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Nella lotta al coronavirus, ancora una volta parliamo di vaccini. Ma oggi non di quelli che potrebbero arrivare nei prossimi mesi contro il Covid-19, ma di un vaccino già esistente e molto noto, l’Mmr (o in sigla italiana Mpr) contro il morbillo, la parotite e la rosolia. Ma ci si potrebbe chiedere: cosa c’entra con l’infezione da Sars-Cov-2? Stando a uno studio appena pubblicato su mBio, una rivista open access dell’American Society of Biology, persone con meno di 40 anni che hanno ricevuto il vaccino Mmr risultano in media più protette contro il Covid-19 e, qualora contagiate, sviluppano forme più lievi. Il risultato, su 80 persone, è ancora un’ipotesi e deve essere approfondito, anche se fornisce una prima indicazione del potenziale ruolo di questa vaccinazione.

Secondo gli autori dello studio, guidati da Jeffrey E. Gold, presidente della no-profit World Organization in Georgia, il dato potrebbe in parte spiegare anche il fatto che i bambini e le persone molto giovani, vaccinate più recentemente, siano anche meno colpite degli adulti e degli anziani, un argomento a lungo dibattuto durante la pandemia. I ricercatori suggeriscono che qualora il dato fosse confermato da altri studi, vaccinare gli over 40 potrebbe essere un’arma in più contro il coronavirus.

L’immunità innata

Non è la prima volta che gli scienziati ipotizzano che vaccini già effettuati possano in qualche modo essere d’aiuto anche contro la nuova infezione da Sars-Cov-2. Recentemente alcuni gruppi hanno studiato l’idea per cui anche il vaccino contro la tubercolosi e quello orale contro la poliomielite possano avere un ruolo – ipotesi ancora tutta da dimostrare. Questa teoria si fonda sul fatto che questi e altri vaccini, soprattutto se fatti recentemente, possano risvegliare un’immunità non specifica (non quella legata agli anticorpi diretti contro uno specifico virus), detta innata, che di fatto fornisce una risposta immunitaria a breve termine, meno duratura (e anche meno efficace) contro vari agenti che possono attaccare l’organismo.

Lo studio

I ricercatori hanno analizzato il possibile legame fra vaccino Mmr e Covid-19, coinvolgendo 80 partecipanti con meno di 42 anni, di cui 50 erano state vaccinate contro morbillo, parotite e rosolia – in particolare il vaccino preso in considerazione è Mmr II. Il vaccino stimola la produzione di anticorpi (IgG) contro morbillo, parotite e rosolia. Le altre 30 non avevano ricevuto questa vaccinazione (ma avevano comunque sviluppato almeno in parte, gli anticorpi dopo aver avuto il morbillo, la parotite o la rosolia). I ricercatori hanno rilevato che tanto più alto era il livello degli anticorpi anti parotite e tanto meno grave era la forma di Covid-19 nei partecipanti che erano stati vaccinati.

In pratica c’era un’associazione inversa significativa fra questi due elementi, come hanno spiegato i ricercatori. Le persone con un titolo (che misura la quantità) di questi anticorpi anti parotite era elevato, fra 134 e 300 AU/ml (unità di misura del livello degli anticorpi), sono risultate immuni oppure hanno avuto una forma asintomatica di Covid-19. Con titoli fra 75 e 134 AU/ml il Covid-19 si è manifestato in forma lieve, fra 32 e 74 AU/ml in forma moderata e sotto i 32 in una forma più severa, che ha richiesto il ricovero e l’ossigeno. Il dato potrebbe fornire una motivazione per cui chi si è recentemente vaccinato (bamibini e adolescenti) è in media meno intaccato da forme gravi di Covid.

Approfondire il ruolo del vaccino Mmr

“La correlazione inversa”, spiega David J. Hurley, coautore e microbiologo all’università della Georgia, “statisticamente significativa tra i titoli della parotite e il Covid-19 indica che esiste una relazione coinvolta che merita ulteriori approfondimenti”. Questo vaccino è sicuro e ha pochi effetti collaterali, aggiunge il coautore. “Se mostrerà di raggiungere l’obiettivo di prevenire l’infezione da Covid-19”, aggiunge Hurley, “evitandone la diffusione o riducendo la gravità dei sintomi, o ancora fornendo una combinazione di questi risultati, il suo utilizzo rappresenterà un intervento di grande successo e con basso rapporto fra il rischio e il beneficio”. La massima protezione si raggiunge con due somministrazioni ad almeno 4 settimane di distanza l’una dall’altra. “In base al nostro studio”, conclude il ricercatore, “sarebbe prudente vaccinare gli over 40 a prescindere che abbiano o meno alti titoli sierici Mmr”.

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