Nel 2011 l’imprenditore Marc Andreessen firmò un editoriale per il Wall Street Journal intitolatoIl software si sta mangiando il mondo”. Sono passati solo otto anni ma sembrano decenni: all’epoca Andreessen – tra i creatori di Mosaic, il primo browser del web, e imprenditore tecnologico di grande successo – voleva distinguere il boom tecnologico del momento dalla famigerata crisi delle dot-com (quella bolla di investimenti nel settore digitale e tecnologico avvenuta tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, che portò molte aziende senza alcun valore a quotazioni miliardarie). Nel 2011, diceva qualcuno, stava per succedere di nuovo ma con nomi come Facebook, Dropbox e Twitter: Andreessen non era d’accordo. Questa volta era diverso, queste aziende avevano un futuro, perché il software si stava mangiando il mondo.

E così è andata, come immagino avrete notato. L’investitore aveva azzeccato la sua previsione e il titolo del suo editoriale-profezia è diventato lo slogan ufficiale di Andreessen Horowitz, l’influente fondo di investimenti di cui è co-fondatore – che ha le mani un po’ ovunque in Silicon Valley, da Twitter a Facebook ad Airbnb. La notizia è che l’imprenditore è tornato con una nuova profezia: questa volta non l’ha affidata al Journal ma al suo blog (ah, gli old media…) e parla di un altro fenomeno destinato a trasformare le nostre vite. “La biologia si sta mangiando il mondo”, dice Andreessen questa volta.

Questo nuovo trend è frutto di diverse innovazioni tecnologiche che stanno trasformando la biologia “da scienza empirica a disciplina ingegneristica”, spiega. Ciò significa che, se fino ad oggi parte del progresso nel campo biologico prevedeva diversi tentativi in direzioni diverse per poi capire cosa funziona – e perché – ora ci stiamo inoltrando in un’altra era. “Attraverso i progressi del machine learning e delle intelligenze artificiali”, spiega il blog di a16z (abbreviazione della società), “i computer sono finalmente capaci di comprendere i fenomeni a un livello impossibile per gli umani”.

Tecnologie come Crispr permettono di modificare il Dna, aprendo orizzonti impensabili per il campo medico. Ad oggi il tema si riduce spesso al caso degli scienziati (russi o cinesi) accusati di voler modificare i bambini, ma la tecnologia si presta anche a molte altre applicazioni: pensate a dei batteri ingegnerizzati alfine di creare un determinato prodotto chimico o proteina, o cellule pensate per distruggere un tumore.

La ricerca sta facendo passi da gigante anche nel campo della programming medicine, ovvero la capacità di “programmare esseri viventi per farci da medicine”, come dice Jorge Conde, che per Andreessen Horowitz si occupa proprio di biotech. Parliamo di medicine programmabili sotto forma di geni, cellule, microbi e persino app e software in grado di far esplodere i confini del settore medico.

È uno scenario che suscita angoscia e speranza. Da un lato c’è la prospettiva di nuove cure e trattamenti: di una vita migliore, come si ama dire nella Silicon Valley; dall’altra lo spettro delle conseguenze sociali ed economiche avute dalla rivoluzione anticipata da Marc Andreessen nel 2011, quando previde il dilagare di servizi come Facebook e Twitter. La tecnologia, conclude l’imprenditore, “sta riducendo la frizione, introducendo l’automazione e rendendo possibile ridurre i costi dei servizi clinici”.

Dopo gli eventi degli ultimi anni si fa fatica ad abbandonarsi del tutto alle fantasie utopistiche degli imprenditori tecnologici, la cui sete di ottimizzazione spesso si scontra con le esigenze umane e culturali. Rimane però il sospetto che questa volta, come anche nel 2011, Andreessen abbia ragione: la biologia si mangerà il mondo. Speriamo abbia pietà di noi.

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