C’è del marcio, in questo foglio di calcolo. Dai database inglesi sono spariti, senza che nessuno se ne accorgesse per settimane, i tracciamenti dei contatti di circa 16mila pazienti Covid-19. Una vera tragedia, dato che per questo motivo quasi 50mila persone circolano ignare del fatto di avere avuto contatti con altre positive – e dunque di essere stati potenzialmente infettati.

Alla base del fattaccio c’è un errore informatico banale, e anche piuttosto grossolano: la scelta da parte di Public Health England (Phe) di archiviare i dati relativi ai contatti delle persone risultate positive su un semplice foglio Excel. Il problema non da poco è che quella era una versione datata, in cui lo spazio di archiviazione e scrittura era finito: vale a dire che a un certo punto il file ha smesso di essere scrivibile, e dunque di tenere traccia di contatti registrati. Così si sono persi i contatti di migliaia di contagiati – poi aggiunti in ritardo in un conteggio di qualche giorno fa – e ancora di più sono le persone che non sono mai state avvisate del fatto di essere potenzialmente a rischio.

L’ignoranza matematica, gli errori di trascrizione o disgraziatissimi tasti sbagliati sono incidenti diffuse in aziende di ogni dimensione. Del resto quasi tutti i fogli di calcolo presentano almeno un errore. Ma quali sono le implicazioni? Nella maggior parte dei casi, le grandi aziende possono assorbire le eventuali perdite o impiegare più persone a controllare cifra dopo cifra, mentre le piccole e medie imprese non ci riescono. Talvolta i danni sono colossali.

Le istituzioni britanniche, in particolare, sono state inclini a costosi e imbarazzanti pasticci con Excel. Nel 2012, gli errori nei fogli di calcolo di un analista con sede nel Regno Unito sono stati in parte incolpati per la debacle di Jp Morgan London Whale, che è costata alla banca oltre 6,2 miliardi di dollari. Nello stesso anno, il comitato organizzatore delle Olimpiadi di Londra ha venduto migliaia di biglietti in eccesso per le finali di nuoto, a causa di un membro dello staff che ha inserito il numero sbagliato in un foglio di calcolo: “2” al posto di “1”, e così i biglietti disponibili sono raddoppiati, da 10mila a 20mila.

Nel 2008, Barclays Capital ha inavvertitamente acquistato 179 contratti senza valore dalla fallita Lehmann Brothers a causa di un errore di formattazione di Excel. Il foglio di calcolo conteneva quasi 1000 righe con più di 24mila celle singole, e doveva essere riformattato e convertito in un documento pdf prima di essere pubblicato sul sito web del tribunale fallimentare entro la fine della giornata. Ma il collaboratore che ha riformattato il foglio non era a conoscenza del fatto che il documento Excel originale conteneva righe nascoste in cui 179 contratti erano contrassegnati con una “n”, per indicare che non dovevano far parte dell’accordo.

E anche le spie britanniche possono far danni fantozziani. Nel 2010, l’agenzia di intelligence MI5 ha messo una cimice in più di mille telefoni sbagliati, dato che un errore di formattazione su un foglio di calcolo ha fatto sì che l’agenzia richiedesse i dati di tutti i numeri telefonici che terminano con “000”.

Gli errori, tuttavia, non sono limitati agli utenti britannici. Un errore di cut and paste in un foglio di calcolo è costato alla canadese TransAlta 24 milioni di dollari. La svista ha fatto sì che la società di energia elettrica acquistasse più contratti di copertura per la trasmissione di energia elettrica negli Stati Uniti, a prezzi molto più alti di quanto avrebbe dovuto.

Il fondo Magellan della società d’investimenti Fidelity è stato costretto ad annullare la distribuzione di dividendi a fine anno di 4,32 dollari per azione. Il problema? Un segno negativo mancante quando un contabile fiscale ha trascritto la perdita netta di capitale (di 1,3 miliardi di dollari) dal record finanziario del fondo a un foglio di calcolo. Questo ha trasformato la perdita in un guadagno, causando uno sconto di 2,6 miliardi di dollari sulla stima dei dividendi.

Chi è senza errore scagli il primo Excel

Un’indagine afferma che fino all’88 per cento dei fogli di calcolo Excel contiene un qualche tipo di errore. Perché così tanti? Le ragioni sono principalmente due. In primo luogo, i fogli di calcolo – anche se hanno lanciato migliaia di nuove aziende e contribuito a milioni di licenziamenti – sono ancora creati dalle persone. E le persone commettono errori. Secondo, man mano che un foglio di calcolo cresce, cresce anche la complessità. E con la complessità aumentano le opportunità di errore.

Per il disastro statistico nel Regno Unito, l’agenzia sanitaria responsabile ha messo una pezza scomponendo lo spreadsheet errante in fogli più piccoli come misura provvisoria. Intanto, però, le cifre arretrate dei contagi sono state aggiunte a quelle attuali, producendo un improvviso aumento nella conta diffusa dai mass media. L’effetto? Panico inevitabile e accuse incrociate: tra salutisti che incolpavano il governo di aver perso il controllo e complottisti che accusavano il solito Deep State di iniettare paranoia nella popolazione. In alcuni casi, un errore da barzelletta può avere conseguenze durature.

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