John McAfee (Luis Echeverria, Photoshot/Ipa)

È il 19 gennaio 1986 quando tramite floppy disk inizia a diffondersi in tutto il mondo il primo virus informatico della storia: Brain. Per John McAfee, all’epoca 41enne laureato in matematica e già attivo nel settore informatico, è un’illuminazione: chiama immediatamente un suo amico programmatore per spiegargli come dietro Brain si nasconda un’enorme opportunità economica. Dalla casa di McAfee a Santa Clara, California, i due iniziano a lavorare a un software in grado di contrastare i virus: VirusScan, un prodotto della neonata McAfee Associates.

All’epoca, il world wide web deve ancora essere partorito dalla mente di Tim Berners-Lee, ma i computer possono comunque comunicare tra loro tramite bulletin board, che consentono di accedere da remoto a un sistema centrale attraverso il quale scaricare e condividere risorse. È con questo mezzo che McAfee mette a disposizione il suo antivirus, con la convinzione che le aziende avrebbero pagato la licenza per utilizzarlo a livello professionale e proteggere i loro computer dalle nuovissime minacce informatiche. Ci aveva visto giusto: già nel 1990, John McAfee intasca qualcosa come 5 milioni di dollari all’anno. Il suo è il primo antivirus commerciale della storia, pioniere assoluto di un settore – quello della cybersicurezza – che oggi vale qualcosa come 156 miliardi di dollari (e in cui la società diventata nota solo come McAfee gioca ancora un ruolo importante).

È l’evento che dà una svolta alla vita di John McAfee, nato in Gran Bretagna nel 1945 ma trasferitosi in Virginia, Stati Uniti, già da bambino. A differenza di molti altri protagonisti della scena tecnologica, la sua vita è tutt’altro che facile: il padre è un alcolizzato che McAfee ha sempre accusato di innumerevoli e pesanti violenze contro il figlio e la moglie e che è morto suicida nel 1971. Da allora, raccontò McAfee all’edizione statunitense di Wired, “ogni giorno mi sveglio con lui. In ogni relazione che ho, è sempre di fianco a me. Ogni volta che non ho fiducia, è la causa di quella sfiducia

Dopo gli antivirus

Forse è anche questa generale diffidenza e irrequietezza a convincerlo a fare ciò che pochi imprenditori solitamente fanno: già nel 1994, solo due anni dopo la quotazione in borsa della società che porta il suo nome, McAfee si dimette dall’azienda, vende tutte le sue azioni, intasca 80 milioni di dollari e si imbarca in una serie di imprese informatiche che lasciano decisamente poche tracce rispetto all’azienda di antivirus, che nel 2010 verrà poi acquistata (e successivamente scissa) da Intel.

La fortuna economica di John McAfee ha però breve durata: dopo aver incassato i soldi dalla vendita delle azioni della sua creatura (che poi definirà essere diventato “il peggior software del pianeta”), nel 2008 perde quasi tutto: il suo patrimonio crolla da 100 a 4 milioni di dollari in seguito alla crisi finanziaria del 2008 e a una serie di investimenti sbagliati. È in seguito a questa vicenda che la sua vita prende una piega tra l’istrionico, l’assurdo e il criminale

Nel tentativo di sfuggire alle difficoltà economiche, McAfee si trasferisce infatti in Belize, piccolo stato centroamericano, dove – secondo la definizione del Guardian“coltiva un’immagine da boss a torso nudo delle medicine new age, sempre a rischio rapimento e con tanto di guardie del corpo armate e gangster sul libro paga”. Ma l’elenco delle pratiche illecite, bizzarre o immorali a cui si dedica McAfee richiederebbe un enciclopedia: nel 2012 viene messo in collegamento con la morte per colpi d’arma da fuoco del suo vicino Gregory Viant Faull, per la quale, anni dopo, verrà obbligato a pagare un risarcimento di 25 milioni di dollari da un tribunale della Florida. Risarcimento che si rifiuterà sempre di onorare, facendo sapere di non aver “mai versato un risarcimento per nessuna delle 37 cause che mi sono state intentate”.

Il tenore del personaggio si chiarisce anche tramite altri dettagli: all’epoca dei fatti, quando McAfee aveva già 67 anni, viveva con una ragazzina di 17, cosa di cui si vanterà in un documentario del 2016 affermando: “Ho molte fidanzate adolescenti, anche più di una per volta”. Secondo un giornalista che ha trascorso parecchio tempo con lui, ci fu persino un’occasione in cui, per dimostrare la sua tempra, giocò alla roulette russa schiacciando più volte il grilletto di una pistola carica puntata alla tempia. Dopo essere fuggito dal Belize per evitare un possibile arresto in seguito alla morte del vicino, finirà comunque in carcere in Guatemala per ingresso illegale e poi nel 2015, tornato negli Stati Uniti, anche in Tennessee, per guida in stato di ebbrezza e per possesso di armi da fuoco. 

La passione per le criptovalute

Ma come si guadagnava da vivere un personaggio del genere? È qui che entrano in gioco una delle più grandi recenti passioni di McAfee: le criptovalute. Dopo essere diventato un influencer del settore con un milione di follower su Twitter, sfrutta questa posizione per diffondere previsioni sempre più eccessive. La più celebre è quella del 2017, quando annuncia che i bitcoin raggiungeranno il valore di un milione di dollari entro il 2020, promettendo che se così non fosse stato “si sarebbe mangiato le palle in diretta tv” (rimangiandosi invece la promessa). Più in generale, però, McAfee usa la sua influenza per fare soldi. Un sacco di soldi. Secondo l’agenzia delle entrate, il pioniere della cybersicurezza ha guadagnato 23 milioni di dollari sfruttando la bolla delle criptovalute e delle Ico del 2017/18 e pubblicizzando su Twitter innumerevoli realtà del settore – più o meno truffaldine – sempre fingendo di esserne un disinteressato supporter.

Tra le imprese più ardite, però, ci sono sicuramente le svariate candidature a presidente degli Stati Uniti. Nel 2015 partecipa alle primarie del piccolo Partito Libertario in vista delle elezioni presidenziali dell’anno successivo, ma arriva terzo e ultimo. Nel 2019 ci ritenta centrando il suo programma sulle criptovalute e sulla avversione alle tasse, ma annuncia che la sua campagna elettorale procederà in esilio, visto che rischia di essere arrestato per evasione fiscale. Da lì viene avvistato in Venezuela, poi a Cuba (dove difende il comunismo facendo infuriare il Partito Libertario) e finisce nuovamente in manette mentre si trova sul suo yacht nella Repubblica Dominicana, accusato di avere a bordo armi di grosso calibro e munizioni.

Seguirne le tracce è difficile, dopo aver annunciato su Twitter, nel 2019, di non pagare le tasse da otto anni perché la tassazione è illegale, vive in costante fuga dagli Stati Uniti finché, nell’ottobre 2020, viene arrestato in Spagna su richiesta statunitense e sempre per evasione fiscale. Ed è proprio qui che, il 23 giugno 2021, John McAfee viene trovato morto (si ipotizza un suicidio, ma gli accertamenti sono ancora in corso) in un carcere vicino a Barcellona, poche ore dopo aver saputo che era stata accettata la richiesta di estradizione negli Stati Uniti, dove temeva – stando alle sue dichiarazioni – di dover passare tutto il resto della vita in prigione. A 75 anni, si conclude così la vita di un pioniere della cybersicurezza, ma la cui esistenza verrà probabilmente ricordata per essere stata di gran lunga la più incredibile, eccessiva, fuorilegge di tutta la storia della Silicon Valley.

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