(foto: Getty Images)

Diciamolo subito: non c’è nessuno scandalo. La terapia sperimentale per Covid-19 a base di anticorpi monoclonali somministrata a Donald Trump durante il suo ricovero non ha fatto uso di feti abortiti. O meglio, più no che sì. Vediamo cosa significa.

Linee cellulari immortalizzate

Come spiega Alexandra Bowie di Regeneron, l’azienda che ha sviluppato il trattamento sperimentale anti-Covid, gli anticorpi monoclonali infusi al presidente Trump per aiutarlo a liberarsi dell’infezione da Sars-Cov-2 vengono messi a punto – come tantissimi altri dispositivi medici già in uso– grazie a linee cellulari immortalizzate.

Le cellule immortalizzate sono uno strumento importantissimo per la ricerca biomedica perché costituiscono delle linee stabili, che si moltiplicano in laboratorio e che consentono ai laboratori di tutto il mondo di fare esperimenti standardizzati, comparabili e replicabili da altri ricercatori. Il loro impiego permette inoltre di ridurre la sperimentazione animale.

In particolare gli anticorpi monoclonali di Regeneron sono prodotti da cellule Cho (Chinese Hamster Ovary Cells, cellule dell’ovaio di criceto) e testati su cellule Hek 293T. Queste ultime, in effetti, sono di derivazione umana. Hek è l’acronimo di Human Embryonic Kidney e ricorda l’origine di questa linea cellulare immortalizzata, isolata negli anni ‘70 dal tessuto renale di un feto legalmente abortito. Da allora, però, le Hek hanno subito modifiche, sono diverse dalle originali, e vivono e si moltiplicano solo in laboratorio da così tanto tempo che non vengono considerate tessuto abortivo.

L’ipocrisia ignorante della Casa Bianca

Qual è il problema allora? Il problema è che gli Stati Uniti sono in piena campagna elettorale, e tutto può diventare un’arma contro i due contendenti alla presidenza.

Quello che fa notare la rivista Mit Technology Review è l’ipocrisia (probabilmente derivante da semplice ignoranza) dell’amministrazione Trump nei confronti della ricerca biomedica che chiede di accedere a materiale derivante da embrioni e feti abortiti a beneficio della salute: di concedere fondi per questo tipo di ricerca non se ne parla (l’amministrazione Trump si è sempre schierata contro tagliando o negando finanziamenti), ma nessuno, né i sostenitori pro-vita di Trump né Trump stesso, ha obiettato nulla se proprio i frutti di quel tipo di ricerca hanno probabilmente contribuito a salvare la vita al presidente.

E, forse, se venisse concessa l’opportunità di accedere a materiale embrionale e fetale potrebbero derivarne altri grandi benefici.

Uso di emergenza

All’atto pratico, nella battaglia mondiale contro il coronavirus, rimane il fatto che la terapia sperimentale a base di anticorpi monoclonali proposta da Regeneron sembra in effetti efficace e sicura, e che l’azienda sia pronta alla distribuzione su scala più ampia. E infatti, come si legge sul suo sito, Regeneron ha appena chiesto alla Food and Drug Administration degli Stati Uniti l’autorizzazione all’uso di emergenza: se venisse concesso, c’è un accordo con il governo federale che distribuirebbe e fornirebbe il farmaco a costo zero.

The post La terapia per Covid-19 di Donald Trump deriva da cellule abortive? appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it