(foto: Ipa)

In Francia l’Assemblea nazionale ha appena approvato la proposta di legge sulla sicurezza globale, una questione che ha monopolizzato il dibattito pubblico durante il mese di novembre. In attesa di essere discussa ora al Senato (anche se, probabilmente, non lo sarà prima di gennaio 2021), il presidente Emmanuel Macron deve rispondere alle numerose agitazioni sociali che hanno seguito il primo via libera all’iniziativa legislativa. Infatti è stata già annunciata la riscrittura di un passaggio specifico della legge che ha scatenato le piazze. Ma andiamo con ordine.

La legge, nel dettaglio

La proposta di legge, presentata lo scorso 20 ottobre dai deputati Lrem (La République en Marche, il partito di Macron) Alice Thourot e Jean-Michel Fauvergue, punta a rafforzare i poteri della polizia municipale anche tramite l’utilizzo di droni e videocamere e, indirettamente, attraverso limitazioni sulla diffusione di immagini ritraenti i poliziotti. Proprio su quest’ultimo punto – contenuto nell’articolo 24 – si sono concentrate le proteste. L’articolo in questione, infatti, introduce una nuova tipologia di reato per chiunque diffonde immagini che rendano riconoscibili gli agenti di polizia – e quindi ne “danneggino l’integrità fisica e morale”. Secondo la proposta di legge, se il volto non è offuscato – sia sugli organi di stampa ufficiali che sui social network – si rischia fino a un anno di reclusione e una multa fino a 45mila euro.

La legge francese sulla sicurezza è un passo verso la “sorveglianza di massa”?
Il quotidiano Libération ha dedicato due copertine alla legge sulla sicurezza. (Fonte: Libération/Twitter)

Chi protesta ritiene questo punto un enorme freno alla libertà di espressione e di stampa, nonché un ostacolo in caso di accertamento di responsabilità in alcuni specifici fatti di cronaca. Si parla di “deriva anti-democratica” anche in merito agli articoli 21 e 22 che aumenterebbero il potere della polizia e il controllo in aree ad alto tasso di criminalità. In particolare si cita la videosorveglianza, il ricorso ai droni e la possibilità per gli agenti di utilizzare delle body camera (caméras-pietons). A tal proposito il collettivo Stop Loi Sécurité Globale – che si compone di sindacati dei giornalisti, ong per i diritti umani e altri gruppi – ne chiede il ritiro proprio per scongiurare il rischio che si vada verso “una sorveglianza di massa organizzata. Tutti coloro che sono scesi in piazza hanno parlato di “censura globale” anziché “sicurezza globale”.

Finora, la protesta più grande si è tenuta sabato 28 novembre in tutta la Francia. Nelle principali città si stima siano scese in piazza oltre 130mila persone. Di queste oltre 46mila si sono radunate Parigi, altre 7mila a Lione. Seppur, secondo gran parte della stampa, le proteste sono state pacifiche non sono mancati scontri violenti con le forze dell’ordine, con il lancio di bombe carta. Una situazione, definita dal ministro dell’interno Gérald Darmanin, che è favorevole alla legge, semplicemente “inaccettabile”. Da allora, però, le piazze sono tutto fuorché spente. Anche il primo fine settimana di dicembre ci sono stati tumulti con oltre 48 poliziotti feriti secondo il governo, e molti danni a veicoli, negozi e vetrine nella capitale. Nonostante le restrizioni dovute alla pandemia, le organizzazioni di protesta non accennano a cessare le loro marches des libértés durante le prossime settimane.

Il caso Zecler

Tuttavia, a scatenare le folle è stato un episodio accaduto in concomitanza al percorso parlamentare della proposta di legge, o meglio qualche giorno prima. Si tratta dell’aggressione contro Michel Zecler, produttore musicale picchiato in maniera brutale da tre agenti di polizia lo scorso 21 novembre. Dell’accaduto è stato diffuso online un video, esattamente il tipo di documento – e prova – di cui la legge in questione vorrebbe impedire la diffusione.

Secondo la versione degli agenti, il pestaggio avvenuto nel 17esimo arrondissement di Parigi, è cominciato per la trasgressione di Zecler riguardo le norme obbligatorie in vigore in Francia per il Covid-19. L’uomo, secondo la polizia, non indossava la mascherina. I tre agenti hanno dichiarato che avrebbe risposto con violenza mentre è stato fermato al punto da averli trascinati dentro lo studio di registrazione. È proprio il filmato della casa di produzione di Zecler che in 13 minuti a svelare il contrario mostrando gli agenti che spingono Michel attraverso la porta dello studio, lo immobilizzano e lo colpiscono più volte con violenza. Lo stesso ha dichiarato di non aver capito si trattasse della polizia e di aver ricevuto insulti razzisti.

Dopo una custodia di 48 ore, l’uomo è stato rilasciato senza accuse. I tre agenti della polizia autori delle violenze sono stati invece sospesi dal loro incarico. Ma l’eco mediatica della situazione ha messo in crisi il presidente francese anche nei rapporti con Darmanin, principale responsabile della legge sulla sicurezza, e con Didier Lallement, il capo della polizia di Parigi. Non si tratta, infatti, del solo episodio di violenza della polizia francese: basti pensare come proprio durante il 2020, durante l’onda black lives matters, i francesi erano scesi in piazza a giugno anche per il caso di Adama Traoré, giovanissimo morto quattro anni fa che, secondo un nuovo referto medico, avrebbe subito il colpo di grazia proprio dalla polizia che aveva operato una controversa tecnica di arresto (plaquage ventrale).

La legge francese sulla sicurezza è un passo verso la “sorveglianza di massa”?
Locandina del gruppo “Stop Loi securité globale” (fonte: Facebook)

“Riscrittura totale”

Di fronte a questa situazione è intervenuto anche l’Onu che ha invitato alla riscrittura della legge. In particolare, i relatori Onu hanno chiesto alla Francia una revisione “approfondita” del disegno di legge giudicando il testo “incompatibile con il diritto internazionale dei diritti umani“. Tuttavia, l’annuncio di una riscrittura dell’articolo 24 era già giunto dall’Eliseo e confermato anche dai primi firmatari in varie interviste alla stampa.

Non si tratta né di un ritiro né di una sospensione, ma di una riscrittura totale del testo” ha specificato l’ex ministro dell’interno Christophe Castaner. La nuova bozza “sarà realizzata come parte di uno sforzo collettivo dai tre gruppi della maggioranza”, ha aggiunto, “con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle forze dell’ordine e garantire il diritto fondamentale alla libera informazione”. Tuttavia, ancora non è chiaro come verrà riscritto l’articolo 24 della legge sulla sicurezza: se ad occuparsene sarà un gruppo formato da parlamentari di entrambe le camere dopo che sarà completata la prima lettura in Senato o direttamente i membri della camera alta.

Quel che è certo, invece, è che Macron si trova così sempre più fra due fuochi: la sinistra che lo accusa di strizzare l’occhio alla destra estrema (che accoglie favorevolmente la legge) soprattutto in vista delle prossime elezioni presidenziali e la destra che vuole l’approvazione della legge senza ulteriori modifiche. In una recente intervista lo stesso Macron ha riconosciuto che “c’è un problema di violenza e di razzismo nella società” e che, di conseguenza, dagli agenti si attende “l’esemplarità”, anche se bisogna “distinguere gli individui e l’istituzione”. Non a caso, la legge in questione si inserisce in un contesto più ampio, ovvero una serie di iniziative del governo con l’obiettivo di contrastare il crimine, il terrorismo e tutelare la sicurezza francese.

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