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Nella lotta al coronavirus le misure e le politiche più efficaci contro una maggiore diffusione del virus sono anche quelle più impattanti sulla vita sociale, che prevedono chiusure e obblighi e non soltanto raccomandazioni. Lo mostra uno studio internazionale, cui ha preso parte l’università di Toronto, che ha analizzato le politiche adottate da 40 paesi, inclusi gli Stati Uniti, individuando le misure e le strategie migliori per contenere il contagio. I risultati, pubblicati su Plos One, confermano che restrizioni pesanti a livello sociale, come l’obbligo di rimanere a casa, la chiusura o l’ingresso scaglionato in uffici e scuole, sono maggiormente adeguate al controllo della pandemia.

Un modello basato su 11 regole

I ricercatori hanno studiato il ruolo delle politiche in 40 paesi per il contenimento del coronavirus. Per farlo hanno utilizzato un modello matematico che tiene conto delle misure adottate, del livello con cui vengono applicate e aggiornate, il grado di adesione alle norme, il numero di casi di Covid-19 e dei decessi associati, l’impatto delle stesse misure in altre giurisdizioni, sempre considerando contagiati e morti da coronavirus. Le misure sono state raggruppate in 11 categorie e sono le seguenti: chiusura delle scuole e dei luoghi di lavoro, cancellazione degli eventi pubblici, restrizioni negli incontri con più persone, stop del trasporto pubblico, richiesta di stare a casa, blocco della circolazione interna, controlli nei viaggi internazionali, campagne d’informazione pubblica e contact tracing.

Le politiche più efficaci

Dall’analisi è emerso che tutte le restrizioni considerate possono avere qualche effetto, anche se soltanto quelle più rigide riescono a contrastare meglio la trasmissione del virus. Le misure più leggere, infatti, come la cancellazione di eventi pubblici e il blocco di eventi anche privati con 100 o più persone e le semplici raccomandazioni di rimanere a casa, non sono sufficienti nel controllo la pandemia in più del 90% dei paesi considerati. Soltanto in pochissime situazioni – come nel caso della Svezia nella prima fase della pandemia – anche queste misure meno impositive sono state efficaci: questo perché qui la capacità di aderire alle norme, la cosiddetta compliance, è maggiore, anche a causa di fattori demografici come la ridotta densità di popolazione rispetto a quella presente in altri paesi.

Politiche, il ruolo della compliance

La compliance, spiegano gli autori, dipende a sua volta da altri fattori, come elementi demografici, fra cui una minore densità di popolazione. Nel caso della Svezia, si è rilevato che nella prima fase dell’emergenza non ci siano stati grossi danni da Covid. L’ipotesi degli autori indica che allora le caratteristiche demografiche, fra cui la ridotta densità di popolazione, e le condizioni climatiche possano aver avuto un qualche ruolo protettivo.

Le misure più restrittive sono più efficaci

Nella maggior parte dei paesi le regole più efficaci sono anche quelle meno tollerabili dal punto di vista sociale. In particolare, più rilevante nel ridurre la percentuale di crescita dei casi è la chiusura dei posti di lavoro, seguita dalle restrizioni alla circolazione, l’obbligo di rimanere a casa, le campagne di informazione e la chiusura delle scuole. Mentre la capacità di testare quante più persone e il contact tracing (anche con app), che rimangono fondamentali anche per conoscere meglio la malattia e l’epidemia, sono risultati meno rilevanti nel piegare la pandemia.

In generale spesso le politiche adottate nei diversi paesi sono e seguono lo stesso andamento. Quasi tutti i paesi, tranne qualche eccezione, hanno chiuso i posti di lavoro a un livello maggiore e più diffuso soprattutto nella prima fase della pandemia (a marzo 2020). Anche la chiusura delle scuole è più marcata nella prima fase.

Una riflessione sui dati

Al momento dello studio, che si basa sui dati fino al 22 novembre, il numero di nuove infezioni settimanali ogni 10mila abitanti era più alto in Italia e in Svizzera, mentre le percentuali di aumento dei casi (quanto più sono in crescita in quella settimana) consegnavano lo spiacevole primato a Svezia, Colorado e Pennsylvania. In quel periodo i paesi con minore crescita risultavano essere Belgio, Cile, Danimarca e Francia.

In generale queste differenze, e in parte anche il fatto che in alcuni paesi la pandemia sia stata controllata meglio (anche se quasi tutti sono stati colpiti in maniera simile), dipendono dal tipo di misure adottate e dalla già citata compliance. Lo studio, concludono i ricercatori, mette in luce importanti meccanismi alla base del contenimento del contagio e indica la strada per una maggiore comprensione dell’impatto delle singole misure e dei fattori alla base dell’adesione alle norme.

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