(foto: Chip Somodevilla/Getty Images)

I dispositivi di sicurezza di Ring di Amazon – lanciati anche in Italia nel 2019 – sono pubblicizzati come un modo per controllare a distanza cosa avviene fuori dalla porta di casa, dormendo sonni tranquilli. Il punto forte del sistema è proprio l’app che, per esempio, consente di impostare zone di movimento personalizzabili, il controllo da remoto, il salvataggio di tutte le riprese sul profilo per 30 giorni. Inoltre, Ring crea una sorta di social network di sicurezza del vicinato. Ma tutto questo – che negli Stati Uniti ha visto anche una collaborazione con più di 700 caserme delle forze dell’ordine nel progetto Work together for safer neighborhoods” – funziona davvero per cogliere i ladri in fallo?

Forse no. La crescente popolarità di questi dispositivi, soprattutto oltreoceano, non sembra corrispondere a un’efficacia nel prendere persone intenzionate a entrare in casa. Nbc News ha condotto un’indagine da cui emerge che questi dispositivi non sono stati di grande utilità per la polizia. Di 40 caserme intervistate, solo 13 hanno dichiarato di aver effettuato arresti dopo aver esaminato i filmati messi a disposizione da Ring. Ciò che stupisce, soprattutto, è che nessuno dei distretti interpellati ha raccolto dati per valutare se la collaborazione con Ring sia utile o meno in termini di individuare possibili sospettati. Solo un quarto delle forze di polizia, infine, ha dichiarato di ritenere che le telecamere scoraggino i criminali.

Eppure, in passato, Amazon si era vantata del fatto che la sua tecnologia abbia portato a un calo del 55 per cento dei furti in un quartiere di Los Angeles, stando ai dati della polizia locale. Engadget fa notare che anche in quel caso, tuttavia, non è certo fino a che punto sia stato merito dei dispositivi di sorveglianza Ring. I fattori in gioco sono molti: dagli errori degli utenti che segnalano i furti alla casa madre anziché alla polizia, fino a capire in quali aree funzionano di più e in quali meno. Certo è che, seppur parziale, il dato Nbc ci dice che una potenzialità di Ring esiste – in 13 casi ci sono stati degli arresti, seppur per crimini di lieve entità – ma il sistema non funziona come si era immaginato, almeno per ora.

L’erba del vicino

I dispositivi vanno a meraviglia, invece, se si vogliono spiare i vicini e le loro attività. Non a caso questa tecnologia era stata criticata anche per problemi di privacy (da ultimo, la possibilità che i videocitofoni tracciassero gli utenti trasmettendo informazioni a terze parti). Come sottolinea Techcrunch, citando l’esperienza del reporter Max Read del settimanale patinato New York, i dispositivi accrescono soltanto la consapevolezza di ciò che accade intorno a casa, facendo così aumentare il senso di paura e insicurezza che, a sua volta, alimenta la dipendenza nel controllare i dispositivi. Provandoli, infatti, Read ha descritto l’esperienza come “un miscuglio selvaggiamente coinvolgente di voyeurismo, sospetto, disagio e mistero”.

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