(foto: Jonathan Kitchen via Getty Images)

L’eritropoietina (o Epo) è un ormone prodotto naturalmente dal nostro organismo e sintetizzata in laboratorio come farmaco utilizzato contro l’anemia. Oggi un gruppo di ricerca del Max Planck Institute di Medicina sperimentale a Gottinga ha mostrato che questa sostanza potrebbe essere efficace contro il nuovo coronavirus nel mitigare la progressione verso forme gravi e nel proteggere i pazienti da problemi neurologici a lungo termine che sono stati associati a Covid-19. Lo studio fornisce una prima ipotesi sul ruolo potenziale dell’eritropoietina ma non è un trial clinico su pazienti né uno studio su animali. Gli autori analizzano le prove precedenti, raccolte fino a maggio 2020, sia in studi su animali sia in pazienti con altre patologie, mostrando che per le sue caratteristiche e la sua funzione l’Epo potrebbe essere utile anche contro Covid-19 e per questo stanno pianificando un trial clinico sui pazienti. I risultati di questa prima revisione sono pubblicati su Molecular Medicine.

Cosa fa l’eritropoietina

L’eritropoietina è un ormone, prodotto soprattutto dai reni e in piccola parte dal fegato e dal cervello, che regola la produzione dei globuli rossi da parte del midollo osseo. Per questo è utilizzata in ambito medico come trattamento contro l’anemia in pazienti con malattie renali o del sangue, nonché con tumori e in cura con la chemioterapia. Il suo uso non è limitato soltanto all’anemia ma anche ad altre malattie ed è in corso di studio in trial clinici e preclinici. Inoltre, Epo è anche una sostanza assunta in maniera illegale come dopante, dato che aumenta i globuli rossi anche nei soggetti sani e, migliorando il trasporto di ossigeno ai tessuti, potenzia le performance fisiche.

Lo studio

Durante la pandemia, alla fine di marzo è stato reso noto il caso di un paziente iraniano ricoverato con Covid-19 grave cui è stata somministrata l’eritropoietina dato che aveva valori bassi dei globuli rossi. Una settimana dopo la somministrazione del farmaco il paziente era molto migliorato ed era stato dimesso. Un altro indizio indiretto arriva dall’America del sud, scrivono gli autori, dove Covid-19 ha colpito di meno la popolazione che vive ad alta quota, popolazione che normalmente produce livelli più alti di eritropoietina e hanno una quantità maggiore di globuli rossi (ma è solo uno dei fattori che potrebbero aver contribuito). Sulla base delle conoscenze precedenti  sull’Epo, gli autori del Max Planck Institute di Medicina sperimentale hanno deciso di analizzare le prove scientifiche sull’uso del farmaco disponibili fino al 14 maggio 2020.

Gli effetti positivi

Gli scienziati spiegano nel testo che in base agli studi precedenti l’eritropoietina ha dimostrato di migliorare l‘ossigenazione dei tessuti e la respirazione a livello dei polmoni, del cervello, del midollo spinale e dei muscoli preposti alla respirazione. Inoltre, sempre in base alla revisione delle ricerche, potrebbe avere un effetto antinfiammatorio e combattere la cascata delle citochine che nel Covid-19 sembra essere il principale responsabile dell’infiammazione estesa. Infine Epo ha mostrato un effetto neuroprotettivo e rigenerativo per il cervello e il sistema nervoso: per questo potrebbe proteggere da sintomi neurologici, fra cui mal di testa, perdita dell’olfatto e convulsioni, collegate in alcuni casi alla presenza dell’infezione Covid-19.

Eritropoietina e Covid-19

Dunque potrebbe arrestare la progressione di Covid-19? La risposta è sì, è possibile, secondo Hannelore Ehrenreich, ricercatrice del Max Planck Institute of Experimental Medicine che si occupa e studia da più di 30 anni Epo. “Ad esempio”, sottolinea l’esperta, che è prima firma del paper, “abbiamo osservato che i pazienti in dialisi resistono molto bene a Covid-19 – e sono proprio questi i pazienti che ricevono regolarmente l’eritropoietina”.

Per avere la certezza mancano le prove nei pazienti con l’infezione da Sars-Cov-2. Per questo gli scienziati stanno preparando un trial clinico per i pazienti con forme Covid-19 gravi che riceveranno, oltre ad altri trattamenti, anche l’eritropoietina. Non abbiamo ancora un vaccino né una cura contro l’infezione, conclude l’autrice, e tutti gli sforzi devono essere concentrati nel cercare quante più strade possibili per contrastare il virus.

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