Il trasferimento di circa 1000 migranti rifugiati del campo incendiato di Moria, sull’isola di Lesbo in Grecia (Socrates Baltagiannis/dpa via Ipa)

Negli antichi miti greci il guardiano per eccellenza è Argo, il gigante dai cento occhi che fa una brutta fine quando viene messo a sorvegliare l’ultima conquista di Zeus, Io. Nel racconto contemporaneo sul controllo delle frontiere, invece, è un altro l’animale mitologico a cui Atene ha affidato il compito di fare la sentinella: il centauro. Centaur è il nome di un sistema di sorveglianza elettronica che il ministero greco per la Migrazione e l’asilo intende installare nei campi profughi che sorgeranno in cinque isole dell’Egeo: Lesbo, Kos, Samo, Lero e Chio.

Come si legge da una presentazione ufficiale del progetto che Wired ha potuto visionare, Centaur integrerà un sistema di sicurezza elettronica e fisica, lungo il perimetro dei campi e al loro interno, utilizzando telecamere e algoritmi di analisi del movimento. Il tutto sotto la regia di una centrale operativa impiantata negli uffici del ministero.
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Centaur è uno degli elementi della strategia messa a punto dalla Grecia per gestire i flussi migratori nelle isole dell’Egeo. Nel documento di presentazione consultato da Wired il ministero spiega di voler costruire cinque nuovi campi, uno per isola, dove confinare i migranti da due fino a sei mesi al massimo. Gli obiettivi messi nero su bianco dal governo della presidente Katerina Sakellaropoulou sono quelli di “separare i rifugiati dai migranti irregolari” e “ridurre l’impatto della crisi sulle comunità locali”.

Il documento del governo greco sui nuovi campi
Il documento del governo greco sui nuovi campi

I campi nelle isole dell’Egeo

Entro fine anno Atene conta di dismettere tutte le strutture di accoglienza sulle isole: 19 alberghi (57 quelli chiusi nel 2020), gli appartamenti del progetto Estia, per fornire un tetto ai migranti, a Lesbo e Chio (dopo quelli di Samo, Cos e Lero l’anno scorso), e altri sette impianti. I flussi saranno concentrati in cinque campi. Strutture “chiuse e controllate”, si legge nella presentazione, delimitate da una doppia recinzione militare, in stile Nato. In mezzo alle due barriere correrà una strada larga sei metri “per meglio sorvegliare l’impianto”.

Gli accessi saranno regolati da un sistema elettronico, detto Yperion, che consentirà solo ai richiedenti asilo e al personale “certificato” di organizzazioni non governative, a loro volta “certificate” (ma non si spiega così si intenda), di entrare e uscire dal campo in un numero limitato e attraverso il riconoscimento con tecnologia Rfid (identificazione a rafiofrequenza) e un’autenticazione a due fattori non meglio precisata.

A sorvegliare l’attività nel campo, infine, c’è Centaur, dotato di algoritmi che analizzano i movimenti e i comportamenti delle persone. Non tutte potranno muoversi al di fuori della struttura. I nuovi arrivati saranno chiusi dentro fino a un massimo di 25 giorni e al completamento delle procedure di registrazione e identificazione. Così come resteranno “senza il diritto di uscita” i migranti rinchiusi nel centro di pre-partenza, destinati al respingimento in Turchia. Al momento è già attivo il campi di Samo, visitato dalla commissaria europea per gli affari interni Ylva Johansson a marzo.

Il documento del governo greco sui nuovi campi
Il documento del governo greco sui nuovi campi

Il ricorso all’intelligenza artificiale

Wired ha chiesto informazioni maggiori sul progetto al ministero della Migrazione, che non ha risposto sul tipo di tecnologie adottate per Centaur, né suoi costi. Hanno ricevuto un riscontro l’organizzazione non governativa Algorithm Watch, che studia l’impatto sociale di sistemi di intelligenza artificiale, e la rete di giornalisti investigativi in Grecia Reporters United, in possesso dello stesso documento. Il ministero ha spiegato che il progetto include varie tecnologie, tra cui un sistema di videosorveglianza, droni sentinella, controlli ai varchi con metal detector e raggi X. I finanziamenti arrivano dal fondo europeo per la sicurezza interna e dal Next generation Eu, per una somma che supera i 33 milioni di euro. Presto saranno pubblicati i bandi per assegnare gli appalti.

Il ricorso a Centaur e l’insistenza sul fatto che i campi siano strutture chiuse stride con l’immagine dei campi restituita dalla commissaria Johansson e già criticata dall’ong Medici senza frontiere: “Insistere con queste politiche è la migliore ricetta per una catastrofe umanitaria e questo è esattamente la direzione in cui vanno questi nuovi campi”. Il riferimento è al campo di Moria a Lesbo, distrutto da un incendio lo scorso settembre. Alle drammatiche condizioni di vita dei migranti (8.216 le persone che vivono nelle strutture di Lesbo, 3.189 a Samo), si aggiunge ora l’ombra degli algoritmi di controllo.

La discrepanza che emerge tra le rappresentazioni del sistema Centaur da parte del governo greco e la Commissione europea mostra che c’è bisogno di più trasparenza – fanno sapere da Algorithm Watch a Wired -. L’opacità di sistemi automatici – Centaur o altri – non dovrebbe essere utilizzata dalla Commissione o dagli Stati membri dell’Unione per sottrarsi ai loro obblighi previsti dalle leggi internazionali”. Peraltro, proprio questi sistemi di sorveglianza rientrano in quelle categorie di rischio che la proposta di regolamento sull’intelligenza artificiale della Commissione europea riconosce come quelle più rischiose, da controllare maggiormente per prevenire abusi.

Il documento del governo greco sui nuovi campi
Il documento del governo greco sui nuovi campi

La tragedia dei campi

Ad aprile Europe must act, un collettivo di organizzazioni e movimenti che chiedono alle istituzioni un dietrofront deciso dalla politica dei campi profughi in Grecia, ha pubblicato un rapporto sulle condizioni psicologiche provocate proprio dalla reclusione in queste strutture, specie sulle donne e sulle persone lgbt+. Per Simone Innico, coordinatore per l’attività di sensibilizzazione dell’ong Samos Volunteers, proprio le politiche di contenimento di massa “sono inevitabilmente la causa di questa emergenza per la salute mentale. Dobbiamo fornire strutture di accoglienza alternative e dignitose”.

Escluso quello di Chio, i campi, come stimato da Europe must act, potranno ospitare circa 13.890 persone. A febbraio 2020 sulle isole egee i richiedenti asilo erano 40mila. Secondo la Commissione e le autorità elleniche la capienza è sufficiente perché le richieste di asilo saranno sbrigate velocemente, in sei mesi al massimo, e perché molti non avrebbero diritto a richiedere la protezione. Un quadro che, secondo l’ong, contrasta con la realtà. L’85% dei migranti arrivava da Afghanistan, Siria, Somalia, Palestina e Congo, quindi in fuga da situazioni di conflitto, e alla Grecia servivano in media 10 mesi per una prima pronuncia sulla domanda di asilo.

Nel complesso l’Unione europea conta di stanziare per il periodo 2021-27 23,7 miliardi per la gestione di migrazioni e frontiere. Più del settennato precedente ma meno di quanto volesse la Commissione, per via dell’opposizione della cancellerie nel consiglio. In particolare, passa da 10,6 a 7,2 miliardi il finanziamento per le agenzie comunitarie che controllano le frontiere, la cui fetta maggiore va alla discussa Frontex.

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