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Chi ha contratto Covid-19 sarebbe contagioso già 2-3 giorni prima che si manifestino i sintomi. Da tempo le autorità sanitarie lo sospettavano, e ora uno studio dell’università di Hong Kong lo conferma, mettendo nero su bianco anche il timore che le misure di isolamento e contact tracing disegnate sui sintomatici non siano sufficienti a contenere il contagio. Secondo le stime del team di Eric Lau, che ha condotto la ricerca, infatti, fino al 44% dei nuovi contagi potrebbe essere avvenuto da pazienti asintomatici. Lo studio è stato pubblicato da Nature Medicine.

Il tempismo è tutto

I ricercatori hanno sviluppato dei modelli temporali di diffusione di Sars-Cov-2, e per farlo hanno dovuto ricavare due parametri: l’intervallo seriale, cioè il tempo trascorso tra la comparsa dei sintomi in un paziente e la conferma della positività in un caso successivo nella stessa catena di trasmissione, e il periodo di incubazione, ossia il tempo che intercorre tra l’esposizione al patogeno e la comparsa dei sintomi. Se l’intervallo seriale è più breve del periodo di incubazione – si legge nell’articolo – la trasmissione potrebbe essere avvenuta prima della manifestazione di sintomi evidenti. Stabilirlo permetterebbe di trarre considerazioni importanti per adeguare le strategie di contenimento del contagio.

Lo studio

Gli scienziati hanno raccolto tamponi orofaringei da 94 pazienti Covid-19, ricoverati al Guangzhou Eighth People’s Hospital in Cina, per 32 giorni consecutivi dal momento della manifestazione dei sintomi, per un totale di 414 campioni. Hanno così visto che il picco di carica virale si trovava proprio all’inizio della malattia.

In un diverso campione di popolazione, invece, hanno ottenuto i profili di infettività. Attingendo a banche dati pubbliche, hanno considerato 77 coppie di trasmissione (ciascuna coppia formata da due pazienti covid-19 con un chiaro legame epidemiologico) per dedurre la contagiosità. Dall’analisi è emerso che questa iniziava in media 2 giorni e mezzo prima che i sintomi comparissero, con un picco 0,7 giorni prima della malattia conclamata, e si riduceva rapidamente entro 7 giorni.

In base a questi dati, stimano i ricercatori, è possibile che il 44% dei nuovi contagi (casi secondari) sia avvenuto da pazienti ancora asintomatici.

Misure di contenimento

Benché a detta degli stessi autori lo studio abbia alcuni limiti (potrebbe infatti esserci stato un ritardo nel riconoscimento dei primi segnali di malattia), queste nuove informazioni dovrebbero far riflettere sull’efficacia delle misure di contenimento finora attuate nella maggior parte dei paesi colpiti dalla pandemia. Queste infatti sono disegnate sugli individui sintomatici, come del resto prevedono le raccomandazioni dell’Oms che ancora oggi considera chi ha già sintomi la fonte principale di contagio.

Per Eric Lau e i suoi colleghi, però, individuare e isolare i sintomatici potrebbe non esser sufficiente perché potrebbero aver già trasmesso l’infezione ai loro contatti. Dunque, auspicano la scelta di criteri più inclusivi per il tracciamento” per “scoprire i contagi con maggiore anticipo e controllare l’epidemia efficacemente”. Come sembra stia facendo la Cina, che dopo la riapertura di Wuhan sta procedendo a effettuare quanti più tamponi possibili per individuare anche i positivi asintomatici.

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