(foto: Carlos Castro/Europa Press/Getty Images)

Entra in vigore oggi in Spagna alle isole Canarie, ed è già attiva da ieri in Galizia, una nuova stretta sul fumo nei luoghi pubblici, che non riguarda più solo gli spazi chiusi ma anche le aree all’aperto. Come annunciato dal quotidiano El Pais sulla base dei provvedimenti emanati su scala regionale, la normativa è stata suggerita dalle autorità spagnole di salute pubblica come misura che – direttamente e indirettamente – potrebbe rallentare la diffusione del contagio da Sars-Cov-2. Il paese nel giro di poche settimane è finito nel pieno di una nuova ondata di contagi, tanto da essere passato da poche centinaia di nuovi casi al giorno nel mese di luglio agli oltre mille degli ultimi giorni, facendo segnare ieri il record di 2.935 nuovi casi in sole 24 ore.

All’interno delle restrizioni varate per tentare di scongiurare una ulteriore impennata di ricoveri e decessi, che include anche l’obbligo di indossare la mascherina in tutti i luoghi pubblici e il divieto di creare assembramenti con più di 10 persone, ha fatto notizia soprattutto la decisione di limitare la possibilità di fumare. Non si tratta di un vero e proprio divieto, come molti giornali hanno titolato, ma dell’introduzione di una distanza minima di sicurezza che deve essere mantenuta anche per strada, nelle piazze, nei bar, nei ristoranti, nelle terrazze, in spiaggia, nei giardini e in qualunque altro luogo pubblico.

Il limite è attualmente fissato a 2 metri, costringendo quindi ad allontanarsi significativamente dalle altre persone se si desidera consumare una sigaretta, tradizionale o elettronica che sia. Secondo le indiscrezioni arrivate alla stampa, altre regioni spagnole potrebbero presto adottare analoghe restrizioni, incluse anche le città di Madrid e Valencia. E naturalmente la decisione ha scatenato diverse polemiche, sia da parte dei fumatori stessi sia da parte dei gestori di bar e ristoranti, che temono una ulteriore flessione della clientela.

Le controverse basi scientifiche del provvedimento

Stando alle autorità regionali che hanno stabilito le nuove regole anti contagio, e in particolare agli esperti del comitato clinico per la prevenzione del Covid-19, a rappresentare un indesiderato veicolo di contagio sarebbero le goccioline (le celeberrime droplet) che i fumatori emetterebbero espirando il fumo, e investendo quindi le persone a poca distanza di una nube di sospensioni potenzialmente virulente. Secondo una ricerca condotta dal ministero della Salute spagnolo e pubblicata a inizio luglio, in particolare, esisterebbe una correlazione tra diffusione dell’abitudine del fumo e la frequenza del contagio.

Su questo punto resta però qualche perplessità, perché non esistono pubblicazioni scientifiche vere e proprie a riguardo (e dunque non è chiaro in base a cosa sia stata definita la distanza di 2 metri) e soprattutto l’espirazione di un fumatore non è né più potente né più ricca di droplet rispetto a quella di un non fumatore, dato che le particelle del fumo non fanno di per sé da veicolo per il nuovo coronavirus. Una volta rispettate le norme di distanziamento già in vigore, dunque, non è chiaro perché sia necessario prevedere una distanza superiore per i fumatori.

Le (probabili) vere ragioni della stretta sul fumo

A spingere le autorità spagnole a inserire queste misure senza precedenti (solo in Sudafrica, da marzo, sono in vigore restrizioni ad hoc sul fumo) è stata, con tutta probabilità, la volontà di disincentivare altri comportamenti già di per sé proibiti dalle normative di prevenzione, ma spesso reiterati dalle persone nonostante i divieti. Per esempio, alcune persone hanno la tendenza a togliersi la mascherina (proprio per riuscire a fumare) anche in situazioni in cui dovrebbero invece continuare a indossarla, come in una strada affollata o muovendosi tra i tavoli all’aperto di un bar.

Altro fattore determinante, in questo caso a protezione dei fumatori stessi, è che l’abitudine del fumo implica il portare molto più frequentemente le mani al volto, rappresentando quindi un rischio di infettarsi. Tra togliere e mettere la mascherina, e soprattutto con il posizionare la sigaretta tra le labbra, si stima che i fumatori portino le mani a contatto con il viso dalle 200 alle 300 volte al giorno in più rispetto ai non fumatori, esponendosi di fatto a un rischio molto più elevato.

Toccare la sigaretta e la mascherina, poi, sono operazioni che dovrebbero essere condotte solo dopo essersi lavati o disinfettati le mani, cosa che non sempre accade quando capita di accendere una sigaretta – tradizionale o elettronica, così come per la diffusissima pipa – mentre si è all’aperto. E la possibilità di farsi accendere la sigaretta da qualcun altro, magari incrociato per strada o in un qualsiasi luogo pubblico, può portare a contatti ravvicinati che sarebbe meglio evitare.

Infine, la stretta sul fumo pare essere anche un tentativo di ridurre l’uso condiviso dei narghilè (molto di moda nei bar e nei nightclub spagnoli) e di ridurre il consumo di sigarette: come noto, infatti, i fumatori hanno un rischio maggiore di contrarre la Covid-19 in forma grave (del 45% secondo le autorità spagnole, e ancora di più secondo altri studi scientifici) e di sviluppare polmoniti che richiedano il ricovero in terapia intensiva.

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