(foto: Leonardo Fernandez Viloria/Getty Images)

Che cosa scatena alcune gravi (ma rare) reazioni avverse al vaccino anti-Covid di Pfizer e BioNTech, tra l’altro appena approvato anche in Europa? Ancora non lo sappiamo, ma i maggiori esperti mondiali si stanno scervellando per trovare la risposta, così da poter così prendere tutte le precauzioni del caso. Un’ipotesi, già al vaglio del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) e della Food and Drug Administration (Fda) degli Stati Uniti, è che a sovraeccitare il sistema immunitario siano le nanoparticelle di polietilenglicole (Peg) che avvolgono l’mRna contenuto nel vaccino. Non tutti, però, sono d’accordo.

Che cos’è il Peg

Il polietilenglicole, o Peg, è un polimero che trova molte applicazioni in campo bio-farmaceutico. Viene utilizzato in ambito di ricerca per la produzione di anticorpi monoclonali, ma anche nei lassativi e nelle formulazioni di altri prodotti farmaceutici (dagli unguenti alle compresse) e nei cosmetici, compresi dentifrici e shampoo. Insomma, è considerato una molecola sicura.

Prima d’ora, però, non era mai stato utilizzato all’interno di un vaccino. Pfizer-BioNTech e anche Moderna lo hanno invece introdotto nella composizione dei nuovissimi vaccini a mRna contro Covid-19: l’mRna (cioè il frammento di materiale genetico che serve a conferire immunità) è avvolto da nanoparticelle lipidiche (Lnp) combinate chimicamente con il Peg. Le Lnp servono a favorire l’ingresso dell’mRna nelle cellule mentre il Peg aumenta la stabilità e la durata delle nanoparticelle.

Anticorpi anti-Peg

Fino a non molto tempo fa il Peg era considerato una sostanza inerte, cioè che non reagisce con i sistemi biologici. Negli ultimi anni, però, gli scienziati hanno constatato che l’organismo umano produce anticorpi contro di esso. Uno studio del 2016 riporta che addirittura il 72% delle persone possiede qualche tipo di anticorpi contro il Peg, forse proprio per l’ampio uso che se ne fa per la cosmesi. Solo nel 7% dei casi la presenza di questi anticorpi sarebbe abbastanza elevata da predisporre all’insorgenza di reazioni anafilattiche.

Non tutti gli studi sull’argomento, comunque, sono concordi sulle percentuali. E se da un lato ci sono aziende che per precauzione hanno deciso di eliminare le molecole pegilate dai loro prodotti, dall’altro ci sono esperti che ritengono che tali preoccupazioni siano eccessive.

Reazioni anafilattoidi

Non è ancora chiaro quale meccanismo immunitario possa essere coinvolto. Gli anticorpi contro Peg sarebbero del tipo IgM e IgG, che non danno reazioni allergiche e anafilattiche (dovute invece a IgE).

Forse – sostengono alcuni – sono implicati altri meccanismi: delle risposte immunitarie aspecifiche che vedono le nanoparticelle di Peg come dei virus.

Per altri, invece, non ci sarebbe un razionale abbastanza forte per sostenere che sia il Peg a scatenare reazioni immunitarie esagerate al vaccino: l’iniezione intramuscolo diluirebbe nel tempo la concentrazione di Peg nel sangue, dove si trova la maggior parte degli anticorpi anti-Peg, rendendola irrilevante. Più probabile, invece, che si tratti di reazioni legate a una iper-reattività del sistema immunitario locale di alcune persone.

Bisogna approfondire

L’ipotesi che queste strane reazioni avverse al vaccino Pfizer possano essere innescate dal Peg, comunque, viene presa in seria considerazione dal Niaid e dalla Fda statunitensi che hanno convocato esperti internazionali e che hanno intenzione di avviare studi specifici per verificare questa possibilità.

Ci vorrà del tempo, è ovvio. Perciò, come raccomandano sia i Cdc sia Pfizer e Moderna (che non hanno testato i rispettivi vaccini su persone con precedenti reazioni avverse a prodotti farmaceutici pegilati), nel frattempo è meglio non vaccinare chi ha avuto in passato una reazione grave a un altro vaccino o a un altro farmaco iniettabile, e trattenere in osservazione per circa mezz’ora dopo la somministrazione chi potrebbe sviluppare una reazione anafilattica, così da poter intervenire subito qualora si presentasse.

In ogni caso, per il momento, il piatto dei benefici pesa ancora molto più di quello dei rischi sulla bilancia del vaccino anti-Covid.

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