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Sono saliti a sette i decessi per Covid-19 in Italia. L’ultima vittima è un 62enne, morto a Como. Mentre i contagiati salgono di ora in ora, con due nuovi casi segnalati in Sicilia, uno in Alto Adige e uno in Toscana.

Test del tampone a tappeto hanno rivelato al 25 febbraio oltre 200 contagiati (il sito del ministero della Salute riporta ufficialmente 229 casi, ma i numeri sono in aggiornamento continuo), con casi che vanno da Torino a Venezia, passando per Milano e Piacenza, anche se la zona rossa rimane quella in provincia di Lodi.

Dopo la Lombardia la regione con il maggior numero di casi è il Veneto, dove si è sviluppato un secondo focolaio e non è ancora chiaro se sia collegato a quello di Codogno.

I nuovi contagi

Nella notte tra 24 e 25 febbraio è arrivata la notizia che ci sono altre due persone (marito e moglie) risultate positive al coronavirus: originarie di Bergamo, si trovavano in vacanza a Palermo, dove hanno cominciato ad accusare i primi sintomi e dove sono stati sottoposti al test del tampone. Il gruppo di turisti coi quali hanno viaggiato è stato posto in isolamento e sotto osservazione. “Abbiamo immediatamente informato la task force nazionale e l’Istituto Superiore di Sanità per concordare le procedure da adottare”, ha detto il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci. “Siamo impegnati dalla notte a mettere in atto le procedure previste, che sono state immediatamente eseguite grazie al lavoro di questi giorni”.

Potrebbe esserci anche il primo caso di Covid-19 a Firenze, un imprenditore 60enne con aziende in Oriente. Il test del tampone sarebbe risultato positivo ma si attende la conferma dell’Istituto superiore di sanità. L’uomo in realtà sarebbe rientrato in Italia i primi di gennaio per cui si sta vagliando l’ipotesi che possa essere stato contagiato su suolo italiano da un suo dipendente che ha accusato sintomi assimilabili a Covid-19 nelle scorse settimane. Al momento l’imprenditore fiorentino si trova ricoverato nel reparto di malattie infettive del Policlinico di Careggi.

Sempre nella serata del 24 febbraio è stato segnalato anche un possibile caso in Alto Adige, un uomo del posto che era stato in una delle zone a rischio lombarde.

Gli oltre 200 contagi pongono l’Italia al terzo posto nel mondo come numero di infetti, dopo la Cina e la Corea del Sud. Sulla situazione dell’Italia è intervenuta anche l’Oms, che il 26 febbraio sarà in missione a Roma. “Siamo profondamente preoccupati  per l’improvviso aumento dei casi”, ha spiegato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus .L’organizzazione ha tuttavia riconosciuto che le azioni prese dall’Italia vanno comunque “nella giusta direzione”.

I decessi

La Lombardia conta anche il maggior numero di vittime (6). L’ultima a Como, dove è morto un 62enne già affetto da altre patologie. Nei giorni scorsi sono deceduti un 80enne originario di Castiglione d’Adda (colpito da infarto è risultato positivo al test del tampone ed è stato trasferito al Sacco di Milano, dove è morto), un 88enne a Caselle Landi, un 84enne a Bergamo, una 68enne a Crema (era in terapia oncologica ed è deceduta per complicanze respiratorie), una 75enne di Casalpusterlengo (morta in casa).

La prima vittima in ordine temporale è stato un 78enne di Vo’ Euganeo, in Veneto. Tutti i decessi, sottolineano le autorità, erano individui anziani e/o con uno stato di salute compromesso da patologie preesistenti.

Di poco fa le dichiarazioni di Walter Ricciardi, menbro italiano del comitato esecutivo dell’Oms, al Messaggero: il Covid-19, “non è come una normale influenza, ha un tasso di letalità più alto. E soprattutto, se non la fermiamo rapidamente, rischia di richiedere un numero di posti di terapia intensiva superiore a quelli che ci sono nei nostri ospedali”. L’arrivo del caldo “potrà aiutarci”, ma “non sarà il clima a fermarlo, lo fermerà le misure che metteremo in atto”. “Per il vaccino serviranno due anni”, avverte.

L’inizio dell’epidemia

L’epidemia di Covid-19 in Italia è stata scoperta dal ricovero di un 38enne di Codogno, originario di Castiglione D’Adda in provincia di Lodi. Presentatosi più di una volta in Pronto soccorso per quella che sembrava un’influenza, è stato necessario trasferirlo in terapia intensiva e a seguito di indagini approfondite è emerso un possibile legame con la Cina. Aveva frequentato un manager italiano tornato a fine gennaio proprio dal paese asiatico. Tuttavia nelle ore seguenti è emerso chiaramente l’estraneità del manager: non è lui il paziente zero. Tuttora l’origine del focolaio lombardo rimane sconosciuta.

Data anche la fervente vita sociale e lavorativa del 38enne di Codogno la macchina del tracing è entrata subito in azione rintracciando i contatti diretti e isolando l’ospedale di Codogno in primis per poi mettere in quarantena i comuni di Codogno, Castiglione d’Adda e altri limitrofi. Nelle ore successive sono emersi ulteriori casi, tra cui un compagno di calcetto del paziente 1, anch’egli ricoverato in terapia intensiva con una grave polmonite.

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