(foto: Mario Tama/Getty Images)

Lo stato della California ha avviato un’azione legale contro Uber e Lyft – le due società che forniscono servizi di trasporti automobilistici per privati – perché riconoscano lo status di dipendente ai propri lavoratori. Le autorità giudiziarie hanno accusato le due aziende di aver violato una legge californiana che punisce il cosiddetto furto salariale secondo il quale gli autisti, classificati erroneamente come autonomi, sono stati privati di “una serie di protezioni legali in aperta violazione del diritto del lavoro dello stato”. Come specifica meglio la commissaria del lavoro Lilia García-Brower in una nota riportata da The Verge, “il modello di business di Uber e Lyft si basa sull‘errata classificazione dei conducenti come appaltatori indipendenti e questo li priva di alcuni diritti come il congedo retribuito per malattia, il rimborso spese, straordinari e salario minimo”. Infatti, in California,  dal primo gennaio, è in vigore una legge che protegge i lavoratori della gig economy identificandoli come lavoratori dipendenti e costringendo, quindi, le aziende ad assicurare diritti minimi.

La difesa di Uber e Lyft

Non si è fatta attendere la risposta di Uber che considera pretestuosa l’azione legale che intende portare avanti la California. Il portavoce dell’azienda ha spiegato che “soprattutto a causa dell’emergenza di coronavirus, la stragrande maggioranza degli autisti desidera lavorare in modo indipendente e abbiamo già apportato modifiche significative alla nostra app per garantire il rispetto della legge. Quando tre milioni di californiani sono disoccupati, i nostri leader dovrebbero concentrarsi sulla creazione di nuove possibilità di lavoro, non cercare di bloccare un intero settore”. Infatti, non si tratta della prima causa che lo stato intenta nei confronti delle due aziende. Sempre The Verge riporta che lo stato negli anni ha ricevuto oltre 5mila segnalazioni da parte di autisti che chiedono un risarcimento per tutti i benefit che non sono stati riconosciuti negli anni. La California si è già mossa in merito e a maggio ha richiesto un’ingiunzione di pagamento preliminare sia a Uber che a Lyft per risarcimento danni. Se il procuratore generale – la cui sentenza è attesa nei prossimi giorni – dovesse esprimersi a favore dello stato, la decisione rappresenterebbe un’importante precedente anche per quest’ultima causa. Le due società potrebbero essere, quindi, costrette a pagare centinaia di migliaia di dollari ai propri dipendenti, coprendo tutti gli straordinari, congedi, ferie, malattie e rimborsi spese fino a questo momento negati.

Uber e Lyft provano a difendersi sostenendo un disegno di legge, da votare a novembre, che prevede la sostituzione della legge attuale e l’identificazione come lavoratori autonomi di tutti coloro che sono impiegati nel settore della gig economy, come fattorini o autisti.

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