre d’aggressione degli imperialisti americani e dei sionisti.

Una giusta soluzione del problema del Vicino e Medio Oriente esige prima di tutto che sia posta fine alle manovre aggressive degli imperialisti e dei sionisti in questa regione, che gli aggressori israeliani si ritirino dai tutti i territori arabi occupati, e che il popolo palestinesi ricuperi completamente i suoi diritti legittimi.

Il governo e il popolo della Repubblica araba siriana mantengono una posizione rivoluzionaria incrollabile, tesa ad utilizzare tutti i mezzi in loro potere per ricuperare le terre perdute, e si sforzano attivamente per dare un’equa soluzione al problema del Vicino e Medio Oriente.

Il popolo siriano fa grandi progressi nella sua lotta per riparare i danni causati dalla guerra, sviluppare l’industria e l’agricoltura e potenziare le sue forze armate.

Il nostro popolo, nel futuro come in passato, si terrà saldamente a fianco del popolo fratello siriano che si oppone all’imperialismo e al sionismo e che lotta per l’edificazione di una società nuova e sosterrà con forza la sua giusta posizione.

Allo stesso modo, il popolo coreano esprime il suo sostegno totale e la sua ferma solidarietà alla giusta lotta portata avanti dal popolo palestinese per la liberazione completa della sua patria e il ripristino dei suoi diritti legittimi, e alla battaglia di tutti i popoli arabi per la riconquista dei territori arabi occupati e la salvaguardia della loro dignità nazionale.

Oggi la lotta dei popoli arabi contro l’imperialismo e il sionismo si sviluppa di concerto con la lotta comune dei popoli del mondo intero per la pace e la democrazia, l’indipendenza nazionale e il progresso sociale.

Per quanto arroganti e fanfaroni, gli aggressori israeliani non scamperanno alla sconfitta, giacché affidano il loro destino alle forze imperialiste agonizzanti.

I popoli arabi trionferanno a colpo sicuro perché dispongono di vasti territori, di immense risorse materiali e umane e perché appartengono al Terzo Mondo, forza emergente sempre vittoriosa.

Le vittorie riportate dai popoli arabi nella loro lotta contro gli aggressori israeliani sostenuti dall’imperialismo americano sono nostre, così come le vittorie del nostro popolo appartengono ai popoli arabi.

Su istigazione dell’imperialismo americano, gli attuali governanti della Corea del sud  non cessano di abbandonarsi ad atti d’ostilità nei confronti dei popoli arabi, in connivenza con Israele, sostenendo che attaccheranno la nostra repubblica con quella che chiamano «tattica israeliana». Ma poiché questa «tattica israeliana» è stata fatta a pezzi dalla lotta eroica del popolo siriano, il calcolo delle autorità sudcoreane è ugualmente fallito.

Le lotte del popolo coreano e del popolo siriano sono legate dal sostegno reciproco e si completano a vicenda, e questi rapporti si consolidano e si sviluppano con il passare del tempo.

PER L’INDIPENDENZA E LA RIUNIFICAZIONE DELLA COREA

Cari compagni e amici,

Il supremo compito nazionale che incombe oggi sul nostro popolo è riunificare al più presto la patria divisa.

Per realizzare l’opera storica di riunificazione della patria, noi ci poniamo tre maggiori compiti.

In primo luogo, dare un impulso energico all’edificazione del socialismo nella metà nord della repubblica; in secondo luogo, potenziare le forze rivoluzionarie in Corea del sud sostenendo energicamente il movimento democratico della popolazione sudcoreana; in terzo luogo, rinsaldare la nostra solidarietà con le forze rivoluzionarie internazionali.

Sotto la direzione del nostro partito, il nostro popolo porta oggi avanti con successo la costruzione socialista nella metà nord della repubblica concretizzando le idee del Juché.

Nella fase attuale, sotto la bandiera delle tre rivoluzioni – ideologica, tecnica e culturale, – il nostro popolo tutto è impegnato nell’edificazione del socialismo su vasta scala per realizzare il piano sessennale prima della scadenza e raggiungere i grandiosi obiettivi di costruzione previsti per gli anni del prossimo piano a lungo termine ed opera un grande slancio rivoluzionario combattendo la sua energica «battaglia di velocità» su tutti i fronti.

Le prospettive dell’edificazione del socialismo nel nostro paese sono brillanti. Siamo sicuri di raggiungere in un prossimo avvenire i più elevati obiettivi della costruzione del socialismo che abbiamo definito.

La popolazione sudcoreana, incoraggiata dai successi dell’edificazione del socialismo nella metà nord della repubblica, sviluppa senza posa il suo movimento antifascista per la democrazia.

In questi ultimi tempi, a dispetto della barbara repressione fascista, in Corea del sud gli operai, la gioventù studente, gli intellettuali, i religiosi e gli altri strati sociali hanno scatenato di nuovo la lotta anti-«governativa» per la democratizzazione della società, la riunificazione pacifica della patria e la liquidazione dell’attuale sistema di dominio militare e fascista.

Ciò testimonia incontestabilmente che nessuna repressione fascista riesce a soffocare la resistenza del popolo.

La lotta coraggiosa della popolazione sudcoreana contro gli attuali governanti della Corea del sud è una giusta lotta per il diritto all’esistenza e alla democrazia; è una lotta patriottica, perché serve gli interessi nazionali.

Il nostro partito e il governo della nostra repubblica sosteranno con tutte le loro forze e in qualsiasi momento la giusta lotta della popolazione sudcoreana e, in piena unità con essa, accelereranno la riunificazione indipendente e pacifica della patria.

Il problema da risolvere in via prioritaria per la riunificazione del nostro paese è togliere il casco delle «forze delle Nazioni Unite» alle truppe statunitensi che occupano la Corea del sud ed espellerle completamente.

Il ritiro dalla Corea del sud delle truppe straniere che recano l’insegna delle «forze delle Nazioni Unite» è un’esigenza improrogabile del nostro tempo.

Su iniziativa comune di 35 paesi membri dell’Onu ivi compresa la Siria, si è deciso che la 29ª sessione dell’Assemblea generale dell’Onu, attualmente in corso, discuta il problema del ritiro di tutte le truppe straniere stanziate in Corea del sud sotto la bandiera dell’Onu.

In questi giorni gli imperialisti americani, vedendo la situazione evolversi a loro svantaggio, tentano di prendersi gioco dell’opinione pubblica mondiale e di eludere il ritiro delle loro truppe usando pretestuosi sofismi. Essi sostengono che le truppe americane in Corea del sud non sono davvero «forze delle Nazioni Unite», bensì truppe stanziate in virtù del «trattato sudcoreano-americano di difesa reciproca», o che il ritiro delle «forze delle Nazioni Unite» implicherebbe il pericolo di una nuova guerra.

Dichiarare che le loro truppe d’aggressione sono «forze delle Nazioni Unite» quando ritengono favorevole utilizzare il nome dell’Onu per giustificare la loro presenza militare in Corea del sud e affermare che esse non lo sono allorché giudicano sfavorevole vederle indossare il casco delle «forze delle Nazioni Unite», questo è precisamente il modo di ragionare proprio dei gangster, di cui gli imperialisti americani fanno uso abituale.

L’occupazione della Corea del sud da parte delle truppe statunitensi sotto l’insegna delle «forze delle Nazioni Unite» precede di molto la creazione del preteso trattato sudcoreano-americano di difesa reciproca. È questo un fatto storico incontestabile.

È divenuto impossibile giustificare lo stanziamento delle truppe statunitensi in Corea del sud anche servendosi del nome delle «forze delle Nazioni Unite». È a maggior ragione stupido servirsi a tal fine di un patto concluso fra l’imperialismo americano e la cricca dei traditori sudcoreani.

Allo stesso modo, è irrazionale da parte dell’imperialismo americano sostenere che il ritiro dalla Corea del sud delle «forze delle Nazioni Unite» annullerebbe ogni garanzia di esecuzione dell’Accordo d’armistizio e accrescerebbe il pericolo di guerra.

Il mantenimento dell’armistizio in Corea non è garantito dalle truppe statunitensi, ma precisamente dagli sforzi sostenuti, favorevoli alla pace, del governo della nostra repubblica.

Se le truppe straniere, che impediscono la riunificazione pacifica della Corea e generano un rischio di guerra permanente sotto l’insegna delle «forze delle Nazioni Unite», dovessero ritirarsi come da risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu, ciò costituirebbe di per sé una sicura garanzia di mantenimento della pace in Corea, e non potrebbe più porsi nessun altro problema di garanzia.

Se sorgesse qualche problema dopo il ritiro delle truppe straniere, non sarebbe più un problema che richiede l’ingerenza di terzi, bensì un affare interno dei coreani stessi, un affare risolvibile dagli interessati del Nord e del Sud per via negoziale. La Dichiarazione congiunta Nord-Sud costituisce una base sicura per un simile dialogo.

Se sorge qualche problema nel corso del ritiro delle truppe straniere, potrà essere risolto risolto mediante negoziati fra la Repubblica popolare democratica di Corea e gli Stati Uniti, parti direttamente interessate a quel problema.

Noi crediamo che non vi saranno molte questioni da fare al riguardo, perché abbiamo già proposto la conclusione di un accordo di pace alle autorità americane.

Ciò nonostante, esse non fanno che richiamarsi a non si sa quale garanzia per quanto riguarda il ritiro delle truppe statunitensi dalla Corea del sud, senza però dare alcuna risposta alla nostra proposta di conclusione d’un accordo di pace. Non hanno così altro obiettivo che eludere ad ogni costo il ritiro delle truppe statunitensi dalla Corea del sud e perpetuare la divisione della Corea in due per tenere sempre sotto controllo almeno la Corea del sud.

In realtà, se le truppe statunitensi continuano a sostare in Corea del sud, ciò avrà piuttosto l’effetto di creare un pericolo di guerra permanente e, nel caso in cui la guerra scoppiasse, di vederla facilmente trasformarsi in guerra totale.

Se gli Stati Uniti non si augurano di subire più grandi disfatte in Corea e in Asia, essi devono cambiare politica nei confronti della Corea ed astenersi dai tentativi di rianimare gli attuali governanti sudcoreani che si dibattono contro la possente resistenza e l’ostilità della popolazione.

Non è possibile risolvere il problema della riunificazione del paese se negoziamo con le sole autorità sudcoreane attuali, perché esse seguono oggi la via del tradimento della patria e della nazione proseguendo la loro politica di ricorso alle forze straniere e le loro manovre per perpetuare la divisione nazionale ed appesantendo la loro repressione fascista sulla popolazione.

Per questo occorre aprire una grande assemblea nazionale, alla quale parteciperanno ampiamente i rappresentati dei diversi strati della popolazione, dei diversi partiti politici ed organizzazioni sociali del Nord e del Sud, e procedere ai negoziati con spirito di grande unità nazionale, senza distinzioni di ideologia o di fede religiosa, per eliminare la divisione e lo scontro in Corea e discutere lealmente il problema della riunificazione in base ai princìpi dell’unità e della collaborazione.

La Corea è una e la nostra nazione è omogenea; è dunque inammissibile che sia divisa in due e, a fortiori, scissa per l’eternità in due paesi diversi.

Bisogna difendere i Tre princìpi: l’indipendenza, la riunificazione pacifica e la grande unità nazionale, seguendo l’esempio della Dichiarazione congiunta Nord-Sud.

Prima di ogni altra cosa, le truppe straniere che recano l’insegna delle «forze delle Nazioni Unite» devono ritirarsi al più presto dalla Corea del sud affinché si crei distensione in Corea.

Il ritiro dalla Corea del sud delle truppe straniere aprirà un ampio cammino alla riunificazione indipendente e pacifica della Corea.

Attualmente la situazione generale si evolve di giorno in giorno a vantaggio della lotta del nostro popolo per la riunificazione indipendente e pacifica della patria.

L’imperialismo americano e i suoi servi si vedono sempre più isolati e respinti dai popoli del mondo intero; il sostegno e la solidarietà internazionali a favore della nostra causa rivoluzionaria si rafforzano più che mai.

Vorrei cogliere l’occasione di quest’adunata per ringraziare calorosamente Sua Eccellenza il signor Presidente, il governo e il popolo siriani per il sostegno e gli incoraggiamenti efficaci che il governo e il popolo della Repubblica araba siriana accordano al nostro popolo nella sua giusta lotta per la riunificazione indipendente e pacifica della patria, e allo stesso tempo esprimo la mia viva gratitudine a tutti i paesi e i popoli amanti della pace nel mondo per il loro sostegno e i loro incoraggiamenti attivi alla nostra opera di riunificazione della patria.

VERSO LA SOVRANITÀ IN TUTTO IL MONDO

Cari compagni e amici,

Al giorno d’oggi l’imperialismo si vede cacciato ovunque nel mondo, incassando colpi sempre più duri, mentre i popoli del Terzo Mondo, un tempo oppressi e maltrattati, hanno fatto la loro comparsa sulla scena della storia e avanzano energicamente sulla strada dell’indipendenza.

Il rapporto delle forze internazionali ha subito un cambiamento radicale; ormai nell’arena internazionale la parola spetta ai popoli un tempo sfruttati ed oppressi.

Oggi l’Asia conta un gran numero di paesi impegnati nella rivoluzione, nella lotta; una vasta porzione dell’Asia, dalla Corea al Vicino e Medio Oriente passando per la Cina e  l’Indocina, è divenuta teatro della lotta rivoluzionaria antimperialista.

Il popolo cambogiano continua a battersi coraggiosamente contro l’imperialismo americano e i suoi servi per liberare completamente il proprio paese; la popolazione sudvietnamita, di concerto con i suoi fratelli nordvietnamiti, lotta senza sosta per assicurare la scrupolosa esecuzione degli Accordi di Parigi e difendere le conquiste della rivoluzione; il popolo laotiano combatte per edificare un Laos nuovo, riunificato e prospero.

Noi sosteniamo attivamente la lotta dei popoli indocinesi, la lotta del popolo cinese per la liberazione di Taiwan, parte integrante del territorio della Repubblica popolare di Cina, e la lotta di tutti i popoli dell’Asia contro l’imperialismo americano e il militarismo giapponese.

Così come in Asia, si intensifica di giorno in giorno la lotta dei popoli in Africa e in America latina contro l’aggressione e l’ingerenza dell’imperialismo, per la difesa dell’indipendenza e della sovranità nazionali, la protezione delle proprie risorse naturali e la conquista dell’indipendenza economica.

Noi sosteniamo con forza la lotta di tutti i popoli dell’Africa che mirano a spazzare via l’imperialismo, il colonialismo e il razzismo e a conseguire la liberazione completa e l’unità dell’Africa; esprimiamo la nostra ferma solidarietà con i popoli dell’America latina nella loro lotta contro il dominio e il controllo degli Stati Uniti, per difendere la sovranità nazionale, le risorse naturali e il diritto alle proprie acque territoriali. La caduta dell’imperialismo e il trionfo della lotta liberatrice dei popoli sono le tendenze essenziali e irreprensibili del nostro tempo.

La 4ª conferenza al vertice dei paesi non allineati tenuta l’anno scorso e diverse altre conferenze internazionali che l’hanno seguita, come la 6ª sessione speciale dell’Assemblea generale dell’Onu sul problema delle materie prime e dello sviluppo e la 3ª conferenza dell’Onu sul diritto del mare, hanno nettamente dimostrato l’influenza esercitata dai paesi del Terzo Mondo sullo sviluppo degli attuali rapporti internazionali, così come la potenza della loro unità.

Tutti i fatti confermano che, se i popoli del Terzo Mondo si uniscono ancora più strettamente e intraprendono una lotta comune, essi potranno sventare tutti i piani d’aggressione dell’imperialismo, affrettare la sua rovina definitiva ed edificare rapidamente un’Asia, un’Africa e un’America latina nuove, indipendenti e prospere.

In futuro come in passato, il popolo coreano lotterà sempre risolutamente per la vittoria della comune causa antimperialista unendosi con fermezza ai popoli dei paesi socialisti, dei paesi del Terzo Mondo e a tutti i popoli progressivi; esso sosterrà e incoraggerà con tutti i mezzi la lotta di tutti i popoli contro l’imperialismo e il colonialismo.

Il popolo coreano e il popolo siriano, uniti l’uno all’altro dai legami della solidarietà rivoluzionaria e dell’amicizia, lottano insieme e avanzano insieme sul medesimo continente asiatico.

La presente visita nel nostro paese della delegazione del partito e del governo della Siria, guidata da Vostra Eccellenza il signor Presidente, confermano in modo lampante che l’amicizia e la solidarietà fra i nostri due partiti, i nostri due Stati e i nostri due popoli si rivelano della massima solidità e hanno raggiunto uno stadio molto elevato.

Ne siamo alquanto soddisfatti e profonderemo tutti i nostri sforzi per espandere e sviluppare ulteriormente le relazioni d’amicizia fra i nostri due paesi nelle varie sfere.

Tenendo alta la bandiera rivoluzionaria della lotta antimperialista, il popolo coreano lotterà sempre spalla a spalla con il popolo siriano, per il trionfo della nostra causa comune.

Viva l’amicizia indistruttibile e la solidarietà militante fra il popolo coreano e il popolo siriano!

Viva la solidarietà dei popoli progressivi dell’Asia, dell’Africa, dell’America latina e del resto del mondo!

Possano Vostra Eccellenza il signor Presidente Hafez al-Assad e il popolo siriano riportare grandi vittorie nella lotta contro l’imperialismo e il sionismo, per l’integrità territoriale e lo sviluppo indipendente del paese!

 

(Traduzione di Francesco Alarico della Scala)

— Kim Il Sung, Opere, vol. XXIX, Edizioni in lingue estere, Pyongyang 1987, pp. 462-472.

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