Redatto da Oltre la Linea.

Kosovo deriva da “kos” merlo e prende il nome da Kosovo Polje (piana dei merli), località dove nel 1389 avvenne la storica battaglia tra l’esercito serbo e quello ottomano. A quel tempo il Principe serbo Lazar lanciò una maledizione contro chi, del suo popolo, non avesse combattuto:

“Chiunque sia serbo, di nascita serba, di sangue serbo e serba discendenza. E non parteciperà alla Battaglia del Kosovo, possa mai ricevere la progenie che il suo cuore anela! Né un figlio né una figlia. E che nulla cresca di ciò che la sua mano semina! Che sia vino scuro o bianco grano, e che egli sia maledetto nei secoli dei secoli!”

Kosovo e Metochia (lett. terra di chiesa) sono le due regioni che compongono il sud della Serbia e che oggi vengono considerate parte di un unico stato indipendente da circa 115 stati nel mondo ma non, ovviamente, dalla Serbia.

Questo “stato” è governato dalla maggioranza albanese musulmana e, in particolare, dai gerarchi dell’UCK, mentre i serbi e gli ortodossi vivono in piccole enclavi, isolate le une dalle altre e sono costretti a vivere sotto continue e costanti angherie.

Chi scrive è stato più volte in quei territori, per via della missioni umanitarie dell’Associazione Una voce nel silenzio che si occupa di aiutare i cristiani perseguitati nel mondo. Passare in auto dalla Serbia al Kosovo è scioccante: appena superata la frontiera ci si trova di fronte a bandiere albanesi, moschee mai utilizzate con vessilli americani e sauditi ed hotel di lusso che sembrano delle vere e proprie cattedrali nel deserto. Bandiere albanesi, appunto, pochissime quelle del fantomatico stato del Kosovo perché, qui, in pochi credono veramente nell’esistenza di questa istituzione mentre moltissimi vorrebbero entrare a far parte della Grande Albania.

Ricordo, per esempio, che nel novembre del 2018, nella stessa settimana in cui il governo kosovaro ha deciso di alzare i dazi doganali per la Serbia al 100% (tuttora in vigore), il Primo Ministro Haradinaj (dimessosi in seguito perché indagato dal tribunale dell’AJA per crimini di guerra) ha festeggiato la giornata di indipendenza dell’Albania dagli ottomani giurando fedeltà sulla bandiera albanese e, non contento, ha ricordato la figura di Jashari, fondatore dell’UCK. 

La tensione tra Belgrado e Pristina è in continuo crescendo da quando, l’anno scorso, soprattutto a seguito della decisione del Kosovo di formare un proprio esercito, andando contro le disposizioni NATO del dopoguerra. 

Ma perché parlare di Kosovo e Metochia come regioni della Serbia?

Come detto prima a Kosovo Polje si combatté la storica battaglia contro gli ottomani e quindi, questo luogo, ha un forte rimando alle tradizioni cristiane ed europee, ma questo non basta. Come spiegato inizialmente, Metochia significa terra di chiesa e, se si guardano alcuni dati, si scopre che è realmente così. In Kosovo e Metochia vi sono infatti circa 35 monasteri cristiani ed un numero elevatissimo di chiese che sono state costruite nel corso dei secoli.

Alcune sono state distrutte dagli ottomani, altre sono state attaccate, incendiate e profanate nei pogrom antiserbi del 2004 ma, moltissime, resistono tutt’oggi; monasteri come quello di Dečani o di Peč (storica sede del patriarcato), sono patrimonio dell’umanità secondo l’UNESCO.

Oltre a questo, c’è anche da ricordare che molte delle moschee di epoca ottomana sono state costruite proprio utilizzando le pietre delle chiese ortodosse distrutte. Insomma, ogni singolo centimetro di questa regione ha legami con la Serbia e la religione cristiana. 

Perché a noi italiani dovrebbe interessare la questione che riguarda il Kosovo e la Metochia?

A questa domanda rispondere è ancora più semplice. Innanzitutto, se il Kosovo entrasse nell’Unione Europea sarebbe il primo stato a maggioranza musulmana a farlo con tutto ciò che questo comporterebbe. In secondo luogo, la storia dell’Italia e del Kosovo sono legate da un filo diretto. È infatti dalla Seconda Guerra Mondiale che i soldati italiani sorvegliano e difendono il monastero di Dečani e sono ancora oggi i militari italiani che vivono nelle enclavi tra i serbi. 

Infine in moltissime enclavi serbe i cimiteri serbi vengono continuamente presi di mira da attivisti kosovari che distruggono croci, compiono atti vandalici e spesso impediscono le celebrazioni ai cristiani. Consideriamo inoltre che il Kosovo è il paese che ha fornito il maggior numero di foreign fighetrs arruolati dall’ISIS (di cui molti sulla via del ritorno). 

Il Kosovo è terra europea ed i serbi hanno sempre combattuto per difendere le proprie tradizioni

(di Stefano Pavesi – Una voce nel silenzio)

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