Uno dei primi Boeing 737 Max costruiti, in un sito Boeing a Washington, Stati Uniti (foto: Stephen Brashear/Getty Images)

I due disastri che hanno coinvolto gli ormai famigerati Boeing 737 Max nei mesi scorsi sono dovuti a errori di comunicazione nelle ultime fasi di design del velivolo, un periodo in cui i piloti e gli ingegneri sono stati lasciati all’oscuro di una decisiva modifica nel sistema di guida automatico. È quanto emerge da un’inchiesta del New York Times, che getta un’ombra pesante sulla multinazionale americana e lascia il dubbio che la tragedia avrebbe potuto essere evitata.

I voli protagonisti delle tragedie sono il JT610 dell’indonesiana Lion Airlines, nel quale persero la vita 189 persone, e il 302 della Ethiopian Airlines, con 157 persone a bordo, precipitati entrambi a pochi minuti dal decollo senza motivo apparente. Le somiglianze tra i due incidenti erano però moltissime, e dopo il 10 marzo – data dell’ultimo incidente in linea di tempo, quello avvenuto in Etiopia – Boeing aveva deciso di lasciare a terra i suoi aerei, in via precauzionale, mentre si sviluppavano le inchieste.

Alla fine è stato appurato che un ruolo centrale nei disastro lo ha avuto il sistema Mcas (Maneuvering Characteristics Augmentation System), che serve a evitare che l’aeroplano vada in stallo. Un anno prima che il 747 Max fosse completato, Boeing aveva reso il sistema più invadente e rischioso. Mentre la versione originale si affidava a informazioni provenienti da almeno due diversi sensori, la versione finale ne utilizzava soltanto uno, lasciando così il sistema senza un’adeguata protezione. Una serie di coincidenze nefaste ha poi fatto sì che un accadimento di per sé estremamente raro si sia trasformato in una strage.

Cosa è successo su quei voli

Le autorità etiopi hanno rilevato come il Mcas, che si attiva intervenendo sull’assetto della coda del Boeing, era configurato in modo che il muso fosse in picchiata poco dopo la partenza, facendo sì che Yared Getachew, il pilota 29enne in comando dell’Ethiopian Airlines, perdesse il controllo. Le conversazioni tra quest’ultimo e l’ente aeroportuale, registrate dalla scatola nera fino a pochi istanti prima dello schianto, testimoniano come egli avrebbe avvertito fin da subito problemi nel controllo dell’aeroplano, e richiesto il permesso per un aumento di quota.

Il sistema anti-stallo avrebbe dovuto avere allora il compito di aiutare il pilota a mantenere l’assetto del Boeing in posizione corretta, ma nonostante sei minuti di vani tentativi, non è stato possibile riprendere il controllo manuale e l’aeromobile è precipitato a centinaia di chilometri all’ora.

La vera causa dei disastri dei Boeing 737 Max
Un Boeing 737 Max all’aeroporto di Miami (foto: Joe Raedle/Getty Images)

In entrambi i voli che hanno portato alla morte di 346 persone il Mcas era stato probabilmente danneggiato da un uccello colpito durante il decollo. I sensori degli aerei sono oggetti piuttosto delicati, scrive il Nyt, e sono centinaia ogni anno i birdstrike, cioè gli impatti registrati con volatili che finiscono nella loro traiettoria. Quasi sempre, però, il tipo di danneggiamento non è dettagliato, e comunque le conseguenze sono minime.

Problemi di comunicazione

Fin qui ciò che è successo in volo. Ma, più a monte, il vero problema appare una gravissima falla nella catena di comunicazione tra i vari comparti del colosso produttore di aeromobili. Dall’inchiesta emergerebbe come molte persone coinvolte nella costruzione, nei test per la sicurezza e nel management di Boeing non abbiano compreso in pieno le modifiche apportate al Mcas.

Diversi dipendenti della società e della Federal Aviation Administration (l’agenzia del dipartimento dei Trasporti statunitense incaricata di regolare e sovrintendere a ogni aspetto riguardante l’aviazione civile), intervistati in condizione di anonimato, raccontano di essere stati convinti fino all’incidente in Etiopia che il sistema si affidasse su più di un solo sensore e che, in ogni caso, si sarebbe attivato soltanto in casi estremi. Alcuni responsabili della sicurezza, invece, pur consapevoli della modifiche last minute, pare abbiano scelto di non effettuare un test adeguato.

Il disastro sarebbe potuto essere evitato, dunque, se anche si fosse soltanto comunicato meglio tra i reparti della società. E invece si sono alimentate convinzioni errate, che a loro volta avrebbero scatenato una sequela di scelte critiche riguardanti la protezione dell’aereo; scelte che ne hanno influenzato il progetto, le certificazioni e il training dei piloti.

Il futuro di Boeing

Nel frattempo continua il blocco agli spazi aerei per il 737 Max, che al momento sta costando alla società americana una perdita superiore al miliardo di dollari (a questa cifra si aggiungerebbe quella dovuta ai risarcimenti per le famiglie delle vittime).

La Faa, nel frattempo, è corsa ai ripari approvando degli aggiornamenti provvisori al sistema Mcas, uniti ad uno specifico corso per il personale per renderlo più sicuro.

Anche la società Air Italyl’unica italiana con il 737 in flotta, ha deciso di lasciarlo momentaneamente a terra in attesa di futuri aggiornamenti.

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