(Foto: Pixabay)

Le varianti di coronavirus cambiano nome, contro la discriminazione. Sebbene ciascuna abbia (e manterrà) un proprio nome scientifico (per esempio B.1.1.7), l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha ritenuto opportuno affiancare una nuova nomenclatura più semplice, con lettere dell’alfabeto greco. Il fine è evitare che d’ora in avanti, specialmente in ambito divulgativo, le forme mutate del patogeno vengano riconosciute attraverso una localizzazione geografica, che è scorretta e, appunto, discriminante.

Ecco come impareremo a chiamarle.

Facciamola semplice

Le variant of concern (Voc) e le variant of interest (Voi) di Sars-Cov-2 manterranno i nomi con le quali sono state registrate dai ricercatori nei database come Gisaid, Nextstrain e Pango: i nomi scientifici come B.1.1.7, infatti, contengono informazioni importanti in ambito tecnico.

L’Oms riconosce però che questa nomenclatura sia un po’ difficile da masticare per i non addetti ai lavori, e per questo nella comunicazione generalista le varianti di coronavirus continuano a essere chiamate con l’aggettivo del paese nel quale sono individuate per la prima volta. Un modo scorretto, che genera discriminazione, dicono dall’Oms.

Da Alfa a Kappa

Quindi basta con l’indiana, l’inglese, la sudafricana o la brasiliana. Grazie al lavoro della commissione degli esperti dell’Oms le varianti ora potranno essere indicate con le lettere dell’alfabeto greco.

Giusto per citare le varianti più gettonate, l’inglese sarà Alfa, la sudafricana sarà Beta, la brasiliana Gamma, mentre i due sottotipi della variante indiana saranno Delta e Kappa.

Di seguito le tabelle dell’Oms con altre varianti di Sars-Cov-2 con relative nomenclature e informazioni sulla loro individuazione.

varianti coronavirus
(fonte: Oms)
varianti coronavirus
(fonte: Oms)

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