(immagine: Markus Buehler and Yiwen Hu/MIT)

Il coronavirus non è esattamente come viene rappresentato. Le proteine spike della corona si muovono in continuazione, per questo le immagini statiche a cui siamo abituati non sono realistiche. Proprio queste continue vibrazioni delle proteine virali aiuterebbero il patogeno a entrare nelle cellule e quindi potrebbero aiutarci a capire le caratteristiche di un certo ceppo, fino a predire quanto possa essere infettivo o mortale. A ribadirlo in un articolo pubblicato su Matter è il ricercatore del Mit di Boston Markus Buehler, lo stesso che qualche mese (come vi avevamo raccontato qui) fa aveva tradotto le vibrazioni di Sars-Cov-2 in musica.

Forzare la serratura

Continuando il lavoro iniziato durante la prima ondata pandemia, Buehler e il suo collega Yiwen Hu hanno analizzato la struttura atomica del coronavirus Sars-Cov-2 e quella dei suoi parenti Sars-Cov e Mers-Cov e le loro interazioni con le cellule non dal punto di vista biochimico ma da quello meccanico.

Attraverso una serie di simulazioni hanno studiato come le proteine della corona cambiano forma e come vibrano quando si agganciano ai recettori Ace-2 della membrana cellulare come a volerli forzare leggermente.

Secondo i ricercatori, infatti, il meccanismo che i coronavirus utilizzano per infettare le cellule può essere in qualche modo facilitato da queste vibrazioni. Una strategia simile a quella che tutti noi attuiamo per aprire una serratura con una chiave non perfetta.

Predire il comportamento del virus

Una chiave statica – sostiene Buehler – o funziona o non funziona. Ma le proteine spike non sono statiche, anzi. E più sono in grado di cambiare forma, di adattarsi, maggiori probabilità hanno di aprire la serratura.

Gli scienziati infatti hanno scoperto che le differenze nelle caratteristiche vibrazionali dei virus analizzati correlano con i differenti tassi di infettività e di mortalità calcolati sulla base di database internazionali. In particolare più le spike vibrano più il patogeno è infettivo e meno mortale.

Se questi dati venissero confermati, l’analisi meccanica della struttura virale potrebbe diventare uno strumento importante per predire il comportamento di un certo ceppo già esistente o che potrebbe generarsi a seguito di mutazioni (secondo le analisi di Buehler e Hu, per esempio, la mutazione G614 di Sars-Cov-2 sarebbe leggermente più infettiva e leggermente meno letale dell’originale).

E magari potrebbe aiutarci anche per bloccarlo, suggerendo lo sviluppo di molecole terapeutiche create ad hoc per irrigidire le spike o alterare le oscillazioni nel verso opposto, così che sia più difficile forzare la serratura delle cellule.

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