Redatto da Oltre la Linea.

“ONG e le tattiche pietiste fotocopia” potrebbe essere un buon sottotitolo. La Mare Jonio invoca, guarda un po’, l’emergenza umanitaria. Come la Open Arms prima di lei. E come la Sea Watch prima ancora. Come la SOS Mediterranéé, come la Aquarius.

Una storia infinita che dura dall’insediamento dell’ormai passato governo gialloverde, ovvero da quando Matteo Salvini aveva iniziato il suo mandato di ministro degli Interni nel giugno 2018.

Ricordiamo le clamorose figuracce che le suddette ONG rimediano ogni qualvolta ci sia un controllo sull’effettivo stato di salute dei cosiddetti “migranti”, come l’ultimo, noto, del povero medico di Lampedusa, accusato da più parti di fasciorazzismo solo per aver rilevato che dei 13 migranti fatti sbarcare per la solita “emergenza” urlata dalla Proactiva Open Arms, solo uno fosse malato.

Ma dopo averlo fatto, riflettiamo sul dato oggettivo. Aquarius si dirige verso l’Italia nel giugno 2018, il governo italiano nega lo sbarco, l’equipaggio non ci sta e prima di accettare la proposta della Spagna sta per settimane al largo delle coste italiane.

Fanno la stessa cosa le Sea Watch 1, 3 nei mesi autunnali. Il governo italiano dice no, ma pur ormai conoscendo la situazione la virata verso le coste siciliane non manca di arrivare.

Arriva una nuova estate, da un anno il governo italiano non fa che ripetere i suoi costanti “no”. Dovrebbe dunque essere chiaro il concetto a qualsiasi capitano genuinamente interessato al salvataggio dei migranti che, forse, andare verso le coste italiane non sia esattamente la strada migliore per non lasciare i migranti in mezzo al mare per settimane.

Macché: nuovo caso Sea Watch 3, con la super-eroina di ogni radical chic che si rispetti, Carola Rackete. A fine giugno 2019 la nave si dirige, guarda un po’, in Italia, e guarda un po’, facendo finta che i precedenti rifiuti non ci fossero mai stati.

Due settimane in mare. Poi la lamentela standard: “E’ emergenza umanitaria”.

Open Arms, due settimane fa: inutile riscriverlo, copione uguale. E adesso, l’italianissima Mare Jonio.

Ammettiamo di dimenticare i clamorosi fatturati di queste organizzazioni, il fatto che 7 su 10 di esse operative nel Mediterraneo siano nate, guarda un po’, in piena crisi migratoria (2014), facciamo finta che niente di questo esista.

Ma possibile che questi capitani delle ONG, così interessati alla salute dei migranti, lavorino per far rimanere le persone intrappolate in mezzo al mare per settimane pur sapendo che andando verso le coste italiane rimarranno intrappolate in mezzo al mare per settimane?

Domanda da un milione di euro. Buona umanità a tutti.

(di Stelio Fergola)

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