Redatto da Oltre la Linea.

Negli ultimi anni, i flussi migratori sono al centro del dibattito politico in Europa, e di pari passo con l’immigrazione di massa si è aperto il dibattito sul razzismo. L’immigrazione porta con sé diverse questioni da affrontare che spaziano da problemi di natura economica e demografica a problemi di natura culturale-religiosa.

I progressisti accettano l’immigrazione in toto, in maniera dogmatica; solo una certa sinistra critica (molto stringata) si pone il problema almeno dal punto di vista economico e per farlo si rifà a ciò che scrive Marx nella sua opera più importante, Il capitale.

Ma se una sovrappopolazione operaia è il prodotto necessario della accumulazione, ossia dello sviluppo della ricchezza su base capitalistica, questa sovrappopolazione diventa, viceversa, la leva dell’accumulazione capitalistica, e addirittura una delle condizioni d’esistenza del modo di produzione capitalistico.

Essa costituisce un esercito industriale di riserva disponibile, che appartiene al capitale in maniera così completa come se quest’ultimo l’avesse allevato a sue proprie spese, e crea per i mutevoli bisogni di valorizzazione di esso il materiale umano sfruttabile sempre pronto, indipendentemente dai limiti del reale aumento della popolazione.

Marx criticò l’emigrazione irlandese in Inghilterra proprio per questo motivo. Il concetto di “esercito industriale di riserva” venne ripreso qualche anno più tardi anche da Max Weber nel suo celebre testo L’etica protestante e lo spirito del capitalismo. Tuttavia, ridurre l’immigrazione ad un problema esclusivamente economico è pur sempre un’approssimazione grossolana che non tiene conto del fatto che gli immigrati non sono solo portatori di forza-lavoro a basso costo, ma anche di una forma mentis radicalmente diversa e spesso incompatibile con quella dei paesi ospitanti.

Quando vengono organizzate le manifestazioni “antirazziste” spesso sventolano bandiere rosse con falce e martello, magliette con la faccia Che Guevara e quant’altro – dopotutto la società in cui viviamo è impregnata di marxismo. Il filosofo di Treviri liquida Dio, patria e famiglia. Nel Manifesto del partito comunista scrive ‹‹Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi, con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerandi, e tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi fissare. Si volatilizza tutto ciò che vi era di corporativo e di stabile, è profanata ogni cosa sacra e gli uomini sono finalmente costretti a osservare con occhio disincantato la propria posizione e i reciproci rapporti.››

L’abolizione della famiglia viene propugnata da Marx –sempre nel Manifesto– in quanto essa rappresenta una conseguenza deterministica delle forme socio-economiche; infatti “il borghese vede nella propria moglie un semplice strumento della produzione”, di conseguenza le donne devono essere messe in comune. Ciò non impedì a Karl Marx di possedere una domestica –tale Helene Demuth- e di avere un figlio illegittimo da questa, bambino che venne adottato da Engels per non mettere in cattiva luce Karl.

E ancora nel Manifesto troviamo l’abolizione della patria, infatti “Gli operai non hanno patria. Non si può togliere loro quello che non hanno”. I nuovi comunisti però dimenticano –sempre citando Marx- che “Le idee dominanti di un’epoca, sono state in ogni momento, soltanto le idee della classe dominante” quindi se coloro che scendono in piazza hanno le stesse idee del miliardario Soros dovrebbero quanto meno porsi qualche domanda.

C’è qualcos’altro che a questi sedicenti comunisti antirazzisti sfugge. Un aspetto dei due filosofi spesso ignorato, è il loro spiccato razzismo. L’abolizione della patria non impedì a Marx ed Engels di disprezzare tutti quei “popoli arretrati” in cui non vi era uno sviluppo industriale, perché tale arretratezza economica impediva la rivoluzione proletaria comunista; infatti, per i due padri del socialismo scientifico, il proletariato industriale è “naturalmente rivoluzionario”, mentre i contadini, artigiani e piccoli negozianti sono “naturalmente controrivoluzionari” in quanto legati alla terra e alle tradizioni.

La borghesia ha la funzione importante di creare i presupposti per la rivoluzione comunista: sviluppare una società industriale. Infatti essa, costruendo grandi metropoli, ha “strappato una larga parte della popolazione all’idiotismo della vita rurale”. Per estensione, vi sono interi popoli controrivoluzionari, quelli legati ad un’economia semifeudale come la Russia – che, ironia della storia, sarà proprio il Paese in cui si instaurerà il primo regime comunista, nonostante Marx considerasse i russi dei “mangiacavoli”.

Quella di Marx ed Engels non fu semplice critica nei confronti dei popoli controrivoluzionari, ma vero e proprio razzismo. Engels, in una lettera del 25 gennaio 1894 indirizzata a Walther Borgius scrisse ‹‹Per noi, le condizioni economiche determinano tutti i fenomeni storici, ma la razza è anch’essa una dato economico››.

Uno studio di Diego Costantino, pubblicato su scientijournal.org, ha trattato questo aspetto, raccogliendo tutti i passaggi dei libri, degli articoli e delle lettere in cui emerge il razzismo dei due filosofi tedeschi. Nel 1848 Marx sulla rivista Neue Rheinische Zeitung (Nuovo giornale Renano) scrive che la “plebaglia slava”, che comprende russi, cechi e croati, sono “razze retrograde”, e che il loro destino è quello di ‹‹perire nella tempesta rivoluzionaria del mondo›› e che ‹‹la futura guerra mondiale farà scomparire dalla faccia della terra non solo le classi reazionarie e le dinastie, ma interi popoli reazionari. E questo sarà un progresso.››

Nel testo Il panslavismo democratico, del 1849, anche Engels esterna tutto il suo disprezzo per gli slavi: ‹‹Alle frasi sulla fratellanza dei popoli, lanciate in nome della nazionalità più controrivoluzionarie d’Europa, noi rispondiamo che l’odio per i russi è stato ed è fra i tedeschi la prima passione rivoluzionaria; che dopo la rivoluzione, vi si è aggiunto l’odio per i cechi ed i croati, e che, insieme ai polacchi e agli ungheresi, noi potremmo rafforzare le basi della rivoluzione solo esercitando nei confronti di questi popoli il più deciso terrorismo.›› Lotta, allora, implacabile lotta per la vita e per la morte, contro il panslavismo traditore della rivoluzione; lotta di annientamento e di spietato terrore – non nell’interesse della Germania, ma nell’interesse generale della rivoluzione.

La loro visione della storia come lotta violenta per il progresso, prevede anche il genocidio di interi popoli perché ‹‹nella storia, senza la forza, senza una ferrata spietatezza, non si ottiene nulla; e se Alessandro, Cesare, Napoleone, avessero avuto gli stessi palpiti sentimentali, la stessa capacità di commuoversi che i panslavisti invocano a favore dei loro clienti falliti, che ne sarebbe stato della storia universale?››. Nello stesso testo, Engels esalta la colonizzazione civilizzatrice dei bianchi Yankees in Nord America, mentre i nativi americani e i messicani erano considerati “indolenti”, “incapaci” e “retrogradi”.

Il 22 gennaio 1848, sul «The Northern Star», a proposito della conquista francese dell’Algeria scrive: ‹‹In fin dei conti, secondo la nostra opinione è veramente di buon auspicio che il capo degli arabi sia stato catturato […] la conquista dell’Algeria è un evento importante e felice per il progresso della civiltà.››

Anche Marx fu un sostenitore dello schiavismo nordamericano, e questa posizione lo mise in contrasto con Pierre-Joseph Proudhon. La sua idolatria nei confronti dei paesi industrializzati, e il disprezzo nei confronti degli africani, lo portarono ad asserire – in una lettera a Pavel Vasil’evič Annenkov del 28 dicembre 1846 – che ‹‹senza lo schiavismo, l’America del Nord, il paese dove è maggiore il progresso, si trasformerebbe in un paese patriarcale. Cancella l’America del Nord dalla carta del mondo, e avrai l’anarchia: il completo decadimento del commercio e della civiltà moderna. Abolisci la schiavitù ed avrai cancellato l’America dalla carte delle nazioni.››

Considerazione che venne smentita dalla storia: fu infatti la stessa borghesia a premere per l’abolizione della schiavitù, com’è noto non per motivi umanitari.

Gli africani non sfuggirono al razzismo dei due padri del socialismo scientifico, Marx li considerava “idioti”, e nella sua corrispondenza privata usava il termine dispregiativo “nigger” (negraccio).

Citando lo studio di Costantino, per esempio, apostrofava un suo rivale e critico, il teorico socialista e dirigente rivoluzionario ebreo tedesco Ferdinand Lassalle, come ‹‹the jewish nigger››, ‹‹il negraccio giudeo››, in senso spregiativo razziale – in ciò ribadendo anche il suo disprezzo per gli Ebrei (pur Marx avendo origini ebraiche), già evidenziato nel suo pamphlet La questione ebraica del 1843-1844-, come appare chiaramente in una sua lettera del 1862 a Engels: ‹‹Mi appare ora assolutamente chiaro che, come dimostrano tanto la forma della sua testa [di Lassalle, n.d.r.] che la struttura dei suoi capelli, discende dai Negri che presero parte alla fuga di Mosè dall’Egitto (a meno che sua madre o sua nonna dal lato paterno non abbiano avuto un’ibridazione con un negro) […], l’indiscrezione con la quale si fa avanti è anche tipicamente negresca. Il negraccio giudeo, un ebreo untuoso che si dissimula impomatandosi e agghindandosi di paccottiglia dozzinale. Ora questa mescolanza di giudaismo e germanesimo con un fondo negro debbono dare un bizzarro prodotto!›› (lettera di Marx ad Engels del 30 luglio 1862).

Le idee di Marx e Engels su razzismo e immigrazione
Ferdinand Lassalle

I polacchi, inizialmente risparmiati dal razzismo anti-slavo, finirono anch’essi nel mirino dei due padri del socialismo scientifico: Engels, in una lettera indirizzata a Marx del 23 marzo 1851, auspicava l’invasione russa della Polonia e la creazione di colonie tedesche all’interno del suo territorio, abbandonando ‹‹il resto della popolazione al suo disordine›› e infine ‹‹spingerlo tra le fiamme››. Situazione simile a ciò che accade realmente nel settembre 1939, quando la Germania nazionalsocialista e l’URSS si spartirono la Polonia.

Non solo: in un testo di Marx del 1852 – Rivoluzione e controrivoluzione in Germania – l’economista tedesco riservava alla Germania il compito di governare sulle popolazioni slave dell’Impero austro-ungarico e, per quanto riguarda la Russia, è sempre Marx in una lettera indirizzata ad Engels del 24 giugno del 1865 a scrivere che i russi ‹‹non appartengono alla razza indo-germanica, sono degli intrusi che bisogna cacciare al di là del Dniepr››. Espressione in perfetto stile hitleriano.

Gli ebrei finirono nel mirino di Marx (anche se lui proveniva da una famiglia ebraica ashkenazita): nel testo La questione ebraica accusava gli ebrei di essere promotori del capitalismo in quanto ‹‹il denaro è il solo dio d’Israele›› e in un articolo del 1856 intitolato Il prestito russo leggiamo: ‹‹Sappiamo che dietro ogni tiranno c’è un ebreo, come c’è un gesuita dietro ogni Papa. Come l’esercito dei gesuiti uccide ogni libero pensiero dal quale il desiderio degli oppressi potrebbe avere possibilità di successo, così l’utilità delle guerre promosse dai capitalisti cesserebbe se non fosse per gli ebrei che rubano i tesori dell’umanità. Non meraviglia che 1865 anni fa Gesù abbia scacciato gli usurai dal tempio di Gerusalemme; erano come gli usurai contemporanei che stanno dietro i tiranni e le tirannie. Per la maggioranza sono Ebrei. Il fatto che gli Ebrei siano diventati tanto forti da mettere in pericolo la vita del mondo, ci induce a svelare la loro organizzazione, i loro scopi, affinché il loro lezzo possa risvegliare i lavoratori del mondo a combatterli e ad eliminare un simile cancro.››

Razzisti, antisemiti, promotori di una violenza spietata nei confronti di interi popoli, intolleranti nei confronti dei controrivoluzionari, viene da chiedersi se i due padri del socialismo scientifico fossero andati al potere come avrebbero governato.

È interessante ricordare ciò che viene riportato nelle ultime pagine del Manifesto del Partito Comunista, in cui passando all’atto pratico tra i punti fondamentali troviamo “centralizzazione dei crediti nelle mani dello stato mediante una banca nazionale statale e monopolio esclusivo”, esattamente ciò che fece Adolf Hitler il 15 giugno 1939 con la legge sulla Reichsbank, nazionalizzando la banca di emissione del Reich: portò a termine la lotta al sistema del debito (tema che ho affrontato in un precedente articolo- Sistema del debito: dall’Antico Testamento ai Rothschild per Oltre la Linea).

Appena tre mesi dopo scoppiò la guerra, ma questa è un’altra storia.

Riferimenti bibliografici:

Il capitale, libro primo, settima sezione (Editori Riuniti,1980)

Manifesto del partito comunista, Marx-Engels (Giunti, 2009)

Il razzismo di Marx ed Engels e il loro disprezzo per le civiltà e i popoli preindustriali: la teoria del genocidio come prassi rivoluzionaria del “comunismo scientifico”, Diego Costantino (scientiajournal.org) 28/02/2013

L’altra faccia di Carlo Marx, Richard Wurmbrand (Editrice Uomini Nuovi), III edizione italiana 2008

(di Umberto Iacovello)

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