Redatto da Oltre la Linea.

La tomba di Tutankhamon scoperta da Howard Carter ed aperta il 16 febbraio del 1924, il più favoloso scavo archeologico del XX secolo.

“Era giunto il momento decisivo. Con mani tremanti praticai un piccolo foro nell’angolo in alto a sinistra […] man mano che i miei occhi si abituavano al buio, i particolari del locale emersero lentamente dall’oscurità: animali dall’aspetto strano, statue e oro, ovunque il luccichio dell’oro. Per un attimo – che dovette sembrare un’eternità a quanti mi attorniavano – rimasi muto dallo stupore, e quando lord Carnarvon, incapace di attendere oltre, mi chiese ansiosamente: <<Riuscite a vedere qualcosa?>> fui solo capace di rispondere: <<Si, cose meravigliose>>.”

La scoperta di Carter

Valle dei Re, novembre 1922. Dopo molte peripezie, sconforto e fallimenti, Howard Carter, un caparbio egittologo inglese, visionario e profondamente innamorato dell’antica civiltà faraonica, scopriva un gradino in una delle trincee di scavo.

Era l’ultima possibilità per lui, lord Carnarvon, facoltoso uomo d’affari nonché finanziatore degli scavi affidati proprio a Carter, era deciso ad interrompere gli investimenti. Questi infatti non avevano fruttato che qualche reperto di poco conto. Quel gradino avrebbe ampiamente ripagato una vita di rinunce e sbagli. La scoperta avrebbe infatti consegnato al XX secolo e a tutta la storia dell’archeologia, una delle più sensazionali scoperte mai fatte dall’uomo. Quel piccolo passo avrebbe portato ad una tomba reale intatta. Era la tomba del giovane faraone conosciuto come Tutankhamon.

Neb-Kheperu-Ra, o Sa-Ra, il figlio di Ra, divinità solare dell’antico Egitto, era il nome con il quale Tutankhamon era maggiormente conosciuto al suo tempo. Suo padre Akhenaton detto l’eretico, fu promotore di un interessante culto monolatrico dedicato al dio Aton. Tutankhamon salì al trono all’età di 9 anni e morì, tra mille dubbi e misteri, solamente 10 anni dopo. A causa della fama del padre, ostracizzato dalle caste sacerdotali del tempo, su di loro fu gettata una tremenda damnatio memoriae.

Molti eminenti studiosi non credevano nemmeno di poter trovare nella celebre Valle di Luxor le suddette sepolture. Tanto meno quella del “Re bambino”. Tra questi non c’era Carter, convinto che sotto quella sabbia si potesse nascondere un immenso patrimonio per l’umanità ed un nuovo raggio di luce del dio Aton.

La tomba di Tutankhamon, la scoperta di Howard Carter

La maledizione di Tutankhamon

A causa dell’esclusività della notizia, cui ambivano tutti i quotidiani del pianeta, data al Times, la scoperta venne ostracizzata da subito dai tabloid scandalistici di allora. Una delle tante notizie inverosimili (oggi le chiamiamo fake news) fu quella della maledizione che avrebbe dovuto stroncare i principali protagonisti della scoperta. Tutto nacque dalla scoperta di una tavoletta di creta recante un’iscrizione: “Possa la morte rapire con le sue tetre ali chiunque osi disturbare il sonno del faraone”.

La notizia esplose letteralmente quando lord Carnarvon morì al Cairo, ucciso da una vecchia puntura d’insetto che si era infettata. Testimonianze riportano che, al momento della morte ci fu un improvviso black out sulla città ed anche il suo cane, a Londra, dopo aver guaito a lungo, si accasciò al suolo.

Da quel momento ci furono, in effetti, morti quanto meno sospette, legate a chi partecipò all’apertura della camera tombale. Si ipotizzò ogni sorta di spiegazione, dalle spore di funghi velenosi a muffe portatrici di sostanze tossiche che, alimentate dal caldo e dall’umidità del sottosuolo, avrebbero complicato lo stato di salute degli aventi accesso alla sepoltura. Spiegazioni molto più razionali vogliono invece tutto questo figlio di equivoci e coincidenze, le morti sarebbero avvenute per cause naturali negli anni successivi, anche se, è innegabile, la suggestione attorno a tutto questo rimane intatta dopo quasi 100 anni. Come potrebbe essere altrimenti?

La tomba di Tutankhamon, la scoperta di Howard Carter

Nei secoli

Al netto di tutto questo, la scoperta di Carter rappresenta il coronamento di un sogno. Pochi sono gli archeologi che possono vantarsi di un tale successo. Carter scrive infatti : “Credo che la maggior parte degli scavatori abbia provato un senso di timore – quasi d’imbarazzo – penetrando in una stanza chiusa e sigillata da pie mani tanti secoli prima. Per un attimo il tempo, fattore della vita umana, perde tutto il suo significato.”

Il culto dei morti nell’antico Egitto è ancora vivo nel nostro immaginario. I papiri del museo di Torino sono famosi in tutto il mondo e figure come Anubi, o le mummie sacre, sono entrati nella cultura pop. Carter ha contribuito a portare alla ribalta mondiale l’interesse per questa immensa civiltà antica e per le suggestioni. In certa misura anche grazie alla famigerata maledizione, vera o falsa che sia, legata all’antica arte della conservazione dei corpi e alla magia rituale dei sacerdoti che officiavano i culti.

L’archeologo per antonomasia, morì a Londra nel 1939, dopo aver passato anni a catalogare i migliaia di reperti rinvenuti nella tomba. Venerato da tutti, venne sepolto con un’epigrafe quanto meno affascinante, tratta da un magnifico calice di alabastro rinvenuto nell’anticamera tombale del faraone, una preghiera che va ben oltre la vita e ben al di là del tempo:

“Possa il tuo spirito vivere,

possa tu vivere milioni di anni, tu che ami Tebe,

offrendo il tuo volto al vento del nord

e facendo sì che i tuoi occhi ammirino la felicità”.

(di Nicola Bianchi)

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