Un fotogramma del video ‘Gimbal’ (foto: To the stars academy of arts & science)

La notizia più significativa di tutte è che le autorità militari statunitensi hanno per la prima volta fatto riferimento ufficialmente agli ufo. E non una sola volta, ma tre. Per la precisione, non hanno parlato di “oggetti volanti non identificati” bensì di “fenomeni aerei non identificati“, utilizzando l’acronimo Uap (Unidentified Aerial Phenomena). Il riferimento è a tre video, noti come Flir1, Gimbal e GoFast, ormai vecchi di alcuni anni ma diventati di pubblico dominio solo tra 2017 e 2018.

Per evitare fraintendimenti, nonché i facili entusiasmi da parte dei cacciatori di alieni, meglio chiarirlo fin dal principio: in questa storia non ci sono tracce oggettive (nemmeno alla lontana) di creature extraterrestri, ma solo una piccola serie di velivoli che finora la marina degli Stati Uniti non è stata in grado di riconoscere.

No, stavolta non è una bufala

Per il momento la storia degli ufo è ufficialmente confermata. La vicenda all’inizio aveva sollevato più di una perplessità e un sospetto, anche perché era stata raccontata per la prima volta dall’ex cantante dei Blink-182 Tom DeLonge all’interno della trasmissione-documentario Unidentified su History Channel – in pratica un analogo del nostrano Mistero – in mezzo a una valangata di sparate sugli ufo del tutto prive di fondamento. Invece, il caso ha ricevuto molteplici conferme, sia giornalistiche (New York Times e Vice anzitutto), sia da siti che si occupano di fughe di notizie (The Black Vault) o di smascherare fake news (Truth or fiction), sia da fonti ufficiali della marina e dei servizi statunitensi.

Il fatto che il caso sia emerso proprio ora non è una coincidenza: solo pochi mesi fa, infatti, la marina aveva annunciato nuove linee guida per il proprio personale, incentivando tutti quanti a fare rapporto ogni volta che viene osservato un oggetto volante non chiaramente identificato. Probabilmente è anche per questo motivo che pure nelle comunicazioni ufficiali si parla di “fenomeni aerei non identificati”, anziché utilizzare termini più tecnici e meno notiziabili come “droni” o semplicemente “aerei“.

Cosa sappiamo dei tre video

Al di là dei nomignoli che sono stati loro affibbiati, è interessante sapere qualcosa in più sulle tre sequenze di immagini al centro della storia. Ormai vecchi di parecchi anni (il meno recente, Flir1, è del 14 novembre 2004, mentre gli altri due sono del 21 gennaio 2015), i filmati sono frutto delle riprese a bordo di velivoli militari statunitensi, di cui almeno uno è un cacciabombardiere F/A-18. Il video Flir1, in particolare, è stato raccolto dal comandante David Fravor nei cieli sopra San Diego, in California. Fravor negli anni scorsi ha anche parlato apertamente dell’ufo come “qualcosa che non appartiene al nostro mondo”, ma si è trattato solo di una dichiarazione non ufficiale rilasciata a una tv locale, peraltro frutto di una semplice sensazione del pilota non corroborata da dati oggettivi.

Non è del tutto chiaro se i tre filmati siano o meno stati ufficialmente desecretati dal governo statunitense, ma quel che è certo è che sono ormai da tempo di dominio pubblico. In particolare, la prima versione online dei video è stata attribuita al New York Times e al gruppo di ricerca To the stars academy, che hanno reso disponibile il materiale in rete tra il dicembre 2017 e il marzo 2018.

Il video Flir1

Il video Gimbal

Il video GoFast

Gli elementi di apprensione

La comunità mondiale degli ufologi è naturalmente in fibrillazione per queste notizie, ma il punto della questione sembra essere un altro. Anzitutto, diverse voci autorevoli si sono espresse affermando che non si può escludere che l’oggetto volante non identificato sia lo stesso in più di un video, soprattutto per i due più recenti che sono quasi contemporanei. Se questo da un lato abbasserebbe il numero di ufo da 3 a 2, allo stesso tempo renderebbe evidente un’altra criticità: le osservazioni del gennaio 2015 infatti sono collocate tra la Florida e la Georgia in un’area prossima al Navy’s atlantic undersea test and evaluation center (Autec), un centro militare all’avanguardia della tecnologia e attrezzato con sofisticati sistemi di monitoraggio aereo e marittimo, nessuno dei quali ha rilevato la presenza di velivoli anomali.

Senza entrare nel merito della provenienza dell’oggetto volante, quindi, desta più di una preoccupazione che quell’oggetto sembra essere transitato inosservato per i cieli statunitensi, intravisto solo per caso da un pilota impegnato in un volo di addestramento. Se anche si fosse trattato banalmente di un velivolo militare sperimentale, è significativo che nessuno strumento ne abbia rilevato la presenza, tra l’altro in uno degli spazi aerei più monitorati del mondo.

Per il momento i dettagli delle valutazioni tecnico-scientifiche sull’accaduto non sono di pubblico dominio, perché i dati raccolti dagli strumenti sono tutt’ora coperti dal segreto militare. Il legame di tutta questa storia con extraterrestri, alieni e fantomatici omini verdi, invece, resta pura speculazione.

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