Il quartiere finanziario della nuova capitale egiziana in costruzione. (foto: PEDRO COSTA GOMES/AFP via Getty Images)

I leader egiziani non sono nuovi a progetti colossali pensati per sbalordire i posteri, e il generale Abdel Fattah al-Sisi, attuale presidente della repubblica nordafricana, non sembra volersi sottrarre a questa vocazione. Dopo quasi un millennio il paese sta per cambiare capitale, con un nuovo centro amministrativo (per ora senza nome) che si appresta a sostituire Il Cairo e a ospitare sei milioni e mezzo di persone. “Avrà una piazza più grande di Tienanmen”, fanno sapere dal cantiere – secondo El Pais – che si estende per 700 chilometri quadrati (la dimensione di Singapore) a 35 chilometri a est dall’attuale capitale egiziana.

Un monumento all’insensatezza della classe dirigente post-primavere arabe, oppure un piano lungimirante? L’idea, sulla carta, è quella di un modello pionieristico di città smart per il mondo arabo, che possa prosperare in un paese dall’urbanizzazione sopra la media e con una vasta popolazione giovane e tecnologicamente istruita.

Le planimetrie lasciano già trasparire un nuovo parlamento, un nuovo palazzo presidenziale, quello che sarà l’aeroporto più grande d’Egitto, il più grande teatro d’opera del Medio Oriente e il grattacielo più alto di tutta l’Africa. A questo poi andranno aggiunti un quartiere dedicato all’industria del divertimento da 20 miliardi di euro, e un parco urbano che farà impallidire il Central Park di New York.

Al centro del progetto c’è l’esplosione demografica egiziana, dove un bambino nasce ogni dieci secondi. Il paese acquisisce due milioni di cittadini l’anno e, seppur non ufficialmente, pare abbia già superato le 100 milioni di persone.  Il risultato è che Il Cairo, già congestionata e anarcoide oggi, rischia di toccare i 40 milioni di abitanti entro il 2050 e di trasformarsi in una polveriera dal punto di vista sanitario e sociale. Secondo la rivista Newsweek, già nel 2017 la crescita impetuosa della popolazione in Egitto era un rischio per la sicurezza più grande dell’Isis.

Alleggerire la capitale e far defluire risorse, infrastrutture e lavoratori altrove, dunque, sono tra le sfide principali del progetto. Ma c’è chi dietro di esso vede chiaramente anche un tentativo di Al-Sisi – al potere con la sua giunta militare dal 2011 – di lasciare un segno di propaganda megalomane nella storia, senza pensare troppo ai benefici effettivi.

Dal momento che la spesa per la nuova capitale sembra oscillare tra i 40 e i 60 miliardi di euro, molti analisti si chiedono se questi soldi saranno ben spesi. La situazione economica dell’Egitto non è tra le più rosee, con l’inflazione in crescitadisoccupazione elevatauna crisi molto forte del turismo, infrastrutture che cadono a pezzi e lotte di piazza e la minaccia terroristica che scoraggiano investimenti. Il quadro finanziario del paese è complessivamente migliore rispetto a dieci anni fa, ma c’è ancora molto lavoro da fare.

Perché questa idea?

Indubbiamente, dietro il progetto della nuova capitale c’è proprio la speranza di rilanciare l’economia, attirando capitale straniero sotto forma di turismo di lusso (con l’ovvio benchmark rappresentato da Dubai), giochi d’azzardo, nuovi centri commerciali e spazi a basso costo per le sedi delle multinazionali. Tuttavia, chiedere agli elettori di stringere la cinghia per risanare l’economia mentre il governo spende decine di miliardi su un progetto ancora misterioso, in cui si favoleggia di “obbligazioni verdi“, industria green e di una classe manageriale del futuro rischia di passare come un messaggio contraddittorio.

Forse Al-Sisi sogna di venire ricordato come un novello faraone, ma se gli egiziani non vedranno miglioramenti nelle loro condizioni di vita quotidiane e nei servizi, in quell’8 per cento di territorio nazionale abitato dopo essere stato strappato da millenni al deserto, rischia di passare alla storia come il distruttore della classe media egiziana, come ha spiegato l’analista politico Hassan Nafaa all’Associated Press.

A che punto siamo?

Nonostante i dubbi il progetto sta procedendo a tutta velocità. Il primo Consiglio dei ministri governativo dovrebbe avere luogo nella nuova capitale verso la metà di questo decennio, e già 6.000 telecamere wireless  sono state installate per le vie della città. Una monorotaia ad alta velocità dovrebbe trasporare 45.000 persone ogni ora dal Cairo alla nuova Capitale, con un tempo di percorrenza di 60 minuti

Le risorse finanziarie per il progetto, però, non abbondano come l’acqua in una cascata. Il governo ha aperto e poi ristretto i cordoni della borsa ripetutamente, per ovviare ad altre necessità sorte di volta in volta in questi anni, i privati non bastano, e così i costruttori si sono dovuti rivolgere all’estero.

Il risultato è che la Cina ha contribuito con oltre 4 miliardi di euro e le aziende di stato di Pechino stanno addestrando circa 10mila operai egiziani. Secondo Matt Walker di Mtn Consulting, i fondi cinesi arrivano per lo più sotto forma di prestiti, a patto che i contributi siano usati per comprare equipaggiamenti e materiale rigorosamente made in China.

Sarà un successo?

L’Economist ci è andato giù pesante, parlando senza mezzi termini di “elefante nel deserto”, notando come in un paese dove gli impiegati pubblici guadagnano in media 70 dollari la settimana, gli appartamenti nella nuova capitale costeranno in media quasi 700 dollari e metro quadro. Un’altra fonte di preoccupazione è il centro storico del vecchio Cairo, che in caso di ristrettezze economiche o di un fallimento della nuova capitale potrebbe finire nel dimenticatoio, e nel degrado più totale.

Senza contare il fatto che costruire nel deserto presenta altre sfide notevoli: la città consumera 650mila metri cubi d’acqua al giorno in una delle nazioni in cui la risorsa è più scarsa.

Insomma, non manca chi sostiene che quei soldi potrebbero essere spesi meglio migliorando i servizi della capitale che c’è già. Come se non bastasse, la storia recente abbonda di esempi – da Brasilia ad Abuja – di nuove capitali amministrative che non sono mai decollate del tutto, nonostante gli sforzi sovrumani per erigerle.

 

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