(foto: Miguel Á. Padriñán via Pixabay)

Più di una volta si è parlato dell’uso della lattoferrina e di integratori a base di questa molecola per prevenire e contrastare il Covid-19. Si tratta di una proteina contenuta in tutte le secrezioni umane, presenta proprietà antimicrobiche e antivirali che secondo alcuni scienziati potrebbero renderla un buon candidato da studiare contro il Covid.19. Uno studio preliminare, su un piccolo campione di persone, condotto dall’università di Tor Vergata, mostrava dei primi dati favorevoli rispetto all’azione della lattoferrina nel coronavirus. Tuttavia altri esperti avevano sollevato alcuni dubbi. Sulla base delle prime prove positive, oggi l’ospedale di Biella ha dato il via a uno studio clinico sull’impiego della lattoferrina in persone affette da Covid-19 e ha da poco arruolato il primo paziente. Ecco cosa sappiamo.

Lattoferrina sì o lattoferrina no?

Durante la pandemia in più occasioni scienziati e media hanno parlato di alcune molecole e integratori in relazione alla possibilità, ancora da dimostrare, che abbiano effetto anche contro il coronavirus. Ricordiamo ad esempio la vitamina D, la melatonina e la quercetina. Oggi è di nuovo il turno della lattoferrina, di cui si discute da qualche tempo. La ricerca di Tor Vergata su 32 pazienti con Covid e 32 persone sane mostrava in vitro che questa sembra ostacolare l’interazione iniziale fra il virus (la famosa proteina spike) e la cellula, contrastando la diffusione dell’infezione. Gli autori affermavano che “anche se il meccanismo d’azione deve ancora essere esplorato, le proprietà antivirali della lattoferrina possono essere estese anche a Sars-Cov-2.

Nel frattempo le prescrizioni e gli acquisti in farmacia degli integratori hanno registrato un aumento e anche per questo alcuni esperti – ad esempio in una lettera a Quotidiano Sanità – hanno sollevato alcuni dubbi. Le perplessità riguardavano il fatto che tuttora non ci sono prove sufficienti che supportino l’uso della lattoferrina per prevenire o combattere il coronavirus e che anche lo studio di Tor Vergata è svolto solo su 32 pazienti e presenta altri limiti . Insomma, la loro idea è che le ipotesi sono ancora molto circoscritte e non tali da supportarne la prescrizione.

Servono studi

Proprio per questo, l’obiettivo dello studio che si svolgerà presso la Asl di Biella è di approfondire gli effetti della lattoferrina nei pazienti. L’indagine, coordinata da Paolo Manzoni, direttore della Pediatria e Neonatologia della Asl, dividerà i pazienti in due gruppi, di cui uno riceverà la lattoferrina e l’altro un placebo. Attualmente è già stato coinvolto il primo paziente, positivo al coronavirus e ricoverato presso l’ospedale, che ha dato la sua adesione al trial clinico. Non si può dire di più, soltanto che solo con il tempo – e i dati – potremo dire se questa molecola mostra gli effetti positivi anche contro il Sars-Cov-2, che tutti ci auguriamo che abbia, o meno.

Cos’è la lattoferrina

La lattoferrina è una proteina contenuta soprattutto nel latte (non solo quello umano – nel normale latte fresco però è inattiva), ma anche nelle lacrime e nella saliva. Questa molecola ha un’azione antimicrobica, tanto che ha un ruolo nel proteggere i neonati dalle infezioni gastrointestinali, ma anche antinfiammatoria e antivirale.

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