(foto: Gerd Altmann via Pixabay)

Da metà dicembre 2020 si è aperto un altro capitolo della pandemia: quello della lotta alle nuove varianti del coronavirus Sars-Cov-2. Le nuove forme del virus (soprattutto quelle scoperte nel Regno Unito, in Sudafrica e in Brasile) destano preoccupazione rispetto alla loro capacità di sfuggire alla protezione fornita dai vaccini. E i primi studi sembrano confermare questi timori. In particolare, un primo report sul New England Journal of Medicine (Nejm), con dati preliminari e ancora da confermare, ha indicato che la capacità degli anticorpi* di neutralizzare il virus, nel vaccino di Pfizer-BioNTech, potrebbe essere ridotta di ben due terzi. Del vaccino di Moderna non abbiamo ancora sufficienti informazioni, ma la sua struttura e la tecnologia a mRna su cui si basa è analoga a quella creata da Pfizer e BioNTech. Stando a un’altra ricerca, ancora ristretta e iniziale (non peer reviewed per ora) anche il vaccino di Oxford-AstraZeneca potrebbe essere molto meno efficace, almeno nelle forme moderate, contro la variante inglese e quella sudafricana, tuttavia dovrebbe ancora fornire una buona protezione contro le forme gravi. Cosa sappiamo.

La lotta alle varianti del Sars-Cov-2

A dicembre è emersa la nuova variante individuata nel Regno Unito B.1.1.7, cui è seguita quella scoperta in Sudafrica 501.V2 (o B.1.351), in Brasile (P.1) e l’ultima, sempre nel Regno Unito, ma associata a viaggi in Nigeria. Le case farmaceutiche produttrici dei vaccini, insieme agli istituti di ricerca, si sono subito attivate per cercare di capire se e quanto le nuove varianti potessero abbassare l’efficacia dei vaccini ed eventualmente porre riparo aggiornandoli rapidamente (in particolare, quelli a mRna sarebbero facilmente modificabili).

La variante sudafricana

È di oggi la notizia, divulgata da Pfizer e da BioNTech, che la variante sudafricana potrebbe rendere meno efficace il vaccino Pfizer-BioNTech. “La neutralizzazione della proteina spike del virus B.1.351 [la variante sudafricana ndr] è risultata più debole di circa due terzi”, si legge nel commento degli autori di Pfizer e della University of Texas Medical Branch. “Non è chiaro – aggiungono gli autori – quale effetto possa avere sulla protezione del vaccino BNT162b2 una riduzione nella neutralizzazione pari a due terzi causata dalla variante B.1.351″*.

Ma anche il vaccino di Oxford-AstraZeneca potrebbe essere stato messo in crisi dalla nuova variante sudafricana. Uno studio ancora non peer reviewed e non disponibile – di cui si ha notizia sulla pagina dell’università di Witwatersrand che lo ha svolto – su 2mila volontari di età media di 31 anni, indicherebbe che il vaccino fornisce una “protezione minima” contro i casi lievi e moderati di Covid-19, mentre dovrebbe comunque difendere dalle forme gravi della malattia, sempre stando alla ricerca.

Un po’ diverse sembrerebbero essere le notizie relativo al vaccino cinese Sinovac. L’agenzia di stampa Reuters riporta che questo potrebbe essere efficace anche contro le nuove forme del virus: Dimas Covas, capo del Butanan Institute a San Paolo, in Brasile, ha riferito che i test del vaccino contro la variante inglese e sudafricana sono buoni, citando i primi risultati (non ancora pubblicati) di un trial cinese. Tuttavia lo specialista non ha fornito dettagli sulle percentuali di efficacia contro le nuove varianti, per cui si devono attendere maggiori informazioni.

Dalla vaccinazione all’allerta

In generale, visto che alcune varianti potrebbero essere più contagiose (e quella inglese probabilmente anche più pericolosa) e non è detto che i vaccini siano ugualmente efficaci, anzi è probabile che in parte non lo siano, è bene accelerare il più possibile la campagna vaccinale prima che le varianti si diffondano. E mantenere alta l’attenzione: gli esperti stanno valutando, proprio a causa delle nuove varianti, la possibilità di un lockdown.

*Aggiornamento del 19 febbraio 2021: la riduzione dei due terzi riguarda la capacità degli anticorpi, la cui produzione è stimolata dal vaccino Pfizer-BioNTech, nel combattere il virus Sars-Cov-2, ma questo non si può tradurre nel fatto che il vaccino sia meno efficace di due terzi (non c’è solo l’azione degli anticorpi e la traduzione non può essere automatica).  

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