Redatto da Oltre la Linea.

«Le opere d’arte sono sempre il frutto dell’essere stati in pericolo, dell’essersi spinti, in un’esperienza, fino al limite estremo oltre il quale nessuno può andare»: così lo scrittore e drammaturgo boemo Reiner Maria Rilke, a cavallo fra XVIII e XIX secolo, tentava di definire il significato dell’arte.

Magmatico, sfumato, irrequieto, passionale, alle volte distorcente, il mondo dell’arte non conosce limiti alle proprie possibilità di estrinsecazione, non pone barriere alla propria creatività, alla pulsante vitalità con la quale i suoi interpreti cercano di restituire ai fruitori – ma, molto più spesso, a se stessi – ciò che appartiene al mondo, e ciò che lo trascende. Vulcaniche esplosioni di colori, forme astruse o verosimili, materiche o leggiadre: nulla, di questo intreccio prorompente, è scontato.

Nei tempi moderni, l’apparenza e la volontà di apparenza spesso scavalcano ed hanno scavalcato la sincerità di ispirazione: in tal modo, l’idiota logica del business secondo i dettami del mercato spesso incanala il fervore illuminato di coloro che hanno qualcosa da dire, verso la convenzione ed il canone.

In operazioni di tal fatta, la Bellezza viene turlupinata e forse anche vilipesa, proprio perché non lasciata libera di spaziare, libera di sprigionarsi dal cuore e dall’animo – anche turbati, solitamente turbati – di coloro che la vedono, la sentono e desiderano trasmetterla.

Tuttavia, la spontaneità e la naturalezza di ispirazione, l’impegno profuso in cause in cui si crede, la sincera volontà di portare alla luce i significati nascosti dell’esistenza, della storia, dell’umano in-der-welt-sein di heideggeriana memoria, non mancano neppure in questa contemporaneità, pur troppo spesso scialba e restia a voler ancora meravigliare, sorprendere. Spesso, per di più, questi propositi hanno scaturigine nell’umiltà, tanto ricca di determinazione.

In queste parole, si potrebbe probabilmente identificare un artista italiano che ha fatto e sta facendo fortuna all’estero, ma con l’Italia sempre nel cuore, e soprattutto con quell’umiltà d’animo e sincerità di ispirazione di cui si è poc’anzi disquisito: si tratta di Enrico Mazzone.

La Divina Commedia dalla Finlandia: l’opera di Enrico Mazzone

Dall’Italia al freddo Nord

Enrico Mazzone, calabrese di origine ma trapiantato a Torino, classe 1982, compie i suoi studi proprio nella Città della Mole, alla Reale Accademia Albertina delle Belle Arti. Il fascino per l’arte, in particolare per il disegno, lo coglie sin dalla giovanissima età, tanto da condurlo a portare innanzi dedizione ed impegno affinché questa sua passione possa trovare terreno fertile per la semina, la maturazione e la raccolta dei suoi dolci e saporiti frutti.

Del resto, come lui stesso ha dichiarato al magazine online de “In Your Eyes”: «Oggigiorno, esprimersi è necessario, perché dà uno stilema di vita: un modo diverso di pensare può risultare carismatico. […] Quindi, non più nella comunicazione verbale, quanto nel proprio ideale, ci si confronta».

Il desiderio di poter effettuare questo confronto con se stesso, dando sfogo alle proprie interiori pulsioni per il tramite di una matita, di un semplice oggetto, però capace di veicolare l’arte in una forma affascinante ed umile, lo conduce lontano dalla famiglia ed anche dal Bel Paese. Volenteroso nel trovare il giusto compromesso fra la dignità del lavoro e la bellezza della passione artistica, che in lui covava e che voleva esprimersi al di là «dell’agio di avere tutto a portata di mano».

Nel 2014 accetta un lavoro annuale come cuoco in un ristorante di Reykjavik, la capitale della lontana Islanda: la terra dei geyser, ricchissima di fascino, nella seduzione naturale delle sue terre talvolta spoglie, fredde e per ciò stesso perfetti elementi di mitologia, di cui gli antichi racconti nordici sono fecondi. Un luogo senza ombra di dubbio stimolante, per gli animi di coloro che vogliano osservarlo sin nelle viscere.

Nel 2015, come dichiarato ad “A naso. Dante’s Magazine”, viene chiamato presso una residenza d’Artista a Rauma, in Finlandia, dove soggiorna dal dicembre di quello stesso anno sino al febbraio del 2016. A seguito di quei tre mesi, si sposta ancora più a nord, ancora più ad ovest: in Groenlandia, nella residenza d’Artista ad Upernavik, su finanziamento della Fondazione Magneti e del Club Lions di Giaveno.
L’obiettivo – infine, raggiunto e riuscito – è quello di immortalare le costellazioni celesti: nessun posto avrebbe potuto essere migliore proprio del gelido nord del mondo, laddove la notte padroneggia il tempo delle giornate, abituando gli occhi delle persone al buio, e la loro immaginazione a viaggiare nelle prospettive che quest’ultimo offre.

Dopo un’estate trascorsa nuovamente nella finlandese Rauma, come decoratore di esterni e pittore di case, Mazzone ottiene, nell’ottobre del 2016, un dono molto particolare, ed assolutamente notevole, da una cartiera locale (la UPM): un foglio di proporzioni bibliche, di ben 97 metri di lunghezza per 4 di altezza. È il principio del suo progetto, tuttora portato avanti e tuttora in fase di evoluzione.

 

La Divina Commedia dalla Finlandia: l’opera di Enrico Mazzone

Dalla mitologia nordica all’iconografia dantesca

Il succitato progetto di Mazzone è quello di compiere un’opera grandiosa, nella quale – come dichiarato ad Oltre la Linea dall’autore stesso, nella sua missiva telematica – iniziare seriamente un percorso nei meandri della propria resilienza, improvvisando i tratti sullo sterminato e bizzarro foglio da cartiera, per creare a poco a poco una composizione figurativa travolgente.

Il lavoro di puntinismo, iniziato con passione, sdraiato sul foglio per 10-14 ore al giorno, inizia a condurre alla composizione delle prime figure, dei primi paesaggi: dei, semidei, creature leggendarie, boschi. Bellezze. Sta emergendo, tratto dopo tratto, quella che in Finlandia è stata soprannominata la “Sistina di Rauma”.

I primi 30 metri sono già stati esposti al Palazzo del Comune cittadino nel dicembre del 2017, nel giorno del giubileo, ove la Finlandia ha festeggiato il centenario dell’indipendenza e liberazione dal dominio russo. Il disegno a matita, che ha riscosso un notevole successo, di gusto nazional-romantico, ritrae l’epos locale, nei boschi da sogno del Paese nordico.

La Divina Commedia dalla Finlandia: l’opera di Enrico Mazzone

«È stato un vero e proprio piacere: mi sentivo quello che sono ancora, ovvero un bambino che cerca di disegnare cose sconosciute per il piacere di estendere i limiti di difesa a paure remote», ha dichiarato l’artista a Ravenna Today. Tuttavia, a seguito dell’esposizione e della concessione, da parte del Comune, di un nuovo sito di lavoro (una stazione dei bus, deposito autostradale), il sogno da concretizzare come fatto artistico ha virato il proprio sguardo verso un altro epos straordinario, anzi inimitabile: la Divina Commedia.

«L’ho sentito fin da subito che la piega stava portandomi ad una vera e propria esasperata impresa. Essendomi di colpo perso realmente tra i miei pensieri, sono approdato in quella selva oscura, […] trascesa come una catarsi», ci ha confessato lo stesso Mazzone.

«Cercherò di non limitare l’immaginazione a riprendere alcune scene della Commedia e illustrare certosinamente quanto scritto finora, né copiare dalle magnifiche incisioni di Dorè [citato come fonte di ispirazione, assieme a Botticelli e Durer, N.d.R.], ma mi permetto con un po’ di gusto romantico di dare ai personaggi una nuova missione che non stoni comunque con quanto è stato portato avanti per secoli», la sua dichiarazione al quotidiano ravennate.

L’obiettivo, ben fissato, è quello di concludere entro il dicembre 2020, per esporre in Italia – con anche l’importante endorsement di Vittorio Sgarbi, irriverente ma semplicemente eccezionale uomo e critico d’arte – l’opera conclusa: con più precisione, a Torino, Ravenna e Firenze. Niente di meno che in occasione del 700enario della morte del Divin Poeta, Dante Alighieri.

All’inizio di questo pezzo, si è compiuto un elogio finanche sperticato all’arte che desideri comunicare con naturalezza la propria pregnante essenza, e le sfumature dei suoi interpreti. Alla Bellezza che desideri uscire dai gangli del mondo, pur attaccandosi allo stesso grazie agli artisti che la vadano cercando, ed all’attenzione degli sguardi interessati a coglierla.

In un’opera tanto gargantuesca quanto quella di Mazzone, sinora completa per 49 metri su 97, portata avanti con il duro lavoro e con l’amore per ciò che una forma d’arte può esprimere e far esprimere, piuttosto che da lauti sponsor ed indirizzi di mercato, tutto ciò si può scorgere, intendere, leggere: in tutti quei tratti e puntini fra loro connessi.

La Divina Commedia dalla Finlandia: l’opera di Enrico Mazzone

La Divina Commedia dalla Finlandia: l’opera di Enrico Mazzone

La Divina Commedia dalla Finlandia: l’opera di Enrico Mazzone

A maggior ragione, puntini che intendono, con umiltà e determinazione al contempo, portare in trionfo un classico della letteratura italiana e mondiale. Senza alcuna fuorviante o mistificante lettura politico-ideologica (come troppo spesso, al giorno d’oggi, se ne vedono), ma – con adamantina candidezza – per dare una forma elegante e pulsante ad un capolavoro eterno, al parto di una mente geniale, quella di Dante Alighieri, senza il quale l’evoluzione dell’umano orizzonte di senso sino alla weltanschauung moderna non sussisterebbe. Grazie al quale – come ci ha confidato Mazzone – sappiamo che «Inferno, Paradiso e Purgatorio sono in questa Terra, ed in questa dimensione meta-reale».

Non ci resta che augurare: buona fortuna e buon lavoro, Enrico!

(di Lorenzo Franzoni)

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